Il presidente della CNA sezione di Avellino Michele Carifano scrive al Prefetto di Avellino Paola Spena per chiedere chiarimenti ufficiali in merito al documento di valutazione dei rischi in azienda per la Prefettura di Avellino da aggiornare ma per il quale il Governo chiede un’integrazione. Una differenza sostanziale per gli imprenditori che nel primo caso dovranno adeguarsi spendendo risorse per consulenze e adeguamento, per il secondo invece potranno provvedere autonomamente. 

“llustrissima Dott.ssa Spena,
in nome e per conto delle imprese associate alla CNA Avellino e, con i poteri di rappresentanza costituzionalmente riconosciutici in quanto Parte Sociale datoriale, di ogni altra impresa interessata, lo scrivente pone alla Sua attenzione quanto di seguito.

Con comunicazione del 9 aprile 2020, in oggetto precisata, indirizzata al Presidente Unione Industriali di Avellino e al Presidente Camera di Commercio di Avellino, veniva richiesto agli intestatari di voler rammentare ai titolari di attività produttive “l’ obbligo di aggiornare, nell’attuale situazione di emergenza epidemiologica da COVID-19, il D.V.R. (Documento di Valutazione dei Rischi in azienda)”.

Questa Sua comunicazione è stata pubblicata sul sito istituzionale della Camera di Commercio di Avellino, oltre ad essere inviata alle imprese irpine, ed è stata ripresa come motivazione per la pubblicazione di bandi ad hoc, sia dell’Ente Camerale che anche di altre Associazioni di categoria, per l’erogazione di un contributo del 50% delle spese sostenute o da sostenere, fino ad un massimo di 1000 euro di spesa totale, per l’ obbligo di aggiornamento del D.V.R..

In conseguenza della Sua comunicazione molte imprese, con non poca preoccupazione, ci stanno contattando per avere delucidazioni su tale obbligo, sui reali adempimenti da attuare e, soprattutto, sulle spese da sostenere, vista la loro nota ristrettezza economica del momento.

Pertanto, prima di dare risposte affrettate, l’Associazione che rappresento, con l’aiuto dei propri esperti/legali e con la collaborazione delle strutture della Confederazione anche di altre province, ha effettuato il necessario approfondimento.

Dall’approfondimento abbiamo verificato, forse parzialmente, quanto segue.

1. Non ci è stato possibile riscontrare se altre Prefetture abbiano emanato comunicazioni in merito all’obbligo dell’aggiornamento del DVR.
2. Nei provvedimenti finora emanati e da noi esaminati (Decreto Legge Cura Italia, DPCM , Decreti Ministeriali, Ordinanze, Protocolli tra Governo e Parti Sociali, Circolari, Linee Guida di Organismi Istituzionali ecc.) non abbiamo riscontrato indicazioni rispetto all’ obbligo di aggiornare il D.V.R.

3. Il Protocollo del 14 marzo 2020, come aggiornato e integrato dal Protocollo del 24 aprile 2020 “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro”, (sottoscritto tra Governo e Parti Sociali – compresa la CNA -, contenente linee guida condivise tra le Parti per agevolare le imprese nell’adozione di protocolli di sicurezza anti-contagio) risulta, al momento, l’atto a cui le imprese debbono riferirsi per continuare o riprendere l’attività.

Nei protocolli citati non viene in nessun modo richiamato l’adempimento di aggiornare il D.V.R.. Il rispetto del Protocollo da parte dell’impresa, del RSPP, del Medico Competente, del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza e di tutte le figure interessate e coinvolte nel processo lavorativo, nonché dei fornitori e dei clienti, è di per se rispetto della Valutazione dei rischi da contagio COVID-19, che vede come responsabile finale il Datore di Lavoro.

La sua applicazione, nel rispetto delle peculiarità aziendali, con la dovuta divulgazione a tutti i lavoratori, anche tramite il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, rivolto anche a regolamentare le buone prassi di fornitori e clienti, rappresenta a tutti gli effetti un addendum al DVR aziendale, che lo integra senza il bisogno di aggiornamenti dello stesso.

Da ultimo è intervenuto lo stesso Ministero della Salute che, assegnando al solo Medico Competente un ruolo preponderante alle azioni di contrasto al coronavirus nei luoghi di lavoro, con la Circolare del 29/04/2020 (pag. 6 ultimo capoverso) chiarisce: “L’atto finale della valutazione del rischio è il DVR (Documento di Valutazione del Rischio), obbligo in capo al datore di lavoro. Sarà necessario adottare una serie di azioni che andranno ad integrare il DVR, atte a prevenire il rischio di infezione da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro contribuendo, altresì, alla prevenzione della diffusione dell’epidemia”.

Si badi bene, il Ministero usa il termine integrare (con il Protollo del 24/04/2020) e non aggiornare. Per puro tuziorismo, poi, In merito al D.V.R. è opportuno chiarire che i rischi che devono necessariamente essere oggetto di valutazione da parte dell’azienda, come definito dalle disposizioni contenute nel D.Lgs. 81/2008, sono quelli professionali, ossia i rischi relativi alla salute e sicurezza sul lavoro cui è esposto il lavoratore nell’espletamento della sua attività lavorativa.

Il rischio derivante da Covid-19 rappresenta un rischio professionale (biologico) per chi espleta mansioni specifiche che determinano un aumento del pericolo rispetto al resto della popolazione (ad es. nei laboratori che eseguono i test sui tamponi o negli ospedali), ma rispetto ad altre attività lavorative è un rischio esogeno, non professionale e sostanzialmente riconducibile a quello di chiunque altro nella popolazione.

Senza voler fare sofismi di sorta, però, è opportuno chiarire che Il Governo, a nostro avviso giustamente, ha chiesto la sottoscrizione del Protocollo, che deve essere inteso, per questo periodo di grande emergenza, il “vangelo” per i luoghi di lavoro, senza bisogno di adempimenti ulteriori per la sua applicazione; anche perché in caso contrario il Legislatore sarebbe entrato in contraddizione con il principio che ha ispirato il Decreto Cura Italia, cioè quello di dare un aiuto alle diverse categorie di cittadini, compresi i titolari di imprese, limitando gli spostamenti per adempimenti in scadenza al fine di applicare fattivamente il dovuto distanziamento sociale, tant’è che con l’art. 103 comma 2 dispone: “Tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020, conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020”, oltre a prevedere la sospensione di ogni altro adempimento in scadenza a carico di imprese e cittadini, compresi il pagamento di tributi, tasse, rinnovo di patenti e carte di identità, assicurazioni, revisioni auto, attestati di formazione (anche quelli per la sicurezza sul lavoro), ecc..

Sarebbe un controsenso che solo per l’aggiornamento del D.V.R. il Legislatore, avendo comunque previsto il Protocollo auto applicativo senza ulteriori accordi locali, richiedesse una adempienza meramente burocratica e non di sostanza, e per questa via mettesse in movimento persone a cui si è chiesto, e si continua a chiedere, di “restare a casa”.

Basti immaginare cosa sarebbe se i titolari delle circa 50.000 imprese della Provincia di Avellino, per continuare o riprendere l’attività, aprissero le porte dei propri luoghi di lavoro a esperti o pseudo tali per  l’aggiornamento del DVR aziendale e loro stessi fossero in giro per fare certificati, formazione, attestati, elaborati grafici, fotocopie di documenti, ecc..

In ultimo, ma non per ordine di importanza, pare opportuno far sapere a Sua Eccellenza che molti sedicenti consulenti di contrasto al COVID-19, ormai, sono in giro per la Provincia a rilasciare preventivi, utilizzando strumentalmente la Sua comunicazione e proponendo offerte a “pacchetto chiuso” per l’aggiornamento del DVR e i relativi adempimenti, con sanificazione e vendita di DPI e attrezzature varie che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono commercializzate nel totale dispregio delle indicazioni minime di legge.

Molte piccole imprese stanno impegnando quel poco che dovrebbero ottenere con i bonus nazionali o regionali, necessari per il sostentamento delle loro famiglie, per ottemperare ad un adempimento, l’aggiornamento cartaceo del DVR, che comunque nulla aggiunge alla sostanza delle azioni di contrasto al COVID-19 se l’applicazione delle linee guida del “Protocollo” comunque sono garantite.

Riprendendo quanto dichiarato dal nostro Presidente della Repubblica nei giorni scorsi: crediamo che questo sia il tempo della chiarezza e delle certezze, con messaggi chiari e semplici.

Nelle pieghe delle incertezze, è risaputo, si annidano parassiti e speculatori, e a farne le spese sono le categorie più fragili del momento, piccoli e piccolissimi imprenditori come artigiani e commercianti che stanno vivendo con grande dignità un dramma senza pari, soffrendo la precarietà nell’impossibilità di programmare, anche solo per i prossimi giorni, il sostentamento vitale per le proprie famiglie.

Tanto premesso e considerato, chiediamo di valutare la possibilità di emanare con urgenza una nota a chiarimento della precedente del 9 aprile 2020, al fine di evitare che una definizione lessicale tra aggiornamento e integrazione del DVR possa consentire ad alcuni affaristi senza scrupolo di continuare a erogare consulenze non necessarie e non qualificate, utilizzando artatamente l’autorevolezza dell’Ufficio che Sua Eccellenza rappresenta.

Confidando nel Suo riconosciuto acume, con la speranza che Vorrà tenere nella giusta considerazione la presente missiva, a nome delle tante imprese irpine che vivono con apprensione questa fase di crisi epocale, il sottoscritto coglie l’occasione per porgerLe distinti saluti”.

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