La Bella Estate” torna con la sua terza edizione, tutta incentrata sull’universo librario, in una nuova location: la casetta di vetro di Piazza Kennedy. A raccontare il programma di quest’anno e gli auspici per il futuro, Fortunato Iannaccone, editore di Mephite e organizzatore della rassegna.

Iannaccone, siamo alla terza edizione de “La Bella Estate”, quest’anno tutta incentrata sul mondo dei libri. L’evento è iniziato venerdì e durerà fino al 9 agosto. Un programma ricco di eventi, quali le novità?
Si, come ogni anno non abbiamo fatto una serata inaugurale proprio perché l’evento dura molti giorni e dunque contiamo molto sul passa parola che riesce sempre a pubblicizzarlo nel migliore dei modi. Ci saranno presentazioni di libri, reading di poesie, uno spettacolo teatrale con letture dell’attore Salvatore Mazza di opere di Salvatore di Giacomo, aumenteranno gli incontri a cura della libreria L’Angolo delle Storie, ed ogni weekend ci sarà il mercatino dell’antiquariato. Tra le novità importanti la nostra proposta di pubblicare, in collaborazione con l’Archivio storico Cgil, una copia anastatica de La Rivoluzione Meridionale di Guido Dorso in occasione del 90° anniversario dalla pubblicazione edita da Pietro Gobetti. Inoltre abbiamo preparato una selezione di volumi d’arte fuori commercio un tempo finanziati da banche ed enti, alcune anche di notevole rilevanza tipografica, tutte ritrovate dagli amici di Mephite. Ci riserviamo anche qualche sorpresa visto che il programma è sempre in progress.
Rispetto alla scorsa edizione, quella tenutasi sulla Terrazza del Teatro Gesualdo, la scaletta appare ridimensionata. Perché?
Sicuramente abbiamo voluto riscoprire il valore iniziale della rassegna, poi perché lo scorso anno ci siamo letteralmente dissanguati da un punto di vista economico. La seconda edizione (quella 2014 ndr.) è durata 52 giorni con 36 serate musicali. Concerti tutti di un certo livello che però non siamo riusciti a sostenere non avendo sponsor, né contributi da enti né la possibilità di mettere in piedi un punto ristoro che potesse in qualche modo farci guadagnare qualcosa per rientrare delle spese sostenute. Poi siamo stati anche sfortunati visto che il mese di luglio è stato particolarmente piovoso. Per scelta non condividiamo la prassi di far tesserare alla nostra associazione le persone all’ingresso dell’evento. Una cosa è scegliere di aderire ad un progetto, un’altra quella di andare ad una serata culturale.
Una critica alle tante associazioni che utilizzano questo metodo?
Assolutamente no, anzi io ho ottimi rapporti con tutti. Piuttosto è una critica agli enti che dovrebbero in qualche modo venire incontro alle associazioni che organizzano eventi per la città che risponde sempre in maniera massiccia: il Comune dovrebbe responsabilizzarsi di più. Non, sia chiaro, elargendo contributi economici, ma quantomeno mettendo a disposizione la propria struttura tecnica per venirci incontro. Organizzare un evento del genere vuol dire presentare un progetto dettagliatissimo al Comune e questo ha delle spese, devi pagare un ingegnere, in tecnico della luce, e tante altre figure. L’iter previsto in commissione spettacoli non è certo semplice, e per noi che lo scorso anno abbiamo fatto una scommessa su 52 giorni è stato davvero difficile. Ecco il Comune dovrebbe farsi furbo e cavalcare tutto questo attivismo associativo che c’è nel campo culturale e invece sembra non essere minimamente interessato lasciando alcune strutture cittadine dove si può fare di tutto, altre invece dove vengono a farti la radiografia.
Vi sareste aspettati dunque qualcosa in più da Palazzo di Città?
Si, guardi se il Comune nel corso di un anno solare facesse quello che noi lo scorso anno abbiamo fatto in 52 giorni, la gente sarebbe pronta ad applaudirlo. Invece manca qualsiasi volontà di programmazione nel campo culturale. Io trovo profondamente sbagliato anche trasferire le strutture a vocazione culturale al settore patrimonio, si tratta di cose diverse.
Si potrebbe rimediare per l’estate 2016?
Certo, l’auspicio ad esempio potrebbe essere quello di un confronto, organizzato per ora e tempo, a Palazzo di Città. Sarebbe utile ad esempio organizzare un tavolo con tutte le associazioni culturali che organizzano eventi nei mesi estivi e mettere in piedi una programmazione condivisa, e a disposizione di tutte le organizzazioni consulenze e strumentazioni da poter utilizzare tutti per dare il nostro contributo alla città. Per noi parlano i numeri: nella prima edizione, quella del 2013 al Carcere Borbonico sono transitate 30mila persone, nel 2014 nonostante la pioggia abbiamo avuto un’affluenza di 400 persone al giorno. Un evento che non credo abbia, per durata e qualità, molti simili nel Mezzogiorno.

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