Gloria Taliani, professoressa di Malattie Infettive all’Università La Sapienza di Roma e componente della task force anti Covid della Protezione Civile, da mesi in forze al “Moscati” di Avellino, a tutto campo su aumento dei contagi, campagna vaccinale e varianti del virus.

Da giorni ormai si registra un aumento costante dei contagi che non risparmia neanche l’Irpinia. C’era da aspettarselo, cosa non ha funzionato?

«Guardando i dati delle ultime settimane, in Campania in particolare, ci si accorge che la situazione era tutto sommato abbastanza stabile nella frequenza di nuovi casi e delle guarigioni. Intorno alla metà di febbraio è iniziata la controtendenza, nuovi casi giornalieri stabilmente intorno ai 1200 ma a fronte di una riduzione dei positivi totali che ha iniziato ad essere stabile o addirittura ad aumentare. E’ iniziato un incremento lento ma progressivo dei contagi giornalieri e dei positivi visto che le guarigioni sono diminuite. Una variazione un po’ capricciosa, forse dovuta alla circolazione delle varianti o ai cambiamenti metereologici, dunque difficile da prevedere in senso assoluto. Era intuibile una recrudescenza del contagio sulla base dell’andamento giornaliero dei casi. La  risposta però c’è stata perché la Campania è diventata zona rossa nel giro di due settimane, dopo un po’ di rilassamento nei comportamenti individuali, non nelle regole da seguire».

Ha fatto molto discutere la chiusura delle scuole, anticipata dalla Regione Campania e poi confermata dal Governo nell’ambito delle restrizioni per le zone rosse. La scuola è diventata un moltiplicatore di contagi?

«Nella prima fase della pandemia i bambini sotto i dieci anni e i giovani sotto i venti anni avevano una scarsa probabilità di infettarsi, una sorta di resistenza naturale per cui, date le premesse, la scuola poteva essere considerata un luogo relativamente sicuro. Non è più così anche a causa delle varianti, caratterizzate da maggiore capacità di infettare perché il virus trova il modo di creare un legame sempre più affine con il suo recettore naturale e questo supera probabilmente anche quella forma di resistenza naturale che i bambini avevano mostrato e che oggi non c’è più. Chiudere le scuole è una misura necessaria. I bambini si infettano, molto spesso in maniera asintomatica, e rischiano di contagiare genitori, nonni ed insegnanti».

La campagna vaccinale dovrebbe entrare a pieno regime nei prossimi mesi con l’aumento del numero e delle tipologie di vaccini a disposizione. Una vaccinazione di massa sarebbe compatibile con numeri di contagio così elevati?

«Il numero dei contagi non ha nulla a che vedere con la scelta giusta di fare una vaccinazione di massa, anzi rappresenta un’ulteriore buona ragione per vaccinare e farlo in fretta perché è l’unico vero baluardo che possiamo mettere al virus, insieme a comportamenti restrittivi e chiusure serrate. Il problema potrebbe essere di tipo organizzativo, ma sono molto speranzosa ora che c’è un generale dell’esercito (il generale Figliuolo ndr.)  come responsabile dell’organizzazione logistica della campagna vaccinale. La guerra non si vince mai senza una buona logistica, è una pertinenza militare».

Anche in provincia di Avellino si registrano casi di vaccinati che poi si sono infettati. Qual è la differenza tra il contagio di un immunizzato e quello di un non vaccinato?

«La differenza è fondamentale. Un soggetto vaccinato contrae l’infezione ma è protetto dalle conseguenze gravi, mentre un non vaccinato può rimanere asintomatico oppure sviluppare la malattia in forma lieve o più grave. La rivista Nature ha pubblicato uno studio sulle due varianti, quella inglese e quella africana, valutate in funzione di diverse terapie come gli anticorpi monoclonali, il siero dei convalescenti, il siero dei vaccinati. Ed emerge un dato rassicurante, cioè che la variante inglese è sensibile all’effetto neutralizzante prodotto dagli anticorpi prodotti dai vaccinati con Pfizer e Moderna, gli unici due antidoti esaminati. Una buona notizia visto che in Italia si è diffusa la variante inglese e non quella africana, quindi c’è da sperare che l’effetto protettivo del vaccino non venga vanificato dalla presenza delle mutazioni del virus».

Il “Moscati” è stato selezionato per la fase di sperimentazione del vaccino italiano Reithera. Qual è la differenza con gli altri sieri già disponibili?

«Si ratta sempre di un vaccino molecolare, ma a differenza di Pfizer e Moderna invece di contenere Rna contiene Dna che viene veicolato da un vettore virale grazie al quale raggiunge il nucleo dove comincia il suo ciclo e fa il suo lavoro. Sembra un vaccino molto potente, tanto che potrebbe essere sufficiente una sola somministrazione. E questo significherebbe non solo che siamo di fronte ad un vaccino molto ben costruito, ma soprattutto sarebbe un vantaggio notevole dal punto di vista organizzativo. La produzione di un vaccino italiano sarebbe un motivo di orgoglio e di prestigio per il Paese».

 

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