Il Monumento ai Caduti di piazza Matteotti restaurato e restituito alla città. Prosegue, così, l’impegno di “Piano B – Il bello che contagia” volto alla valorizzazione del bene comune attraverso la valorizzazione del bello, dell’arte e della cultura: «Il restauro conservativo del Monumento è un ulteriore obiettivo centrato dalla nostra associazione che – sottolinea Biancamaria D’Agostino – si propone di perseguire obiettivi auto sostenibili ma soprattutto di dare un buon esempio per innescare un circuito virtuoso per la cittadinanza e risvegliare le cosienze sopite dei cittadini che molto spesso si arroccano su posizioni di sterile polemica e disfattismo. Ma abbiamo dimostrato che basta poco per rimboccarsi le maniche, come abbiamo dimostrato, per poter dare un contributo concreto e fattivo al benessere della nostra città». Attraverso il bello, inteso come “bello etico” si può «contribuire anche al benessere economico perché attraverso la bellezza c’è aggregazione, sviluppo turistico e l’economia ne guadagna – prosegue -. Dunque dobbiamo cambiare mentalità e considerare i beni cittadini come fossero nostri perché sono beni nostri. Invece la subcultura, l’ignoranza, la criminalità hanno fatto sì che la nostra terra, la Campania Felix, venisse deturpata e le bellezze venissero sacrificate all’interesse economico». L’obiettivo è quello di «dare un contributo affinché la prospettiva cambi attraverso il bello, l’arte e la cultura in una prospettiva anche economica per il benessere di tutti i cittadini».

Il Monumento ai Caduto di piazza Matteotti è la seconda iniziativa autofinanziata dall’associazione che ha avviato la sua attività con lo spostamento della scultura Germogli di Iovanna in piazzetta Perugini: «esempi di contributo evidente che si sovrappone all’attività di molte altre associazioni che si limitano a convegni e attività poco pratiche – conclude la presidente dell’associazione -, noi invece vogliamo caratterizzarci con la fattività e la pro positività con opere evidenti che possano essere fruite dalla cittadinanza nel quotidiano e speriamo che lo facciano anche gli altri. La cittadinanza non deve ritenere che l’amministrazione possa fare tutto ma invece collaborare con essa affinché si inneschi questo circuito virtuoso che possa contribuire allo sviluppo anche economico della nostra città».

Così questa mattina alla presenza del Prefetto Carlo Sessa che ha provveduto alla deposizione della Corona ai Caduti, del Comandante provinciale dei Carabinieri Francesco Merone, dell’assessore alla Cultura Nunzio Cignarella, della consigliera Barbara Matetich nonché delle associazioni combattentistiche, patriottiche e d’arma e naturalmente dalle componenti dell’Associazione Piano B, si è svolta la cerimonia di consegna al Comune capoluogo del Monumento dedicato ai Caduti di tutte le guerre dopo gli interventi di restauro conservativo. La realizzazione di tale progetto rientra nel quadro delle iniziative promosse dall’Associazione “Piano B – Il bello che contagia”, sodalizio impegnato nella valorizzazione degli spazi urbani con interventi di recupero mirati al miglioramento e al benessere della Città di Avellino attraverso idee e progetti concreti e, soprattutto, auto sostenibili. Successivamente, la delegazione si è spostata presso la sede del Palazzo del Governo per un incontro-dibattito cui hanno preso parte anche lo storico Andrea Massaro e la dottoressa Cucciniello della Soprintendenza. 

«Una bella iniziativa volta ad invitare la città ad appropriarsi delle sue memorie – interviene Massaro -, specialmente per questo monumento alle cui spalle c’è una storia che parte da un secolo fa all’indomani della Prima Guerra Mondiale e della vittoria del ’18 quando i cittadini di Avellino decisero di elevare un monumento ai circa 400 caduti della nostra città». Secondo quanto raccontato dallo storico avellinese, fu preparato un concorso a cui parteciparono diversi scultori e nel 1930 fu eretto il Monumento che, inizialmente, fu collocato in piazza della Libertà: «un monumento spettacolare, imponente, fuso in bronzo, che dava onore alla città – spiega – poi nel 1941 ancora con la guerra in corso, fu preso e mandato in una fonderia di Milano per essere trasformato in cannoni, proiettili, armi. Con sobrietà alcuni anni dopo fu sostituito da quello che conosciamo in piazza Matteotti e che oggi, grazie all’intervento delle donne audaci e combattive di Piano B hanno restaurato e riportato la scultura all’originaria bellezza con il simbolo della vittoria alata con ai lati due guerrieri con il cladio in pugno e l’elmo. Un Monumento, dunque, nato per commemorare i caduti della Prima Guerra Mondiale oggi diventa il simbolo di tutti i soldati avellinesi morti anche nella Seconda Guerra Mondiale i cui caduti sono ricordati anche dal monumento eretto in piazza del Popolo».

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