Dobbiamo fare politiche di sicurezza, non di rassicurazione. Chi sostiene che l’esecuzione deve essere realizzata nella forma più afflittiva va contro i mandati europei e il principio di abbassare la recidiva”. Il sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore interviene a margine della conferenza organizzata dall’ordine degli avvocati di Avellino, dal titolo “Finalità rieducativa della pena: l’esecuzione penale e i diritti dei detenuti“, ribadendo l’importanza di lavorare a percorsi di reintegrazione che sostituiscano l’innalzamento delle pene e consentano di restituire alla società persone meno pericolose. Un argomento che il sottosegretario collega ai temi costituzionali, assicurando che il governo si sta muovendo con dei decreti legislativi per garantire la piena attuazione dei principi contenuti nella carta fondamentale. In controtendenza va chi soffia sul fuoco della paura come mezzo di propaganda elettorale: “Stiamo insistendo sul trattamento e sulla possibilità che i detenuti comuni, quelli che hanno una pena che va ad estinguersi, possano accedere a misure alternative – spiega Migliore – cioè alla possibilità che l’esecuzione della pena diventi uno strumento di grande sicurezza per la società”.

In mattinata Migliore ha visitato il carcere di Bellizzi Irpino, dove ha potuto verificare “l’impegno che quotidianamente viene profuso dalle forze della polizia penitenziaria e dai dipendenti civili, gli educatori e i volontari. Il nuovo padiglione – continua – ospita misure già avanzate e una struttura architettonica è più qualificata che probabilmente produce una condizione che agevola le persone ad essere meno recidive nei confronti del proprio reato alla fine della pena“. Oggi Bellizzi ospita un numero di detenuti inferiore rispetto a quello di due anni fa rispecchiando il dato nazionale in miglioramento. Una statistica che va a favore del personale impiegato nella casa circondariale, che ha così potuto beneficiare di un alleggerimento del lavoro. Resta invece il grosso problema la carenza di organico da impiegare nelle quasi duecento strutture carcerarie in Italia. “Per questo sarà utile attuare le misure allo studio del ministro della Giustizia Andrea Orlando – spiega Migliore – come il riallineamento delle carriere e i nuovi ingressi necessari per compensare l’elevata età media degli agenti di polizia penitenziaria. Con i sistemi tecnologici della videosorveglianza – continua il sottosegretario – e del regime aperto, con la formazione del personale, alla quale stiamo dedicando una grande attenzione, tramite l’investimento di nuove risorse penso che si potranno affrontare problemi oggi sono cronici ma diminuiti rispetto a qualche anno fa”.

tavolo

L’incontro che si è tenuto nel pomeriggio presso il tribunale di Avellino ha visto gli interventi di Ennio Napolillo, presidente dell’associazione Giovani Penalisti Irpini; Gaetano Aufiero, penalista del foro di Avellino; Andriana Tocco, garante regionale per i diritti dei detenuti; Maria Teresa Orlando, sostituto procuratore presso il tribunale di Napoli. Hanno introdotto i lavori Giuseppe Saccone, presidente della Camera Penale Irpinia; Fabio Benigni, presidente dell’ordine degli Avvocati di Avellino; Michele Rescigno, presidente del Tribunale di Avellino; Vincenzo D’Onofrio, procuratore aggiunto presso il tribunale di Avellino. Ha moderato Berardino Zoina.

Il procuratore aggiunto ha lanciato una riflessione sull’effettiva necessità delle misure premiali e ha invitato a focalizzarsi sul problema della lunghezza dei processi, che escluderebbe anche la necessità di intervenire sul sistema normativo. L’altro fronte è la costruzione di nuove carceri per un totale di 11mila posti, che permetterebbero all’Italia di rientrare nelle normative europee.

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