Avellino va avanti. Con i ritmi attenti imposti dall’emergenza, con il silenzio dall’impossibilità di fermarsi a parlare, ma anche dalla scarsa voglia di uscire. Però va avanti. Le attività commerciali autorizzate a stare a aperte sono poche e fuori c’è la fila con le sue distanze di sicurezza. Qualcuno accenna a una passeggiata o una corsetta. E poi c’è chi si arrangia come può, come un notaio che improvvisa il suo studio in piazza Libertà. Banchetto, sedia e atti alla mano. Davanti a lui le persone in fila per compilare i documenti e completare le operazioni improcrastinabili, rimaste in sospeso a causa del coronavirus. La vita va avanti.

Dall’altro lato della piazza, un fioraio lascia delle piantine davanti all’ingresso della sua bottega e un cartello: «Sfiorisco a casa tua, porto un po’ di gioia. Sono in omaggio». L’invito è a prenderle e portarsele. Inutile tenere quelle piantine chiuse nella bottega, sarebbero fiorite e appassite nell’indifferenza di tutti, lontane da qualsiasi sguardo. Meglio che le persone se le portino a casa, faranno da compagnia. Magari, chi ha usufruito del bel gesto, poi torni a bottega aperta per acquistare qualcosa e ricambiare.

Il resto della città sono serrande abbassate. Dietro alle vetrine, in bella mostra, i saldi e quei prodotti con i prezzi scontati. Simbolo di una quotidianità fermata bruscamente e all’improvviso. Come le offerte su viaggio e biglietti per il treno, rimaste bloccate dietro le serrande abbassate.

Intanto in giro per la città si moltiplicano i cartelli con gli arcobaleni e la scritta “Tutto andrà bene”. Uno di fronte a quello della scuola “Solimena”, quasi in risposta e a volersi sostenere l’un l’altro.

E poi c’è il ritorno delle vecchie abitudini, quelle che con il rumore della quotidianità si erano perse, come la chiacchierata affacciati al balcone, da palazzo a palazzo oppure con l’amico di passaggio per strada. Come due bambini che, mentre i genitori parlano tra loro, si confrontano su quale strumento musicale esercitarsi nel pomeriggio.

La vita ad Avellino va avanti, con i suoi nuovi ritmi. Certo mette un po’ di malinconia l’immagine di chi, nonostante la porta chiusa, decide di sedersi lo stesso sulla panchina di un bar per leggere il giornale. Come a non voler perdere le vecchie abitudini quelle che, si spera presto, torneranno con tutto il suo splendore. Perché oggi ci manca anche l’abitudine più semplice.

1 commento

  1. Buongiorno,
    vorrei fare i complimenti a Marco Imbimbo per aver sottolineato con correttezza e professionalità che la vita non si arresta ingiustificatamente, e che vi sono esigenze che vanno necessariamente soddisfatte e salvaguardate, soprattutto da parte di quelle professioni di natura “pubblica” che hanno precise responsabilità: se il notaio viene richiesto di andare in ospedale da un ammalato di coronavirus, deve andare senza se e senza ma, pur se con le dovute precauzioni!! E’ un preciso dovere di esercizio delle sue funzioni!! Fare, in sicurezza, ma fare!! La stipula ripresa dai collaboratori del Ciriaco era necessaria e non poteva essere rinviata, da cui la particolarità che ha destato tante critiche.
    Grazie e buon lavoro Fabrizio Pesiri

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