Mario Cesa veglia sulla citta, elaborazione fotografica di Giancarmine Festa

Una folla di amici, colleghi e studenti ha salutato stamattina Mario Cesa al Duomo di Avellino in una commovente cerimonia funebre, officiata dal Parroco don Enzo De Stefano, accompagnata da un piccolo ensemble che ha eseguito dal vivo alcune delle partiture del compositore avellinese e pagine amate di musica classica. Presente alla cerimonia anche il Sindaco di Avellino, Gianluca Festa e i vertici e il corpo docente del Conservatorio “Cimarosa” presso cui Cesa fu per molti anni docente di Didattica della Musica. 

Palpabile l’incredulità e il dispiacere per la scomparsa di una figura che è stata così importante per la città di Avellino. Intellettuale, animatore culturale e intriso di amore per l’Irpinia fin nel midollo, Cesa era una vera icona cittadina, complice anche la sua eleganza un po’ eccentrica che ne comunicava il tratto cosmopolita. 

De Castris, Cesa e Di Lorenzo in una delle ultime apparizioni pubbliche del Maestro

Grande è stata l’opera svolta come organizzatore di Musica in Irpinia, nelle sue mani diventata una Rassegna di Orchestre di livello internazionale, senza bisogno di cedere a tentazioni nazional-popolari, a facili strizzate d’occhio al mainstream, ma creando un appuntamento che ha abituato gli irpini alla musica classica, che ha letteralmente creato un pubblico, che ha avvicinato alla classica anche le persone meno avvezze alle sale da concerto. Possiamo dire che oltre alla ricerca è stato l’impegno l’altro suo grande tratto distintivo; per quanto complessa potesse essere la sua musica, Mario Cesa era una persona di grande semplicità e umiltà, sempre pronto a scherzare e a mescolarsi con le persone semplici da cui, peraltro, la sua arte è stata così profondamente ispirata.

Abbiamo sentito tra la folla alcuni dei tanti che sono stati presenti e vogliamo far parlare la loro conoscenza ed esperienza di Mario Cesa, in modo da estrarre un ritratto sfaccettato di una personalità che lascerà un grande vuoto nella città. Un vuoto che l’amico Fiore Carullo, dal pulpito del Duomo, ha ripetutamente invitato a riempire, rivolgendo in tal senso un esplicito invito al Sindaco Festa. Abbiamo raccolto anche una elaborazione fotografica realizzata da Giancarmine Festa per celebrare il musicista che, nella sua immaginazione, veglia sulla città dall’alto del centro storico.

“ In questo momento non è facile parlare di Mario Cesa – ha spiegato il Presidente del Conservatorio Cimarosa Achille Mottola – sono rimasto colpito da quanto ha affermato il Parroco della Cattedrale nel corso dell’omelia quando ha affermato che “Nessuno è profeta in patria”, per Mario questa espressione si adatta veramente bene. Ricordo di averlo avuto ospite nel nella mia città, a San Giorgio del Sannio, e celebrato con Bruno Canino e Antonio Ballista insieme, due pianoforti e due grandissimi pianisti ad eseguire le sue musiche, i Cinque Esercizi sulle Feste Popolari Irpine, che furono per me una una scoperta straordinaria, questo per quanto riguarda l’aspetto musicale stretto ma non solo.  Mario, sotto il profilo intellettuale umano, culturale, è stata una miniera per la città e non solo per la città.  Basta ricordare gli incontri di Musica in Irpinia al Loreto di Mercogliano, quando c’era la Rassegna Internazionale delle delle Orchestre, le sue edizioni sono state le più belle e significative. Io credo al prossimo Consiglio di Amministrazione proporrò di intitolargli un’aula, possibilmente quella in cui lui ha fatto lezione per tantissimi anni come docente di Didattica della Musica, anche in questo essendo un pioniere”.

“Tutti noi siamo passati per la sua classe di Didattica della Musica – continua la Direttrice del Conservatorio Maria Gabriella Della Sala – nella prospettiva di diventare insegnanti e anche in questa materia lui era un innovatore, usava infatti la musica contemporanea anche nel campo della didattica, per avvicinare i giovani ai linguaggi più nuovi e quindi più naturali per loro. Ho sostenuto il progetto di registrazione dell’ultimo suo CD e abbiamo tutti avuto la gioia di farglielo ascoltare ricevendo la sua approvazione. Avendo collaborato a questo lavoro e avendo scritto le note di copertina di un suo precedente disco, posso dire di aver parlato tanto con lui e di conoscerne la straordinaria umanità. Lui inoltre aveva il talento di non far prevaricare l’artista sull’uomo, di essere sempre umano e comprensivo; lascerà un grande vuoto e un meraviglioso ricordo dentro di noi”. 

“E’ un momento emozionante perché con Mario abbiamo passato una vita insieme – dice il docente di chitarra del Conservatorio Lucio Matarazzo – siamo stati amici e colleghi e a volte ci siamo anche scontrati, come è normale quando si incontrano due personalità forti. Ho suonato in tutto il mondo le sue musiche, quelle che aveva composto per il mio duo e abbiamo anche registrato un CD. Lui ci ha dato la grandissima opportunità di suonare a Loreto quando dirigeva il Festival delle orchestre e la prima esecuzione del concerto di Leo Brower è stato un evento di caratura mondiale.  Per fortuna che l’abbiamo avuto e ci ha donato la sua musica”.

“Ho un ricordo di lui molto lontano – continua il Direttore d’Orchestra Massimo Testa – io e mia sorella Nadia iniziammo a studiare pianoforte con lui da ragazzini. Mia sorella continuò con il pianoforte, mentre io mi rivolsi al violino e alla composizione e direzione d’orchestra. E’ stato un pioniere della musica contemporanea, con uno stile ancora non completamente riconosciuto forse perchè diverso dagli stilemi della contemporanea di quelli che potremmo  definire i filoni prediletti o privilegiati. Ha dato luce ad Avellino a livello nazionale e internazionale, ha fatto tanto per la città e per il Conservatorio; gli va riconosciuto il merito di aver contribuito grandemente alla crescita culturale della città. Ha portato avanti un messaggio musicale nella musica contemporanea che ha reso il nostro territorio presente anche in un ambito così di nicchia”.

“Aldilà dell’esperienza pluriennale di Musica in Irpinia Contemporanea – prosegue il compositore Gian Vincenzo Cresta – posso dire di aver studiato tanto la sua musica e di essermi confrontato a lungo con lui sul senso di fare musica oggi. Con lui abbiamo realizzato tanti bellissimi progetti; la città perde un pezzo della sua storia, c’è però la scrittura che resta e quindi la possibilità che la sua opera resti viva e credo che questo sia il compito che rimane affidato alla comunità e a noi tutti”. 

“Abbiamo realizzato questo ultimo lavoro discografico con il timore di non fare in tempo – conclude il violoncellista Sergio De Castris – ma abbiamo avuto la soddisfazione di ricevere la sua approvazione e vedere un sorriso illuminargli il volto sofferente negli ultimi giorni. Il disco uscirà a breve e coinvolgerà, oltre me, anche Giuseppe Giulio Di Lorenzo al pianoforte, Francesco Venga alla viola, Vittorio Fusco al violino e Silvio Rossomando al sax tenore”.

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