Delle aziende che sono state costrette a sospendere la propria attività a causa del Coronavirus abbiamo ampiamente parlato nei giorni scorsi, ma c’è anche chi continua a stare in trincea e a lavorare. Si tratta di tutti quegli esercizi che sono stati esclusi dai decreti degli ultimi giorni, come tabacchini, agenzie di spedizione e farmacie.

Ma come si fa a continuare nella propria attività mentre la psicosi per il virus, giustamente, dilaga?

Per capirlo abbiamo intercettato Michele Vietri della Tabaccheria Vietri di Corso Vittorio Emanuele, Alessandro Capozzi della farmacia Capozzi di Capriglia Irpina e Carmine Picone, rider per la TNT.

Per quanto riguarda l’attività di tabaccheria, da sempre in prima linea nei momenti di emergenza, tutto sta andando per il meglio, e Michele ci tiene a sottolineare come alle loro misure di precauzione sia corrisposta una grande collaborazione da parte dei clienti.

Michele Vietri

Stiamo rispettando tutte le norme che ci hanno momentaneamente chiesto di seguire: per quanto riguarda il metro di distanza tra un cliente e un altro, stiamo addirittura facendo entrare uno per volta i clienti. Noi siamo tutti muniti di guanti e mascherine. Devo però dire che i clienti stanno reagendo bene. Certo l’affluenza dei clienti è calata, ma devo dire che non abbiamo avuto problemi di nessun genere sinora, anzi posso dire che tutta la cittadinanza sta reagendo bene e si sta muovendo bene. Qualcuno dei nostri clienti cerca di comprare più di quanto non sia necessario per non dover tornare di continuo ed evitano di giocare ai gratta e vinci o al dieci e lotto, proprio perché non è sicuro stare troppo nel tabacchi. Anche per quanto concerne i turni stiamo riducendo, ma da parte nostra c’è senso civico e capiamo che c’è bisogno di essere aperti e di dare continuità in questa situazione di emergenza”.

Ma continuare a lavorare può anche diventare spiacevole, come nel caso di Carmine Picone, continuamente alle prese con la non comprensione del suo ruolo da parte dei clienti, che spesso lo mettono in difficoltà e gli rendono impossibile il regolare svolgimento del suo lavoro.

Carmine Picone

Stiamo lavorando con mascherine e guanti. Anche i furgoni sono stati lavati e disinfettati con prodotti appositi. Ma il discorso dell’interazione col cliente è diverso: in questo momento è molto difficile. In prima persona ho avuto molti problemi con i clienti che vorrebbero evitare ogni tipo di contatto, anche solo per firmare. Spesso mi sono sentito come un appestato, ma sto solo facendo il mio lavoro. Purtroppo le persone continuano ad ordinare online, anche se devo dire che il flusso è molto diminuito, ma vorrebbero che i pacchi gli fossero messi in ascensore o lasciati a metri di distanza. Questo è impossibile perché devono firmare e ne’ io, ne’ i miei colleghi, possiamo firmare a nome di nessuno, dato che si andrebbe nel penale. Purtroppo il mio è un lavoro di contatto e nonostante le precauzioni, abbiamo molti problemi con i clienti, quasi nel 100% dei casi. Quello di cui la gente non si rende conto è che gli acquisti online sono quasi sempre poco urgenti, ma dato che continuano poi non si può pretendere che noi corrieri evitiamo di far toccare la penna per far firmare sul mobile worker, anche considerando che poi i clienti stessi toccano un pacco che ha avuto un viaggio molto più travagliato e pieno di contatti del mio”.

Quelli messi più alla prova, però, sono sicuramente i farmacisti, che in queste ore vedono i propri esercizi presi d’assalto e hanno molta difficoltà nel gestire la clientela, logicamente impaurita. Lo conferma Alessandro Capozzi della farmacia Capozzi di Capriglia Irpinia, che in questi giorni ha dovuto vendere farmaci e, al contempo, educare i clienti storici a nuovi iter.

Alessandro Capozzi

Chiaramente abbiamo preso tutte le misure previste dalla normativa. In primis abbiamo deciso di far entrare solo tre clienti alla volta se tutti i farmacisti sono a disposizione, altrimenti i clienti saranno pari al numero di farmacisti disponibili in postazione. I problemi, però, con i clienti sono stati moltissimi: da quelli che sono entrati con accompagnatori, fattispecie gravissima, o quelli che hanno avuto difficoltà a capire le nuove indicazioni. Faccio un esempio: avevamo messo degli stand sul banco per evitare che si poggiassero le mani e qualcuno inizialmente spostava questi stand e toccava il ripiano. Questo ci ha portato prima a mettere delle x a terre con lo scotch rosso, poi abbiamo usato degli scatoli di fortuna e ora abbiamo fatto una specie di barriera con i cesti che di solito usiamo per le promozioni, in modo che tutti possano chiaramente capire come interagire. Questo nuovo modo di relazionarsi inizia a prendere piede però c’è una difficoltà oggettiva legata alla difficoltà ad abituarsi. Indubbiamente per noi è molto difficile lavorare in questo momento, sia dal punto di vista professionale, dato che gestire le paure e le richieste di quelle che di solito sono persone di famiglia non è facile. Di solito questo è un luogo conviviale e trattare con distacco l’altro è davvero difficile. Poi c’è tutto il discorso del grande afflusso che c’è, con le enormi file che si creano e le paure che si innescano. Inoltre qualche farmaco, come la Vitamina C che di solito non è molto venduto, è andato a ruba, dato che gli avventori hanno spesso deciso di avere qualche medicinale in più a casa data la situazione”.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore, inserisci il tuo nome qui