«Ascrivere la vittoria di Festa ad una reazione “popolare” contro la vecchia politica è una balla. Lui è un ex vicesindaco, con lui tanti ex amministratori. Avellino ha dimostrato di non essere pronta ad una campagna elettorale basata su idee e proposte». Leonardo Festa si prepara a tornare in consiglio comunale, ancora nelle fila di “Mai Più” tra i banchi dell’opposizione.

Festa, a mente fredda, qual è la sua analisi della sconfitta?

«Innanzitutto mi permetterà di fare, da consigliere d’opposizione e da cittadino, gli auguri al sindaco Festa con l’auspicio che possa lavorare bene. Venendo alla domanda e volendo analizzare la campagna elettorale, evidenzio che da un lato Luca Cipriano ha puntato tutto il suo discorso sul programma, sulle idee e sulle soluzioni della città. Dall’altro Festa ha costruito l’intera campagna elettorale sull’idea della familiarità. Il ballottaggio poi si sa, è una partita nuova rispetto a quella del primo turno e dal risultato di domenica emerge che ad Avellino conta di più il senso di rassicurazione che le idee e le proposte. Non nascondo la mia amarezza per l’esito per me assolutamente inaspettato e neanche il fastidio enorme che mi ha provocato la strumentalizzazione che, per un’intera campagna elettorale, è stata fatta del nostro modo di parlare alla città. Per il solo fatto di aver proposto non il libro dei sogni ma proposte concrete, siamo stati accusati di essere snob, presuntuosi, lontani dalle persone. Non è così, e chi ha voluto dividere la comunità in “popolo” ed “elite” ha sbagliato profondamente. Inviterei tutti a controllare le nostre dichiarazioni dei redditi: altro che elite, io mi alzo alle 5 e mezza di mattina e vado ad insegnare ad Ariano Irpino. La politica ha il dovere di creare la comunità, non di dividerla e di tutelare i diritti di tutti. Per non parlare poi delle altre forze politiche in campo al primo turno».

Parliamone.

«Luca ha avuto il merito di riperimetrare il centrosinistra riuscendo ad escludere pesanti presenze ingombranti riuscendo al contempo ad aprire le porte anche a portatori di istanze più di sinistra come “Avellino Prende Parte”. Al ballottaggio ci si sarebbe aspettati un voto di opinione proveniente da altri pezzi della sinistra cittadina che evidentemente non è arrivato. Ci immaginavamo in generale un sostegno maggiore anche dalle altre forze politiche, ma invece evidentemente qualcuno ha preferito contribuire a sdoganare l’idea che chi fa proposte non è credibile. Ecco perché anche il centro città ci ha voltato le spalle. E poi, mi lasci passare il termine, la grande balla raccontata per un’intera campagna elettorale che noi rappresentavamo il vecchio. Le categorie di “nuovo” e “vecchio” non potevano proprio essere applicate a questa competizione elettorale perché in tutte le liste c’erano rappresentanti delle passate amministrazioni. Certo anche noi l’abbiamo usata, ma per parlare di un metodo nuovo non del personale politico».

E se dovesse invece individuare qualche errore commesso da Cipriano o più in generale dalla vostra squadra durante le ultime due settimane?

«Personalmente conosco Cipriano benissimo e so che è un uomo perbene e anche un po’ timido. Nelle ultime due settimane forse avremmo dovuto provare a raccontare meglio il suo lato umano, invece abbiamo ritenuto di dover continuare a raccontare la nostra idea di città. Con il senno del poi, questo forse è stato un errore comunicativo perché Avellino non è ancora pronta ad una campagna elettorale basata sulle idee. D’altronde è un fenomeno che riguarda tutto il Paese: quando si sceglie un medico si valuta la sua competenza non la sua simpatia, invece in politica ormai conta molto l’empatia. Non si offenderà nessuno se dico che Festa ha condotto una campagna elettorale con approccio salviniano: nei video lui parlava di se, di quello che mangiava, dei fiori alla mamma Luca invece nei suoi spot parlava delle cose da fare per Avellino. E così anche quanto ha raccontato frottole, come quella sui tredicimila turisti tedeschi, la gente gliele ha perdonate. Altro aspetto poi è il piano politico, altra balla. Festa è stato abile a far passare la sua vittoria come una reazione al vecchio sistema politico, altra grande balla considerando che lui è un ex vicesindaco e al suo fianco ci sono tanti esponenti che hanno avuto in passato responsabilità amministrative».

Non crede che, espletata la pratica del voto ad amici e parenti al primo turno, l’elettorato abbia voluto far pagare l’alleanza con quel Pd contro cui solo un anno fa vi eravate candidati?

«Questo è un equivoco legato al nome del nostro progetto civico. Il nostro “Mai Più” non era rivolto alle persone ma ad un metodo. Nel momento in cui una forza politica, il Pd,  mette in campo un processo di rigenerazione ed abbraccia il nostro programma, non possiamo far altro che favorire l’unità che è il valore aggiunto della politica. Il Pd con cui ci siamo alleati non è quello che lo scorso anno metteva insieme tutto ed il contrario di tutto nelle sette liste a sostegno di Pizza. La demonizzazione dei partiti la lasciamo al M5S, noi continuiamo a pensare che non siano il male assoluto. Chi ci ha accusato di incoerenza lo ha fatto in modo strumentale. E’ molto più incoerente chi alle elezioni provinciali vota con il centrodestra, poi pretende di essere il candidato sindaco del Pd e poi si schiera addirittura contro quelle stesse persone che avrebbe voluto lo scegliessero. Ma queste accuse sono solo alcune di quelle che per due mesi ci sono state rivolte. Io personalmente ho cercato sempre di mantenere un profilo alto, non ho mai risposto agli attacchi, neanche a quelli più pesanti. La campagna elettorale, anche sui social, è degenerata in un massacro dell’avversario. Questo purtroppo ha riguardato tutti gli schieramenti in campo: sono stati due mesi di livore assoluto».

Lei tornerà tra i banchi del consiglio, quale sarà l’approccio?

«La mia sarà un’opposizione costruttiva. La campagna elettorale ormai è finita, ma restano tutte intatte le ragioni alla base del nostro progetto. Il punto è aiutare la città ad uscire dall’immobilismo di anni, anche se adesso a doverla amministrare ci sono gli stessi protagonisti. Al netto di ciò, un’amministrazione funziona solo quando sia maggioranza che minoranza svolgono al meglio la loro parte. Ed è quello che intendo fare, cioè onorare il ruolo che la città mi ha dato con senso di responsabilità. Svolgerò dunque una funzione di controllo, di sprone, di garanzia e di proposta».

 

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