Consigli e recensioni a cura di Mauro Pagliuca dello Zia Lidia Social Club per “visioni casalinghe” d’autore con un film recente e un grande classico per assecondare tutti i tipi di spettatore.

Il primo film consigliato è “Captain Phillips – Attacco in mare aperto”, regia di Paul Greengrass, con Tom Hanks, Barkhad Abdi, Barkhad Abdirahman, Faysal Ahmed, Mahat M. Ali (USA 2013), in onda su Rai Movie alle ore 21,10.

Storia (romanzata e drammatizzata) del dirottamento della nave mercantile americana MV Maersk Alabama ad opera di pirati somali nell’Aprile del 2009, tratta dalle vicende autobiografiche del suo capitano Richard Philips rapito durante l’arrembaggio e poi liberato grazie all’intervento della marina USA.
Perfettamente in linea tanto con il suo stile improntato ad un iperrealismo dinamico e adrenalinico, quanto con le ultime tendenze di un cinema yankee impegnato in un propagandismo ‘culturale’ su più fronti, il regista britannico ‘alleato’ P.Greengrass si lancia in un concitato adattamento cinematografico del primo, storico dirottamento di una nave cargo battente bandiera americana in più di 200 anni di storia e confermando la sua predilezione per lo studio delle dinamiche relazionali e delle implicazioni tecniche per le situazioni critiche già dimostrato con la triste storia dello ‘United 93’. Partendo dalla studiata architettura di un montaggio parallelo tra il viaggio di un ‘capitano coraggioso’ e buon padre di famiglia (impersonato dal sempreverde naufrago di ritorno Tom Hanks) dal Vermont al Golfo di Aden e da quello assai più triste e drammatico di una manovalanza tribale al soldo dei signori della guerra somali, Greengrass sviluppa il suo bravo discorso su di una tragica convergenza di destini in una globalizzazione delle rotte dove necessità economiche e doveri professionali incrociano al largo di un martoriato ‘Corno d’Africa’ dove si incontrano chi porta aiuti (umanitari) con le buone e chi è invece deciso a prenderseli con le cattive. Riconducendo l’osservazione realistica di un mero fatto di cronaca nera (camera mobile e veloci cambi in soggettiva) ad una più sottile riflessione culturale e sociale. Tecnicamente ammirevole per la capacità di gestire tempi e spazi drammatici, il film si articola nelle tre parti di una tragica escalation in cui si passa dalle studiate tecniche di arrembaggio e deterrenza alla gestione di un sequestro condotto come una ‘caccia al topo’ (da stanare) per concludersi con le concitate vicende di una spietata negoziazione in cui le parti in campo sono impari e la salvezza dell’ostaggio è un’opzione comunque subordinata all’annientamento della minaccia ostile (non si dica mai che l’America ceda a ricattatori e terroristi vari). Pur nei limiti di un’operazione che presenta un evidente rischio ideologico, l’autore tiene il polso di una adeguata e credibile caratterizzazione della ‘psicologia della tensione’ anche grazie all’ottimo lavoro di fino del buon Hanks, addestrato in modo impeccabile a mantenere il sangue freddo e distrarre dialetticamente i suoi carcerieri almeno fino alla carneficina finale dove deflagra, improvvisa ma non inaspettata, la tradizione sanguinaria di un neo-imperialismo difensivo.
Sentire poi i ‘marines’ che leggono i propri diritti all’unico somalo sopravvissuto,benchè suoni paradossale, è una comprensibile concessione romanzesca allo sceneggiatore.

Il secondo film consigliato è “Nodo alla gola”, regia di Alfred Hitchcock (USA, 1948), con James Stewart, Farley Granger, John Dall, Cedric Hardwicke, Constance Collier, in onda su
Tv 2000 alle 21,10.

Brandon Shaw (John Dall) e Philip Morgan (Farley Granger), due giovani studenti, strangolano con una corda un loro coetaneo e nascondono il cadavere in un vecchio baule. Poco dopo inizia una festa a cui prendono parte diversi parenti e amici del ragazzo ucciso, oltre al professore Rupert Cadell (James Stewart) esponente di alcune curiose teorie sull’omicidio.

Alfred Hitchcock aveva un sogno: girare un film intero in un’unica inquadratura. Dopo aver sperimentato in ogni modo con la macchina da presa, il maestro del brivido desiderava far coincidere l’intera durata di un suo lungometraggio con un unico piano-sequenza. All’epoca tale virtuosismo era impossibile per i limiti imposti dalla pellicola, ma il risultato fu un’operazione magistrale, costruita su undici piani-sequenza spesso collegati come se non ci fosse un reale stacco. Oltre a rappresentare una importante tappa nell’evoluzione del linguaggio cinematografico, Nodo alla gola è un cocktail di humour nero, tensione e ambiguità. L’omosessualità dei due assassini è più che suggerita, mentre vengono messi alla berlina lo sterile superomismo e il cinismo di una società troppo frivola e cieca dinnanzi alla banalità del male e all’orrore che si nasconde dietro una facciata ipocritamente sofisticata, ma nel profondo spietata e votata all’autoconservazione attraverso la prevaricazione sui più deboli. Ispirato a un caso di cronaca nera e all’omonimo testo teatrale di Patrick Hamilton (sceneggiato da Arthur Laurentes), conservandone magistralmente le prerogative di unità di tempo e luogo. Hitchcock compare dopo i titoli di testa mentre attraversa la strada. Rieditato in Italia con il titolo Cocktail per un cadavere, salvo poi tornare alla denominazione originale.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore, inserisci il tuo nome qui