Ad Avellino pallacanestro fa rima con Scandone.

È questo l’assunto che ha guidato tutte le scelte, sportivamente parlando, degli ultimi due anni, ovvero dal momento in cui i problemi giudiziari di Sidigas e Gianandrea De Cesare hanno spedito il sodalizio biancoverde in serie B. La retrocessione sul campo, però, unitamente agli sviluppi legali degli ultimi 24 mesi, sta cambiando il panorama. E a capirlo sarebbero proprio i principali attori di queste due annate in terza serie.

La situazione societaria di Scandone è stata sviscerata più e più volte, con chiarimenti diretti anche da parte dell’amministratore delegato Dario Scalella e del primo cittadino Gianluca Festa che lo scorso dicembre avevano apertamente dichiarato una situazione di bilancio tragica.

Adesso, come ben noto, tutta la comunità cestistica avellinese è in attesa del 21 giugno per quanto riguarda il concordato in bianco, sebbene sia già chiaro che un’ulteriore proroga verrà concessa al sodalizio biancoverde in virtù degli sviluppi del sequestro della Cooperativa Guarracini. Proprio questo extra time, che verrà concesso come da procedura, porta per l’ennesima volta la discussione circa la Scandone a dividersi in due distinti ambiti: quello giudiziario e quello sportivo. Se da un lato la risoluzione circa il concordato dovrebbe arrivare entro inizio Settembre, dall’altro l’iscrizione in C Gold ha come scadenza il 26 luglio.

E questo, per la vita sportiva della Scandone, è un guaio. Ad aggravare ulteriormente la situazione, inoltre, ci sono le pendenze derivanti dalla gestione Sidigas, con pesanti limiti dettati dalla commissione vertenze arbitrali Fiba. In sostanza per poter iniziare a tesserare anche solo un giocatore, il club biancoverde dovrebbe prima pagare i creditori, su tutti Nicola Alberani, titolare del credito più alto. Ci sono, tra gli altri, anche Jason Rich e il suo agente Dan Tobin, che avevano scelto la rateizzazione, non completamente rispettata. Quindi la cifra totale da versare per iniziare la stagione, da fonti a noi vicine, dovrebbe aggirarsi intorno ai 180mila euro. Un ammontare spropositato se si pensa che sul mercato dei titoli una serie C Gold al momento vale non più di 10mila euro.

Proprio per queste ragioni, Gennaro Canonico si starebbe muovendo verso una nuova soluzione. È stata infatti fondata la Forza e Coraggio, una nuova entità con la quale l’uomo che è stato il vertice della Scandone dal punto di vista sportivo per 18 mesi vuole rilanciare la pallacanestro nel capoluogo irpino. Canonico, infatti, starebbe cercando di aggregare più attori protagonisti sul territorio per creare un movimento unitario, ripartendo da un titolo di B o di A2, sebbene per quanto concerne questa ultima tipologia il mercato sembri poco florido. Molto, comunque, dipenderà da chi vorrà aderire all’iniziativa. E da quanto la FIP sarà disposta a concedere ad una piazza alla quale ritiene di aver già fatto un favore con l’autoretrocessione di due anni fa.

Va chiarito, in vero, che la nuova società fondata avrà comunque un occhio di riguardo, almeno nelle intenzioni iniziali, verso la Scandone: se la situazione del club biancoverde dovesse risolversi in qualche modo il progetto morirebbe così come è nato; se invece le vicende dello storico sodalizio irpino dovessero portare ad una sospensione dell’attività federale, ovvero alla non iscrizione ai campionati professionistici ma al mantenimento in vita della denominazione, del logo e della matricola, allora sarebbe un punto di partenza per poi, un giorno ove possibile, fondere le due entità e riportare la Scandone dove (o nei pressi di) era fino all’estate del 2019.

Il progetto Forza e Coraggio, comunque, stride con quanto fatto fino ad ora. Se è infatti vero che Canonico e il management degli ultimi anni hanno operato in regime di delega e quindi dal 1 Luglio saranno sostanzialmente avulsi dalla vicenda Scandone, è altrettanto vero che la direzione verso la quale ci si sta muovendo non è tanto lontana da quella proposta da altri soggetti (Ciro Melillo per citarne uno) dall’inizio della vicenda. In pratica, come un cane che si morde la coda, la domanda che torna prepotente analizzando il quadro è la medesima di allora: servivano davvero questi due anni di incertezze?

La situazione, dunque, è in totale evoluzione. Ma veniamo al piano giuridico. Come riportato negli scorsi giorni le novità sono sostanzialmente due: la sentenza del Riesame e la manifesta volontà da parte di Baldassarre di revocare l’incarico di liquidatore di Luciano Basile.

Per quanto riguarda il sequestro ad oggi nulla è variato rispetto a venerdì scorso, ma una circostanza anomala è emersa. La Procura, che quando aveva disposto il sequestro si era addirittura esposta con un comunicato, non si è presentata all’udienza, lasciando sostanzialmente campo libero alla difesa.

Sulla posizione di Basile, invece, come riportato quest’oggi dai colleghi de “Il Mattino”, ci saranno sviluppi alla fine del mese. Per ora il liquidatore sembra non voler accettare la decisione facendo appello alla pochezza di una mail alla quale non era allegata nessun tipo di ordinanza. Proprio per questa motivazione Basile e i suoi legali non hanno ancora convocato l’assemblea dei soci, di fatto bloccando il procedimento di revoca e nomina di un nuovo soggetto.

Questa vicenda è molto importante per il futuro di Scandone perché il liquidatore attuale è stato vero protagonista di molte delle scelte prese negli ultimi mesi e ha sostanzialmente dettato la linea in prima persona, decidendo il cambio di legali e scegliendo la strada del concordato in bianco. Un cambio alla guida, per quanto complicato, potrebbe anche stravolgere gli scenari.

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