Dopo la pubblicazione dello Studio “Spes” relativo al monitoraggio realizzato attraverso analisi biologiche umane, i cui risultati hanno creato non poche preoccupazioni, Si Può ha deciso di indire un incontro per affrontare un tema di grande importanza per l’Irpinia.

La ricerca, figlia di “Campania Trasparente”, come ha spiegato il dottor Antonio Limone in apertura di dibattito, ha rivelato infatti una diffusa presenza di elementi cancerogeni e di forte impatto patologico.

Una doverosa puntualizzazione sullo studio Spes è stata fatta da Limone, Direttore dell’Istituto zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, che ha subito spostato il dibattito dal mero dato statistico all’utilizzo dello stesso, proponendo un modello di sanità che faccia prevenzione.

“Io continuo a pensare che il punto da centrare non sia stato compreso rispetto al lavoro, che è molto innovativo ma che rappresenta soprattutto un modello. Non è l’urgenza di correre al capezzale della persona che ha il mercurio più alto e intervenire, non che non sia importante, ma la nostra sanità si muove su altri meccanismi. Il problema è cambiare questi meccanismi. Riusciamo, grazie a questo studio, a costruire sistemi di prevenzione ma la nostra attività si è mossa su una popolazione, per cui il singolo paziente, per quanto importante, non rispecchia a pieno il valore medio che abbiamo estrapolato. Per giunta la scala di valori non è standardizzata. Voglio fare un esempio: Come facciamo a quantificare quanto mercurio in più è presente in un organismo? Sulla base di studi scientifici, ma non è come la glicemia o l’azotemia, per le quali abbiamo valori certi. Il punto, dunque, è quello di individuare le criticità attraverso la lettura di biomarcatori di esposizioni e di effetto, stabilire una correlazione con l’ambiente e intervenire prima. Se trovo tetracloroetilene nell’acqua, devo indagare i tumori alla vescica. Il risultato è una sanità di prevenzione, precisa, che riesce anche attraverso screening mirati ad intervenire prima che quella persona diventi un caso oncologico”.

Lo studio, dunque, ha lo scopo di creare un nuovo modello di prevenzione.

“è un nuovo modello da iniettare nei dipartimenti di prevenzione. Questo va fatto su tutto il territorio e poi esportato in tutta la Nazione. È un nuovo approccio ad una sanità di prevenzione che cambia un po’ le cose e che permetterebbe di intervenire prima del problema. Ripeto che  il fenomeno del dato in sé non è quello più interessante dello studio, il fenomeno più interessante è quello della sanità da introdurre. Le malattie come queste ci mettono 10 anni per modificare il DNA delle persone e dar luogo a fenomeni che poi portano a forme tumorali, diabete e malattie cronico degenerative. Quello che noi oggi leggiamo, va correlato al risultato che avremo tra 10 anni, così come il pregresso va correlato a qualcosa di ancora più antico.”

 

Amalio Santoro, Consigliere Comunale di Si Può che ha promosso in prima persona l’incontro di questo pomeriggio al Circolo “Le Querce”, ha subito chiarito le motivazioni della discussione.

“Proviamo grazie alla tecnologia a restituire argomenti al dibattito pubblico. Non si può ignorare questa emergenza aggravata da questa pubblicazione per la quale dobbiamo ringraziare l’istituto zooprofilattico e Antonio Limone, che si era impegnato a suo tempo per coinvolgere i nostri territori”.

Santoro ha poi punzecchiato l’attuale amministrazione ricordando la delibera con cui il Consiglio chiedeva provvedimenti che, difatti, non sono arrivati.

“Nessuno si salva da solo, ma bisognerà da subito iniziare a recuperare il tempo perduto. Nei prossimi giorni presenteremo  un ordine del giorno perché anche la città capoluogo deve iniziare a muoversi, a fare la sua parte, sia per potenziare lo screening della popolazione interessata da queste problematiche, sia per aiutare i volontari che hanno offerto il loro contributo e nel cui organismo sono state ritrovate sostanze nocive e metalli pesanti, che per accentuare l’azione di controllo.  Qualche tempo fa, come Consiglio comunale abbiamo prodotto una delibera che sollecitava la Giunta e il Sindaco ad alcune azioni. Ma per ora siamo fermi al palo. Ci saremmo aspettati almeno qualche centralina in più o che sul tema dei  controlli e degli abbruciamenti delle caldaie ci fosse qualche azione, come per i problemi di sempre quali il traffico e il trasporto pubblico”.

I problemi, però, non si fermano alla banale non esecuzione di alcune azioni richieste, ma riguardano la governance del problema ambientale e il ruolo di Avellino, quale comune capoluogo, nella vicenda, dato anche l’atteggiamento della Regione, secondo Santoro troppo lontana dalle zone interne e dall’Irpinia.

“C’è inoltre una questione strategica che riguarda Il comune di Avellino ovvero su come si gioca il ruolo del capoluogo anche negli enti sovracomunali. C’è una questione complicata anche di governance del problema ambientale. Infine andrebbero chiarite alcune incongruenze, perché se da un lato noi immaginiamo la città dei parchi, la città del verde, e in verità molto è stato fatto sul Piano del Verde, poi si preannunciano interventi molto impattanti come sulla Variante: fondamentalmente c’è un’urbanistica che di fatto smentisce gli impegni presi. Come consigliere mi auguro  di stimolare la discussione almeno in quella Assise, anche per provare a restituire un po’ di dignità ad un Consiglio francamente sonnacchioso. Se infatti la Regione si conferma lontana verso le zone interne, se non addirittura ostile, bisogna allora partire basso con iniziative da parte degli enti locali. Negli ultimi anni l’Irpinia è stata considerata come una sorta di scantinato regionale, con discariche, elettrodotti, ed esaltando l’eolico selvaggio. Come, insomma, un luogo che fa poca notizia”.

Leggermente diversa la posizione di Franco Mazza, che ha ribadito come lo studio sia solo la conseguenza di comportamenti errati che vanno avanti ormai da anni.

“In questo momento ci sono stati comunicati i dati ma ora servono iniziative immediate. Oggi siamo qui a dire che non c’è più tempo, ma io vorrei ribadire che questo tempo è già scaduto 20 anni fa. Ad ogni modo bisogna affrettarsi e noi chiediamo che questi risultati degli esami tossicologici vengano comunicati ai diretti interessati, perché ad oggi sono intossicati incosapevoli e hanno diritto di conoscere cosa possano fare sotto il profilo delle terapie. Dobbiamo inoltre avviare e ampliare gli screening, fare questa indagine epidemiologica che io chiedo da molti anni nell’area del territorio più prossima al nucleo industriale e, infine, bisogna porre rimedio alle questioni dell’inquinamento dell’acqua dell’aria e dei suoni”.

Anche il primo cittadino di Avellino, Gianluca Festa, ha sposato la linea dell’azione, chiamando in causa la Regione, a suo dire unica istituzione in grado di affrontare fattivamente il problema.

“Quando mi hanno chiamato per questo incontro ho immediatamente accettato perché io amo e cerco il confronto quando avviene con persone che vogliono disquisire per costruire e non solo per fare gossip e speculazioni. Sono anni che io e Franco (Mazza) sosteniamo e denunciamo il pericolo dell’inquinamento nella Valle del Sabato. Sono anni che combatto questa battaglia e che in prima persona mi impegno, già da quando ero consigliere provinciale o dal mio esordio politico con i Verdi per la Valle del Sabato. In questo momento noi abbiamo bisogno di coordinarci, altrimenti non arriveremo ad una soluzione. Serve indubbiamente uno scatto d’orgoglio ma la regia non può che essere Regionale. Il comune ci sarà sempre, ma dove possiamo arrivare da soli? La provincia, anche grazie a me, ha fatto un po’ di cose ma ora serve che l’istituzione di competenza se ne occupi. Deve divenire una vertenza regionale, perché è qualcosa che serve alla comunità e senza l’intervento diretto della Regione lo sforzo fatto per lo studio diventerà inutile. Su temi come ambiente, acqua, sanità pubblica, siamo tutti uniti in comune. Per cui dobbiamo parlarne e trovare soluzioni, coinvolgendo anche gli altri sindaci dei comuni interessati dalla vienda, sperando di trovarli tutti presenti. In questa battaglia non c’è bisogno di arrivare primi, c’è solo bisogno di fare. È il tempo di muovere una azione complessiva e unitaria. Abbiamo l’obbligo di farlo, come rappresentanti e come persone”

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