Sfruttando un canale di rifornimento privilegiato con l’Albania e l’Olanda riuscivano a inondare di droga le province di Salerno ed Avellino. Un giro d’affari stimato intorno ai 100mila euro mensili, smantellato dai carabinieri del comando provinciale di Salerno che, all’alba di oggi, hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelare nei confronti di 26 persone (11 in carcere, 9 agli arresti domiciliari e 6 con obbligo di dimora) residenti nelle province di Salerno, Avellino e Firenze.

La base operativa del gruppo era ad Acerno (Salerno), paese di 2700 abitanti dove “avevano creato una enclave da cui si muovevano e da cui svolgevano tutte le attivita’ criminose che si espandevano nella provincia salernitana e in quella avellinese”, ha spiegato il comandante Gianluca Trombetti.

“I rifornitori erano sodali sia italiani che stranieri che hanno portato nella provincia salernitana grossissimi quantita’ di stupefacenti. Gli irpini, persone di nazionalità albanese residenti a Montella, erano dei gregari che fornivano un contributo in termini organizzativi all’associazione presente in Acerno e zone limitrofe. I capi erano autoctoni, persone di Acerno. Alimentavano il mercato della droga nell’Avellinese”.

Le indagini sono partite nel giugno di tre anni fa e sono state coordinate dalla Dda di Salerno. L’attivita’ e’ risultata particolarmente complessa poiche’ molti degli indagati, per eludere i controlli, hanno fatto ricorso all’intestazione fittizia di schede telefoniche a persone ignare (circa 15) e all’utilizzo di smartphone di difficile intercettazione.

L’associazione, sfruttando i canali di rifornimento esteri, aveva una notevole disponibilita’ di cocaina, hashish, amne’sia e marijuana. Basti pensare che nel corso delle indagini sono stati sequestrati circa due chili di cocaina. La compagine criminale gravitava attorno ad Alfredo Cuozzo e Sabato Di Lascio, manager del gruppo che piu’ volte ha agito con metodi mafiosi sul territorio di Acerno: minacce, auto in fiamme e atteggiamenti aggressivi per imporre il loro predominio e allontanare organizzazioni rivali. Come quando alcuni componenti dell’associazione esplosero dei colpi di pistola verso un cavallo per indurre il proprietario a cessare le attivita’ di spaccio concorrenziali. Contrapposizioni che, in alcuni frangenti, hanno reso necessaria la mediazione anche da parte di esponenti criminali della provincia – tra cui il salernitano Ciro Persico – per giungere a una pacifica risoluzione del problema.

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