di Leonardo Festa, docente di storia e filosofia, Partito Democratico.

Fornire agli amministratori un nuovo strumento per misurare la ricchezza in termini valoriali e non strettamente economici: questo è l’ambizioso obiettivo di “Bilancio in Valore. Come si misura un’ora di gioia?”, ultimo saggio di Paolo Ricci, professore avellinese ordinario di Economia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Il testo, pubblicato con Maggioli Editore e scritto in collaborazione con Marco Maiocchi e Giorgio Turconi è stato presentato martedì 18 Febbraio presso la sala stampa di Montecitorio dagli autori e da autorevoli discussants: l’Onorevole Nunzio Angiola (VI Commissione Finanze), il Prof. Gaetano Manfredi (Ministro dell’Università e della Ricerca), il Prof. Enrico Deidda Gagliardo (Università degli Studi di Ferrara) e Davide Conte (Assessore al bilancio del comune di Bologna).

Secondo l’On. Nunzio Angiola bisogna superare la logica di mercato per cui una cosa assume un valore solo se è possibile pagare un prezzo: c’è una parte di valore che non traspare secondo questo paradigma. Un ente che fornisce dei pasti caldi per le persone bisognose mette in campo uno schieramento di volontari e costi di cui non teniamo conto, come comodati e utenze. Il ricavo figurativo che non si percepisce è una ricchezza prodotta. Diventa quindi importante costruire un approccio che trae spunto dalla vita e considerare il valore di una azione della pubblica amministrazione che riduce il rischio di devianza o lo stress.

Il Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi ha sottolineato come stiamo vivendo una trasformazione profonda nell’approccio alla crescita e allo sviluppo. Senza una visione sistemica in grado di rispondere alle esigenze delle persone, non è possibile assecondare il potenziale di crescita. Urge quindi un cambio di passo. La dimensione della crescita a trent’anni sarà ridotta, anche a causa dell’affermarsi di alcuni Paesi, e di conseguenza siamo chiamati a considerare nuovi parametri, come la qualità della vita, l’equità, il rispetto delle risorse naturali. Da un’analisi bibliometrica della produzione scientifica degli ultimi anni, risulta evidente come  l’approccio monetarista abbia monopolizzato l’attenzione degli studiosi, e tuttavia quando il dibattito si riduce diventa più facile sbagliare. È sfidante l’idea di calcolare nuovi impatti immateriali, come già testimoniano gli obiettivi 2030.

L’assessore al bilancio del Comune di Bologna Davide Conte ha ribadito che vediamo spesso la politica come un organismo criticato dai cittadini perché lavora per accontentare e non per rendere contenti. Si dovrebbe essere eletti con consenso e fare le riforme, e invece si utilizzano le azioni, le riforme, per creare consenso. La politica non deve accontentare, ma aiutare i cittadini a realizzare progetti di vita e costruire la storia di una comunità. Se diamo troppo valore allo spazio e non al tempo, non si dà un senso all’azione e al futuro. Bilancio in valore significa cambiare il paradigma: l’unità di misura di un assessore al bilancio non può essere l’euro, ma le persone con i loro progetti di vita. Questo significa maturare una visione di vita intergenerazionale, superare l’efficienza con l’efficacia, affiancare ai principi contabili i diciassette goals delle Nazioni Unite. Il bilancio non può essere solo una leva finanziaria, ma una leva di sviluppo.

Per il Prof. Enrico Deidda Gagliardo dell’Università degli Studi di Ferrara, la sfida è quella di riscrivere l’agenda politica dei Paesi per mettere la parola benessere in prima fila. Nel 1809 Jefferson scriveva che la cura della vita umana e della felicità devono essere i primi obiettivi legittimi di un buon governo, e molti anni dopo Robert Kennedy affermava che il PIL misura tutto eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Nel maggio del 2019, il premier neozelandese ha approvato il bilancio della felicità in cui vengono individuate priorità come la salute mentale e il contrasto al disagio. Del resto, a cosa serve rincorrere il Pil se poi consumiamo più psicofarmaci? L’Istat e il Cnel hanno iniziato a riflettere sul benessere dei cittadini, ma il problema fondamentale rimane il rapporto tra le scelte programmatiche di una amministrazione e l’orizzonte del benessere. Qual è il successo vero del reddito di cittadinanza? Il numero di beneficiari o la ricollocazione nel ciclo produttivo di diverse persone? Bisognerebbe creare valore pubblico e distribuirlo, considerando ogni forma di impatto: ambientale, sociale, sanitario. Pertanto bisogna osservare i processi non solo con gli occhi delle amministrazioni, ma anche con quelli dei cittadini: come si co-crea questo tipo di valore? In questo senso è interessante prendere in esame la cabina di regia Benessere Italia, in cui si mettono in dialogo soggetti diversi. Questa sfida di Public value policy ha bisogno di politici coraggiosi, in grado di ridare fiducia, di manager dal valore pubblico, abili nel riattivare la partecipazione e nel creare un sistema integrato che guardi al futuro. Ma per fare questo, vanno definiti prima i criteri di misurazione. Il testo di Ricci è uno strumento importante per gli amministratori. Non ricerca algoritmi, ma fornisce una mappa di posizionamento e una tabella di rilevanza per gli stackholders, grazie alle quali poter compiere scelte consapevoli. Abbiamo bisogno di questo, non di piani della performance autoreferenziali.

Secondo il Fisico Marco Maiocchi, docente alla Statale di Milano, la sfida è progettare il futuro, e guardare i dati come aspetti di processi complessi. Ai diciassette obiettivi di sviluppo sostenibile andrebbe aggiunta però una voce: la cultura. Giorgio Turconi ha poi presentato la sua esperienza amministrativa a Caronno Pertusella, comune che per primo ha sperimentato l’approccio presentato nel testo.

Nell’ultimo intervento, Paolo Ricci ha ribadito la necessità di attuare un ripensamento del rapporto tra Pubblica Amministrazione e cittadini. Il nostro è un paese che adotta sette sistemi contabili diversi e circa tremila capitoli di spese. Abbiamo inoltre abdicato incautamente al principio della specifica di bilancio. Il tema del saggio è cosa misuriamo, come lo comunichiamo, e come questa comunicazione arriva e viene percepita. La nostra, del resto, è una fase caratterizzata da una rinuncia alla complessità e parallelamente da una accelerazione dei  fenomeni percettivi, come illustrato nel saggio “I rischi della percezione”. Dobbiamo cominciare a misurare cose che prima non misuravamo, di mettere al centro nuovi valori, sfidando la complessità della misurazione. Abbiamo la necessità di cominciare a parlare di banche dati aperte e di diffusione della conoscenza. La metrica che ha dominato mostra di essere fallace: parliamo di sostenibilità ancora nella gabbia di una governance economica che prevale sulla governance politica. È difficile sapere cos’è un’ora di gioia per un nostro simile, ma è evidente che dobbiamo spostare l’attenzione sulle comunità. La necessità è quella di trovare, una volta messi al centro dei valori, elementi fattuali che possano cambiare le cose. Il Pil serve, come servono una serie di regole a presidio della contabilità. Tuttavia il tema non è sostituire, ma integrare, creare modelli che aggiungano informazioni.

La presentazione è stata conclusa con la visione del video del discorso del Presidente dell’Uruguay José Alberto Mujica Cordano alla conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile, tenutasi a Rio il 20 Giugno 2012.

L’ultimo saggio di Paolo Ricci rappresenta a tutti gli effetti un manifesto politico. È una utilissima guida per gli amministratori pubblici locali, e contiene utili indicazioni sulla necessità di valutare le implicazioni della concessione di spazi e contribuzioni ad associazioni e gruppi organizzati del territorio. Soprattutto ridefinisce i rapporti tra politica ed economia, indicando obiettivi ampi come il benessere per l’individuo e la collettività. A sud di Milano il Biv è già realtà. L’auspicio quindi è che presto nella nostra città si possa sconfessare il Nemo propheta in patria. La parentesi politica del professore Ricci in qualità di assessore al piano strategico è riconosciuta unanimemente come uno dei momenti più entusiasmanti per la nostra comunità. Il compito della politica è ora quello di accogliere la sfida di questo saggio e renderla prassi.

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