Un libraio è un re, un re non può essere un libraio” si leggeva sui bellissimi segnalibro che a Natale Tonino Petrozziello donava ai clienti più affezionati negli anni d’oro della sua Libreria, che spalancava le porte del regno fatato dei libri guardando il Corso e la Villa Comunale. 

Oggi, quel libraio/re non c’è più. La triste notizia della sua prematura e improvvisa dipartita, consegna ora quel luogo e il volto di Tonino alla custodia amorevole dei ricordi di ognuno di quelli che ne varcavano la soglia per trovare il sorriso e la signorile cortesia dell’unico autorizzato a potersi fregiare degnamente dell’appellativo di “libraio”. O, per meglio dire, di mago delle pagine, di signore dei volumi, di cavaliere delle parole, di conoscitore di versi poetici, di esploratore di saggi e di saggio consigliere di letture sempre nuove e stimolanti. 

Si, per me Tonino era egli stesso un personaggio letterario: il suo passo felpato, la voce morbida e gentile, la cortese discrezione con cui attendeva che tu sbirciassi il libro che ti aveva appena consigliato, il lampo che gli illuminava gli occhi mentre parlava di qualcosa che lo divertiva o la solennità con cui ti affidava una sua nuova scoperta, sicuro che ti avrebbe fatto fare una magnifica figura con la persona cui avevi deciso regalare un libro, tutto questo era Tonino e molto di più.

Amore, passione, conoscenza, parole che, se riferite ai libri, sembrano appartenere all’Evo precedente; solo librai come Tonino, degni cioè di questo nobile titolo, avrebbero potuto sfidare la prepotenza dei grandi distributori digitali, recuperando il rapporto con il cliente di cui un libraio come lui conosceva gusti e idiosincrasie, di cui raccoglieva le confidenze, cui dispensava consigli che spesso partivano dai libri per poi passare alla vita, ai sentimenti, alle gioie e alle tristezze che, con piacere, si potevano condividere con un amico così intelligente, sensibile, discreto e attento.

Franco Arminio

“Era da un po’ che non lo vedevo e ne sono addolorato. Tonino infatti è stato il mio primo libraio – ricorda lo scrittore Franco Arminio – e anche l’unico, perché poi ho comprato libri in tanti posti, luoghi però anonimi. Da Tonino, oltre ai libri, ho conosciuto un libraio. Per me, allora ragazzo, che spesso venivo appositamente da Bisaccia ad Avellino per lui, era bellissimo fermarmi a parlare di libri, a fare scoperte di nuovi autori. Ai tempi diede un grande impulso ad una delle mie prime pubblicazioni, un libretto intitolato “Atleti”, è un pezzo di Avellino cui ero molto legato. Il suo ricordo per me si sposa con quello di un altro grande uomo di cultura che è scomparso, Elio Sellino. Ecco lui e Petrozziello, due pezzi di una Avellino che non c’è più e la cosa mi rattrista. Prima di morire Tonino  è stato in un certo senso sconfitto da un mondo che non ama i libri, che non ama ciò che lui amava, quello che ha fatto però resta. Il suo percorso terreno è segnato dalla sua serietà, alla sua passione che lo terranno a lungo nella mia memoria”.

Bruno Ruffilli

Scrive su Facebook un commosso ricordo Bruno Ruffilli, che della libreria di Tonino fu uno dei più accaniti frequentatori prima di prendere il volo diventando giornalista di tecnologia per il quotidiano La Stampa: “Modesto, paziente, gentile: Tonino non era quello che si dice un protagonista della cultura avellinese. Ma, negli anni Ottanta e Novanta ancora senza internet, era lui che scovava libri introvabili, suggeriva saggi, romanzi e poesie da leggere e soprattutto metteva in contatto persone. Il comun denominatore era la passione per la lettura, certo, ma qualsiasi interesse artistico in realtà andava bene. Fu così che, contro ogni buonsenso e ogni logica commerciale, quell’antro buio all’inizio del Corso diventò una libreria moderna e luminosa, il rifugio dove trovar consolazione agli inverni desolati e alle estati afose. Divenne per un po’ il crocevia di una specie di rinascita di Avellino, in cui non sperava più nessuno, quasi nemmeno quelli che ne furono gli artefici. Lui, che nel frattempo non era più solo, tesseva trame, accostava individui, immaginava incontri. E li realizzava, talvolta, consapevole di avere tra le mani un potere che nessuno poteva togliergli. Lo aveva scritto, con una frase di Elias Canetti, anche in quei segnalibri che mille volte ho disegnato per lui: “Un libraio è un re, un re non può essere un libraio”. Addio, Toni, e grazie”.

Emilia Bersabea Cirillo

“Oltre al dispiacere per una persona che va via prematuramente – commenta la scrittrice Emilia Bersabea Cirillo – sento anche il dispiacere per un pezzo della “mia” Avellino che scompare. Tonino infatti è stato “il libraio” della nostra città e la sua libreria è stato un vero e proprio miracolo, un luogo dove ci si incontrava, si parlava di libri, si conoscevano autori, era un vero luogo del cuore. In questi anni la sua libreria ci è mancata, lui ha lottato per il suo sogno ma poi ha dovuto arrendersi alla storia, al mercato che è cambiato, alla sempre minore propensione delle persone alla lettura, insomma a tutto ciò che sta sterminando le piccole librerie da alcuni anni a questa parte. Mi piace però ricordare anche il suo amore per la terra e per il dialetto irpino, in estate a volte amava portarci dei pomodori coltivati con tanto amore da lui nella sua campagna e lo sentivo chiamare le cose con termini dialettali arcaici a me spesso sconosciuti”.

Franco Festa

Anche lo scrittore di noir, Franco Festa, grande amico di Tonino, ne inquadra il ricordo anche nell’ottica più generale del tempo presente: “Con la scomparsa di Tonino va via il testimone di una stagione felice della città, di una dimensione della cultura che si identificava in un luogo. Con lui tanti facemmo la scoperta che una libreria può anche essere altro da un luogo ove recarsi per acquistare un libro, ma un punto di incontro, di nuove conoscenze, di dibattiti animati, di scoperte di altre dimensioni. La piccola città rompeva le sue mura, si collegava alle grandi questioni nazionali e internazionali, si apriva al mondo. E Tonino era il sapiente collante di tutto questo, con il suo garbo, la sua curiosità sempre viva, i suoi consigli di lettura. Ne va dimenticato il suo impegno con Immaginazione, costante e attivo. È una perdita terribile, il de profundis per una città in agonia”.

Antonella Silvestri

Antonella Silvestri, giornalista atripaldese da molti anni nelle fila del magazine TV Sorrisi e Canzoni, si rammarica di non averlo visto per molti anni, complice il trasferimento a Milano, ma il ricordo è ancora molto vivo: “Quando dico Tonino Petrozziello, penso ad uno spazio pieno di libri. Ad un uomo colto, competente e tanto gentile. Da ragazzina se prendevo un libro ‘sbagliato’ mi invitava a riflettere e a sceglierne uno più interessante e più vicino – come diceva lui – alla mia sensibilità. ‘No, questo proprio no’ mi diceva proponendomi subito un titolo alternativo. Tanti autori li ho scoperti grazie a lui”.

Simonetta Fontana

Grande divoratrice di letteratura antica e contemporanea, Simonetta Fontana, docente di latino e greco al Liceo Colletta, ricorda con affetto Tonino: “Tonino non era un librario, ma IL libraio. L’ho conosciuto quando ancora c’era la libreria di suo padre, ho poi condiviso l’entusiasmo dell’apertura della sua libreria, che in breve tempo è diventato un luogo di incontro per lettori avellinesi di tutte le età. Si andava alla libreria Petrozziello per girare tra i libri, per aprirne qualcuno e leggere qualche pagina, per chiedere consiglio a Tonino: che c’è di nuovo? Che libro regalo? E lui, con il suo garbo, il suo tono di voce sempre basso e quasi sussurrato, ti dava il consiglio personalizzato, competente, perché lui i libri li leggeva tutti e conosceva tutti i lettori avellinesi, nei loro gusti e nei loro interessi. In fondo la storia della sua libreria è coincisa con la parabola della città, il progressivo scomparire del commercio storico avellinese, la fine di una certa idea di comunità che ci ha accompagnato negli anni della giovinezza ed anche oltre e di cui lui è stato interprete colto e raffinato”.

Massimo Zeccardo

Altro grande frequentatore della libreria di Tonino Massimo Zeccardo, bancario con la passione per la musica classica e la letteratura mitteleuropea, che così lo ricorda:”Per anni con il suo sorriso e la sua voce calma, ci ha accolto nella sua libreria, forse non fornita come quelle attuali, ma abbastanza spaziosa da consentire ai suoi amici/clienti, di fermarsi a chiacchierare. Sempre pronto a mettersi a caccia di libri introvabili, quando internet non  esisteva ancora, a soddisfare ogni esigenza, anche quelle dei clienti più esigenti. Negli ultimi anni la sua era un’ostinata resistenza, immutata la gentilezza, sempre più vuoti gli scaffali. Lo incontravo ornai sempre più di rado, sorridente e senza mai una parola di rancore per quella chiusura della libreria che era una parte non piccola della sua vita. Un volta all’anno mi portava ad assaggiare i pomodori del suo orto, passione appresa dal papà vecchio collaboratore della libreria Leprino. Che peccato”.

Mario Alifano

“Quando ci incontravamo amavamo cimentarci nei calembour – ricorda l’architetto e pittore Mario Alifano – era il nostro gioco preferito, giochi di parole in cui lui era bravissimo, era il nostro modo di sdrammatizzare. Mi mancheranno la sua intelligenza e la sua arguzia”.

 

 

Michela Mancusi

“I libri che spolvero sono i saggi di Pasolini, i romanzi di Beppe Fenoglio, Sartre, Simone De Beauvoir e ancora altri suggeriti da lui – ricorda Michela Mancusi, presidente dello Zia Lidia Social Club – in quel posto, dove non si andava a comprare libri ma a curarsi, a rifugiarsi e a star bene. Si andava a prendersi il tempo, quel tempo che con lui scorreva lieve. Da quando non c’è più la libreria “Petrozziello” non ho più la mia libreria, ora che non c’è più lui sento di aver perso la mia città di riferimento, quel pezzo di città che mi teneva stretta a quel tempo lieve ma ancora aperto a grandi possibilità e ad altre speranze. Come quella (ne abbiamo parlato di recente) di organizzare una grande manifestazione all’ex Eliseo sul 1968. Non so se mai avremmo potuto realizzarla, ma so di certo che, se ne avessimo avuto la possibilità, sarebbe stato lui il punto di partenza. Perché Tonino è la parte migliore dell’Avellino che siamo diventati e che oggi resta.

Le esequie si terranno domani, 20 febbraio, alle ore 15 presso la Chiesa di San Ciro.

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