È stata definita una “foresta di pali” quella che è cresciuta sui marciapiedi avellinesi negli ultimi giorni, quando i lavori per la metropolitana leggera sono ricominciati lungo le strade centrali del capoluogo, ovvero quelle interessate da un transito più frequente di pedoni e una maggiore concentrazione di negozi. Prima sono arrivate le profonde buche circondate di cemento, poi sono spuntati grossi e pesanti pali grigi alti due piani, piazzati a pochi metri dai balconi, in prossimità degli esercizi commerciali, al centro delle rampe per i disabili o nel bel mezzo dei marciapiedi, costringendo chi vi passeggia a uscire in strada per aggirare l’ostacolo. La cosa ha fatto infuriare i residenti e i commercianti delle zone che saranno interessate dal transito della metro leggera, secondo i quali, quando non costituiscono un ostacolo per l’accesso ai negozi, i pilastri potrebbero essere utilizzati come appiglio dai ladri per introdursi in casa dal balcone.

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Metro leggera

Ma secondo Palazzo di Città portare avanti il progetto ereditato da Di Nunno, e andato avanti di amministrazione in amministrazione, finché la patata bollente non è arrivata nelle mani di Foti e dei suoi assessori, è necessario anche a queste condizioni. Pena non solo la perdita dei fondi assegnati, ma anche la restituzione di quelli già spesi. E non si sta parlando di pochi spiccioli. Ventiquattro milioni e 400mila che per il 60 per cento arrivano dal Ministero e per il resto vengono assegnati dall’Unione Europea, necessari ad acquistare un parco mezzi da undici veicoli che circolerà su una tratta di undici chilometri, dalla rotonda di borgo Ferrovia a rione Valle, andata e ritorno. (Guarda il video in fondo) Un tragitto che dall’ex stazione ferroviaria proseguirà lungo via Francesco Tedesco, via Circumvallazione, via Guerini, via Testa, piazza D’Armi, via Colombo, via Cavour, per poi attraversare rione Valle e tornare verso il centro costeggiando la caserma dell’esercito e quella dei carabinieri. Da qui i mezzi approderanno a via Roma e all’altezza della biblioteca Provinciale si sganceranno dai fili elettrificati per proseguire grazie a un motore a diesel fino a piazza Castello. Un chilometro di tratta, quella nel centro storico (via Roma-piazza Libertà-via Nappi), dove nessun pilastro sarà installato.

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mappa

Le ultime zone interessate dai pali, che con una mensola dovranno sostenere i cavi di rame elettrificati ai quali dovrà agganciarsi successivamente la metro leggera, sono state via Roma, dove si intrecciano alla nuova illuminazione, piazza D’Armi, e via Guarini – via Testa (leggi qui), dove un esercizio commerciale è stato circondando da tre buchi, due dei quali pare non siano utilizzabili. E non è questo l’unico caso in cui si è scavato “a vuoto”. Dall’incrocio di via Guarini fino al Tribunale, informano dal Comune, il progetto iniziale prevedeva una tratta autonoma sgombra dai fili del circuito elettrico, ma dal Ministero è arrivata una direttiva per la massima elettrificazione possibile che quindi ha interessato anche un’area difficile per la presenza di molti esercizi commerciali. Qui come altrove i pali sarebbero potuti essere più bassi ma la volontà dell’amministrazione è spostare l’illuminazione pubblica sui supporti per i fili della metro in modo da togliere di mezzo quantomeno i lampioni dai lati delle strade. Una scelta che però ha aumentato l’altezza dei pali di circa un metro, senza il quale alcuni di questi non sarebbero arrivati al secondo piano dei fabbricati.

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MNetro leggera 1

 
Pali non allineati e posizionati al centro di marciapiedi e scivoli per disabili: c’è un perchè.
Passeggiando lungo le vie cittadine è possibile avvistare diversi scavi prima eseguiti e poi coperti con un coperchio di legno, a volte precario, come all’incrocio di via Circumvallazione con via Guarini. La ragione, dicono a Palazzo di Città, sta nel fatto che non si possiede una pianta precisa dei sottoservizi che attraversano sotterraneamente la città di Avellino. A volte quindi si è scavato trovando una fognatura o un circuito elettrico che non potevano essere toccati. Ora considerando il rispetto di un interasse di venticinque metri che ha portato a scelte obbligate ci si spiega perché a volte i pali spuntino nei luoghi che il buon senso suggerirebbe i meno opportuni: davanti alle rampe per disabili, di fronte alle vetrine e agli ingressi o lungo marciapiedi troppo stretti per contenerli.

Insomma, nell’attesa di valutare l’impatto ambientale di un’opera che pure molti considerano datata e costosa dal punto di vista della manutenzione, restano parecchi dubbi sulla fattibilità dell’intervento, e le proteste di residenti e commercianti sono lì a testimoniarlo. Ma secondo l’amministrazione è necessario andare avanti e partire. Quindi fari puntati sulla scadenza di giugno quando la metro leggera sarà dopo tanti anni inaugurata.

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