Chiusi nei centri di accoglienza attendono la fine del lockdown guardando al futuro ancora con minori certezze. Della condizione dei migranti in questa emergenza sanitaria mondiale si è parlato poco o niente. Il problema si è riproposto con la ripresa degli sbarchi ma sul territorio nazionale sono centinaia di migliaia ad essere ospitati nei centri di accoglienza. Gli invisibili di questa emergenza alla pari dei senzatetto, immuni al Coronavirus per le istituzioni.

In Irpinia insistono una decina di centri ed ospitano in media una ventina di persone. Potenziali focolai alla pari degli sfortunati delle Rsa, in un mondo senza distinzioni tra essere umani. Non si registrano casi di positività, merito di ospiti che osservano la quarantena e operatori, nonostante l’assenza di dispositivi di protezione. Un problema segnalato da tempo alla Prefettura di Avellino che avrebbe dovuto ottemperare alla consegna dei dispositivi di sicurezza personale ai responsabili dei Cas. Ma fino alla giornata di ieri, ad oltre un mese dall’inizio dell’emergenza in Irpinia, non sarebbero stati forniti.

Lo conferma Letizia Monaco, presidente dell’associazione Comunità Accogliente, impegnata da anni in attività per favorire l’integrazione anch’esse fermate dal lockdown. “Sono in contatto con alcuni ragazzi, i dispositivi non sono stati ancora consegnati. Avrebbero bisogno di mascherine, guanti e disinfettante. Per i Cas sono a carico della Prefettura ma fino a ieri non era arrivato nulla”. L’associazione ha fornito le mascherine al centro di Mercogliano “erano 15 per 25 ospiti, gli altri hanno provveduto autonomamente. E poi sappiamo non durano in eterno”. Vivere nei centri di accoglienza non è come vivere in hotel nonostante campagne demagogiche, in alcune circostanze mancano beni di prima necessità, l’acqua calda ad esempio. Anche lavarsi le mani, pratica sollecitata dall’organizzazione mondiale della sanità per evitare il contagio non è scontato. In alcuni centri, in queste condizioni vivono anche madri con i loro bambini. Le attività previste dai protocolli dell’accoglienza sono giustamente proseguite, o meglio non potevano fermarsi. Operatori e mediatori culturali continuano a prestare la loro opera con il rischio reciproco di contagio. Dallo screening sanitario di massa i centri di accoglienza sono stati esclusi. Peggior sorte agli immigrati che hanno finito i loro percorsi nei centri di accoglienza e vivono in attesa del permesso di soggiorno senza alcun diritto o tutela. Da clandestini. Per tutte queste persone costrette a vivere nel limbo buroratico è stata avviata una raccolta firme per chiedere immediatamente una sanatoria e dargli il permesso di soggiorno, a cui ha aderito anche Comunità Accogliente. (CLICCA QUI PER FIRMARE).

“Lo chiediamo per tutti gli immigrati sul territorio italiano. Per le persone fuori dal sistema dell’accoglienza in questa emergenza sanitaria. Vanno regolarizzate per la loro e la nostra sicurezza”. In Irpinia sono numerosi i richiedenti asilo ad attendere la decisione della Cassazione per la richiesta di soggiorno. “Vanno avanti a rinnovi semestrali, se dovessero scadere senza alcuna decisione presa si troverebbero per strada da clandestini”. Il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese ha proposto la sanatoria solo per i braccianti agricoli. “Noi la chiediamo per tutti – continua Monaco – ma c’è comunque chi si oppone anche a quella parziale”. In Irpinia sono pochi i lavoratori impiegati in agricoltura, molti di più quelli nella ristorazione “alcuni di loro sono in cassa integrazione” ma numerosi quelli rimasti nel limbo con contratti a termine scaduti e senza alcuna forma di sostentamento. “Chi è uscito dall’accoglienza ed era in prova o non aveva lavoro non ha diritto a nulla. Sono nelle stesse condizioni dei disoccupati, senzatetto, gli ultimi gli invisibili a cui nessuno ha pensato e abbandonati al loro destino. Mi auguro si riesca a fare qualcosa, il reddito di quarantena”. Ma c’è anche chi era riuscito ad inserirsi in contesti lavorativi “alcuni hanno preso casa, lavoravano e riuscivano a mantenersi. Adesso sono a reddito zero e stanno facendo fronte con quello che erano usciti a mettere da parte. Troveranno delle difficoltà, come tutti, per reinserirsi nel mondo del lavoro. E’ per questo che chiediamo una sanatoria subito ed il permesso di soggiorno. Quando tutto sarà finito dovranno avere l’opportunità di poter lasciare questo paese e crearsi un futuro. Oggi questo diritto gli è negato”.

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