Avellino – Una richiesta di aiuto rivolta a cittadini e istituzioni: «Non abbiamo mascherine e altro materiale per mettere in sicurezza dipendenti e utenti». Aldo Nargi, presidente della casa di riposo “Alfonso Rubilli” si rivolge a quella città che «una volta prestava più attenzione a noi» per chiedere una mano a superare questa fase emergenziale.

Al momento il “Rubilli” è completamente off-limits e gli ospiti sono stati isolati dal Coronavirus, grazie a iniziative prese prima che l’emergenza esplodesse. «Già prima delle ordinanze, visto che sono medico, ho preferito prevenire tutto, impedendo ai familiari di accedere alla casa di riposo se non in casi eccezionali e con mascherine e guanti», spiega Nargi. «Adesso, invece, è completamente impossibile visitare i propri parenti – sottolinea. E’ vietato entrare ed è vietato, per chi sta dentro, uscire a meno di casi eccezionali, ma sempre con tutte le attenzioni necessarie».

Misure drastiche ma che si sono rese indispensabili visto che, proprio gli anziani, sono le persone maggiormente a rischio. «Il personale, grazie anche all’addetto alla sicurezza, è stato istruito sull’utilizzo di mascherine, guanti e disinfettanti. Ad oggi, grazie a Dio, la casa di riposo è molto protetta». Da oltre un mese, insomma, gli ospiti del “Rubilli” vivono in una condizione di isolamento necessario, ma Nargi sta per mettere in campo misure che possano alleviare in qualche modo questa fase. «Ho intenzione di creare un sistema di videochiamate per consentire alle persone anziani anche di veder i propri parenti e non solo di sentirli».

Al “Rubilli”, insomma, sono state prese tutte le misure necessarie per evitare che il virus entri nella struttura, ma Nargi denuncia una sorta di stato di abbandono a cui è stata relegata la casa di riposo. «Ho già avuto modo di lamentarmi con chi di dovere, siamo stati abbandonanti da tutti, istituzioni e cittadini. Una volta il “Rubilli” era molto considerato e le persone erano più buone verso di noi. Ci troviamo in una situazione di difficoltà, abbiamo pochi strumenti di protezione. I nostri dipendenti lavorano con abnegazione, ma usando mascherine di fortuna. Purtroppo non riusciamo a trovarne. Ho provato ad acquistarne qualcuna, ma non sempre sono efficienti. Stiamo facendo di tutto per mettere in sicurezza il personale».

Un primo appello era già partito nei giorni scorsi e aveva sortito qualche effetto: «C’è stata una farmacia che ci ha mandato una decina di mascherine», spiega Nargi, ma chiaramente serve un impegno più consistente soprattutto da parte delle istituzioni. «Prima delle ordinanze ho provveduto a mettere in sicurezza i nostri ospiti. Qui abbiamo cardiopatici e immunodepressi. Se entra il virus nella casa diventa pericoloso. Basta un solo contagio per trasformare il “Rubilli” in un focolaio – sottolinea Nargi. Da buon medico ho cercato di prevenire prima di curare. Ho agito prima e ad oggi ci troviamo senza contagiati. Ma basta un solo caso e dobbiamo mettere in quarantena i dipendenti oltre a dover provvedere a far ricoverare gli anziani, andando ad intasare gli ospedali. Insomma diventerebbe un bel problema».

Una vicenda da non sottovalutare, dunque. «Le case di riposto vanno protette. Finchè non succede il guaio sembra che vada tutto bene, ma qui, ripeto, ci sono persone anziane. Se uno prende un’infezione è la fine per tutti». Al momento gli ospiti del “Rubilli” vengono tenuti sotto osservazione secondo quelle che sono le caratteristiche della casa di riposo: «Noi non abbiamo una struttura medica, siamo una ex Ipab, una casa albergo – spiega Nargi. I medici sono quelli di famiglia degli anziani. Quando c’è una necessità passa il medico di famiglia. Di certo teniamo sotto osservazione i nostri ospiti tramite i dipendenti e soprattutto gli Osa e le suore presenti, quindi monitoriamo le loro condizioni. I medici fissi non li teniamo non perchè non ci sono, ma perché non li dobbiamo avere non avendo noi direttore sanitario. Questa è casa albergo e i medici sono quelli famiglia».

L’appello, dunque, è a prestare maggiore attenzione alla casa di riposo perché, se finora le precauzioni prese si sono rivelate utili, è indubbio come vadano supportate da altri aiuti. «Abbiamo fatto tutto quello che potevamo per mettere in sicurezza la struttura, di più non possiamo fare. Se ci vengono a mancare mascherine e disinfettanti diventa difficile proteggere i nostri ospiti e i nostri dipendenti. Noi non riceviamo finanziamenti né regionali né comunali, io e il resto del Cda non siamo stipendiati – sottolinea Nargi. Ci manteniamo con le rette che ci vengono versate, ma con tutti i lavori che abbiamo fatto, soprattutto in estate, abbiamo terminato le riserve. Anzi ho pregato i parenti dei nostri ospiti a versare in anticipo le rette per poter avere soldi a disposizione. Prima il “Rubilli” godeva di più considerazione in città. Chiediamo aiuto alle istituzioni e ai cittadini. Molti, giustamente, si stanno preoccupando di sostenere gli ospedali, ma anche noi siamo una struttura parasanitaria e abbiamo bisogno di mascherine e quant’altro».

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