C’è la sagoma di Neil Young nella copertina di On the Beach: di spalle, in lontananza, è sulla spiaggia di Santa Monica in California, osserva il mare. E dietro di sé, oggetti e ideali immersi nella sabbia di un’epoca passata – la Cadillac sepolta in una duna, un quotidiano che apre con lo scandalo Watergate e una lattina di birra Coors –; ma è proprio tutto quello in cui si è inciampati – un po’ per caso, ma anche “per gioco o forse per amore” – che viene in soccorso per mettere a fuoco la visione, l’oceano davanti a sé.

Motivo in più per Luca Buonaguidi e Salvatore Setola di rendere omaggio al capolavoro del 1974 con la copertina del loro libro, Ambulance Songs – Non dimenticate le canzoni che vi hanno salvato la vita (ed. Arcana); un testo che non si propone di mettere voti ad Alan Vega o Nick Drake, che non vi parlerà del secondo violino delle registrazioni di Pet Sounds, né tanto meno del numero di scarpa per Bob Dylan durante il concerto di Newport, ma un’indagine approfondita sulla poesia e sul senso, “un’erotica della musica che deponga le ostilità dell’interpretazione in favore del sentimento”, cambiando prospettiva e rimettendo al centro le canzoni e – le emozioni – che salvano la vita. Una passeggiata sul bagnasciuga con una tracklist di trenta e più canzoni – come suggerisce il richiamo alla narrazione di Nick Hornby – parlando di tutto: dai dadaisti del Cabaret Voltaire, all’irripetibile nonsense e appetito di distruzione dei canoni di Battisti e Panella, passando per Musicofilia di Oliver Sacks.

Complice una veloce variazione di stili, passando dal racconto personale, al biopic, arrivando ai componimenti in versi, le citazioni e gli stralci – come per Il primo dio di Emanuel Carnevali (ed. Adelphi) – Ambulance Songs restituisce anche un perfetto profilo dell’appassionato di musica, eternamente marchiato dalla nostalgia del passato –  moto struggente, secondo soltanto alla saudade brasiliana – che non rinuncia all’ironia per descrivere le sue passioni – “Noi malati di rock siamo animali strani: stiamo lì a menarcela tanto coi critici (le cialtronate di Scaruffi, il decano italiano Bertoncelli, l’inarrivabile stile di Lester Bangs) e poi a illuminarci (sui Nirvana ndr.) è il primo drogato che passa” – sempre alla ricerca dell’epifania sul senso del testo e della vita – il racconto on the road su I offered it up to the stars and the night sky dei Dirty Three ne è un perfetto esempio – , e il desiderio ricorrente di rinchiudersi nella cameretta di quando si era ragazzi o andare a caccia delle intuizioni di David Bowie sulla Transiberiana.

Un libro con grandi slanci, che lega la bellezza per il creato di Nick Drake all’ottimismo leopardiano riletto da Francesco De Sanctis, senza abdicare alla leggerezza, anzi, incoraggiando la curiosità, la lettura e la ricerca di nuovi ascolti.

 

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