Avellino – Anche ad Avellino sbucano le Sardine, sulla scia di quanto avviene in tutta Italia. Gruppi di persone provenienti da esperienze diverse, unite dalla repulsione verso odio e razzismo, ma anche da una convinzione «non siamo per l’antipolitica, anzi vogliamo che la politica italiana si svegli», così come spiegano i portavoce di Sardine dell’Irpinia, Mariachiara Nazzaro, Stefano Iannillo e Claudio Petrozzelli che, dopo una breve presentazione, nel corso dell’intervista non faremo più distinzioni tra di loro perché la volontà è intervistare le Sardine dell’Irpinia.

Mariachiara Nazzaro
Le mie esperienze sono variegate, provengo dal mondo delle associazioni culturali e dell’attivismo civico, ho fatto parte del movimento Occupy Avellino. Non sono mai stata legata a un partito, ma questo non è un vanto, solo un dato di fatto. Aderisco al movimento delle Sardine perché abbiamo bisogno di riunirci in un momento di dispersione totale, nel quale ci sentiamo tutti un po’ confusi e storditi. Questo permette a chi fa mala politica di marciarci sopra e approfittare del nostro stordimento. Aderire alle sardine è un modo per dire “ci sono, sono ancora attenta, sono ancora vigile”.

Stefano Iannillo
Sin dai tempi della scuola ho preso parte attivamente a vari movimenti e organizzazioni studentesche, non trovando mai uno sbocco in alcun partito. Faccio parte dell’Arci e della Rete SoMa. Abbiamo notato che le persone, quando sono lasciate sole, tendono ad alimentare i discorsi di odio. Aderisco al movimento delle Sardine perché penso sia arrivato il momento di scendere in piazza per contrastare questo sentimento di solitudine. È il momento di costruire un discorso comune per superare insieme le condizioni difficili in cui questa terra vive.

Claudio Petrozzelli
Non mi definisco un attivista politico, anche se mi interesso dell’argomento, purtroppo in questi anni non avendo avuto un riferimento ho sempre visto da lontano qualsiasi movimento che nasceva. Da un paio di anni sto cercando di essere più attivo. Sono di Cesinali e qui, con altri ragazzi, ho dato vita a un’associazione culturale dove cerchiamo di creare un laboratorio di idee per migliorare la vivibilità del paese. Ho aderito al movimento delle Sardine perché c’è bisogno di una risposta all’odio, al razzismo, ma oltre a questo vogliamo risvegliare alcune realtà politiche che in questi anni hanno un pochino dormito. Non ci prefiguriamo come un movimento partitico, ma facciamo tutti politica. Vogliamo ritornare a parlare di soluzioni alle problematiche reali.

Vi provoco subito, le Sardine sono un movimento populista?
Diciamo popolare più che populista. Il populismo è qualcosa di vago, generico. Noi non siamo antipolitica, anzi vogliamo fare politica e cercare di stimolare un dibattito politico.  Essere popolari significa che tutti insieme si può discutere e trovare una soluzione, usando un linguaggio semplice, ma portando avanti dei contenuti. Finora invece abbiamo assistito all’utilizzo di linguaggi semplici, ma senza contenuti e col solo scopo di arrivare alla pancia delle persone, senza che qualcuno proponesse soluzioni ai problemi perché si preferisce andare in televisione a parlare di gattini e porti chiusi.

Negli anni abbiamo assistito a tanti movimenti nati dal basso: Vaffa Day, Forconi, Popolo Viola. Voi Sardine perché vi considerate diversi da loro?
Già la parola “Vaffa” segna una differenza. Noi, nel dire che siamo contro qualcosa, identifichiamo anche cosa siamo: antirazzisti, anti odio verbale e fisico. Il “Vaffa” invece urlava contro tutti, ma non identificava se stesso. Aveva un nemico generico che era semplicemente la politica. Noi invece proviamo ad esprimere un sentimento comune contro una destra che è sempre più medievale. Ovviamente siamo agli inizi, non sappiamo dove andremo a finire, ma già il fatto che si parli di politica utilizzando altri binari è di per sé una vittoria, insieme al fatto che le persone si stacchino dalle tastiere per guardarsi negli occhi scendendo in piazza. Soprattutto le Sardine stanno dimostrando che esiste una parte del Paese che è contro all’odio e al razzismo, fenomeni in ascesa in Italia e in tutta Europa.

Quanta responsabilità hanno politica e partiti italiani di fronte a questa ascesa?
C’è un’analisi da fare: la Lega non è un partito che nasce adesso, ma negli anni Novanta ed è a vocazione regionale. Se è passata dal 3-4% al 38% vuol dire che ha preso i voti dalle altre parti, ad esempio chi votava Pci e oggi si sente abbandonato da quella area politica che non va più a parlare nelle fabbriche o nelle piazze. La Lega, con i suoi slogan privi di contenuti, è andata a prendersi le persone aizzandole contro chi sta peggio di loro. Molte persone si sentono abbandonate dalla classe politica e, appena vedono un personaggio forte, vengono ingannati dalla speranza che possa essere la persona che salverà l’Italia. L’errore della sinistra italiana è che c’è stata troppa dispersione, spesso per mantenere la propria roccaforte, questo è anche sintomo di immaturità politica.

Se i partiti tradizionali di sinistra non vi convincono, non lo fa nemmeno una forza moderna come il M5s. Perché?
All’inizio aveva l’idea del rinnovamento, poi l’ha persa. Il problema di base è che il M5s nasce come antipolitica e questo è sbagliato. Noi invece non siamo assolutamente antipolitica, anzi chiediamo una politica che ci rappresenti.

Che sensazione avete di fronte ai grillini, compreso i parlamentari, che oggi esaltano le Sardine ma fino all’altro ieri governano con Salvini e votavano i suoi decreti sicurezza?
L’elettorato non è ben identificabile, il M5s ha pescato un po’ ovunque, sicuramente c’è tanta gente delusa dalla sinistra, ma penso che oggi il Movimento abbia perso questo parte di questo elettorato. Per quanto riguarda i parlamentari credo che non abbiamo molto spessore. Se fossi stato un elettore 5 Stelle sarei arrabbiatissimo. Mandare a quel Paese l’attuale classe politica non vuol dire farsi rappresentare da persone senza uno spessore, nemmeno culturale. Loro inizialmente hanno interpretato bene un sentimento di cambiamento dello scenario politico che altri invece non avevano percepito, ma una volta arrivati nelle istituzioni si sono arroccati al potere invece di cambiarlo. Quindi ieri erano alleati con la Lega, oggi con il Pd e domani chi lo sa. C’è chi ha scritto e votato i decreti sicurezza, mentre oggi vuol lo Ius Soli. Ma vale anche per il Pd perché oggi governa con chi ha contribuito ai decreti sicurezza. C’è un controsenso e paradosso continuo da tutti i lati che alla fine stanca le persone.

Parliamo del flash mob del primo dicembre. E’ contro una persona o contro un’idea?
Sicuramente contro un’idea, poi che venga portata avanti da determinati partiti e personaggi è abbastanza chiaro e non c’è nemmeno bisogno di nominarli. Se l’idea di fondo è combattere odio, razzismo e tutte le politiche che puntano sulla falsa paura degli italiani è chiaro che andiamo contro un determinato schieramento politico. Ovviamente dobbiamo anche dare dei contenuti che vadano oltre questa paura e stimolare la discussione sulle tematiche che magari sono più attinenti alla realtà di Avellino. Dobbiamo risvegliare un animo che ad Avellino è morto. Vogliamo stimolare una discussione, partendo dalla contrarietà verso alcune cose come il razzismo, ma arrivando a creare proposte sulle problematiche delle aree interne, ad esempio lo spopolamento.

Non siete populisti né contro la politica, quindi il vostro obiettivo principale è di risvegliare la politica?
Assolutamente si. Se siamo arrivati a ciò, ovvero a una piazza autogestita che scende in strada per contrastare una determinata idea di politica, è perchè nessuno lo ha fatto finora se non in maniera molto blanda. Vogliamo risvegliare le parti politiche dicendo “noi ci siamo, voi non potete rimanere a dormire”. Chiediamo alla politica di risvegliarsi di fronte a questa passione che si vede in piazza, perché quest’ultima deve avere un riferimento. 5 mila persone non possono vagare in un mare. Le sardine sono un banco, ma sicuramente all’inizio di questo banco ci sarà qualcuno che dice quale direzione prendere. Noi non vogliamo creare un movimento politico, ma vogliamo che la politica si risvegli.

Però non volete bandiere in piazza, perché?
Per questa cosa veniamo molto criticati. Precisiamo che il nostro auspicio è che le piazze tornino a colorarsi di bandiere, ma i partiti se lo devono meritare, devono essere loro a portare le persone in piazza. Oggi nessun partito merita di colorare una piazza, la nostra speranza è che un giorno riescano nuovamente a mobilitare le persone, facendole partecipare realmente e non con sondaggi e social, bensì ritornando nelle strade, nei circoli, tornando a discutere realmente di politica.

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