di Leonardo Festa, docente di storia e filosofia e candidato con la lista Mai Più alle amministrative di Avellino.

Festa è il settimo sindaco eletto direttamente dai cittadini, ma appena il secondo ad esercitare un doppio mandato: oltre ad essere alla guida di una città reale, occupa il suo spazio anche all’interno del mondo virtuale. Prima di Ciampi nessun Sindaco aveva utilizzato i social per creare un ponte con la città. Gianluca ha accettato la sfida della Rivoluzione digitale, e abita contemporaneamente due sistemi paralleli che si ricalcano ma che sono separati. Del resto, questo sdoppiamento del mondo crea opportunità da non poter ignorare. La rete, infatti, può ridurre la distanza tra cittadini e politici, sdoganando l’aura d’inaccessibilità delle autorità pubbliche, può creare distrattori, soprattutto può rispondere al primo problema per chi esercita un potere: fornirne una rappresentazione, un volto, una percezione collettiva.

Questa esigenza esisteva anche prima dalle Rete: Napoleone si faceva dipingere mentre si incoronava da solo, e di Mussolini abbiamo foto mentre raccoglie il grano a petto nudo. È chiaro quindi che anche la scelta di Salvini di farsi fotografare al Papeete non ci racconta nulla di nuovo. Si tratta in realtà di una questione tutt’altro che marginale. Lo scontro tra Lega e Movimento durante la Crisi di governo è stato da tante testate raccontato proprio come la rottura dell’equilibrio fittizio tra due modelli di narrazione del potere: Rousseau contro la Bestia, il primo costruito nell’ottica della democrazia diretta, il secondo sulla forza di un leader. Tuttavia sarebbe un errore guardare alla moltitudine delle simbologie dell’autorità con un atteggiamento moralistico. Non esiste un manuale, non esiste una sola regola: ognuno può costruire l’immagine che preferisce, nella consapevolezza che anche nascondersi dai flash dei fotografi o dei selfie sarebbe a sua volta funzionale alla creazione di una autorappresentazione.

La prossima settimana raggiungeremo il traguardo simbolico dei primi cento giorni di amministrazione, ma abbiamo già gli elementi per fare un bilancio su come il sindaco stia costruendo la sua immagine nel cyberspazio. Non mancano gli spunti: non abbiamo potuto fare a meno di vedere foto e video del Sindaco nelle vesti di cocchiere ad un matrimonio, di Biker, di Dj, di cantante. Se tra i compensi per gli artisti dell’Avellino Summer Fest dovesse comparire anche il suo nome, nessuno avrebbe nulla da ridire. La sua immagine ha completamente oscurato quella degli altri componenti della Giunta o della maggioranza: nei suoi video parla in prima persona, alternando un tono istituzionale ad uno ammiccante, non dimenticandosi di rincuorare chi lo ascolta, anche con un cordiale “sono sul pezzo”.

Festa non aveva preparato come altri candidati un programma per i primi cento giorni, e quindi non c’erano aspettative a riguardo. Ha iniziato il suo percorso potendo gestire un tesoretto costruito grazie a Foti, e sicuramente aver scelto di avere una sovraesposizione mediatica in questa fase giocherà nel tempo a suo vantaggio, se pensiamo che anche adesso l’opinione pubblica ascrive solo a lui il merito dell’Avellino Summer Fest. Gianluca viene dal mondo dello sport, e sa bene che un allenatore prima ancora che agli schemi, deve affidare al suo carisma la possibilità di raggiungere una vittoria con i giocatori in campo. In continuità con quanto raccontato in campagna elettorale, crede nell’arma del sorriso, che all’occorrenza può diventare anche una trappola, perché chi lo attacca per questa sua caratteristica finisce puntualmente per sembrare invidioso e rancoroso. Il suo approccio si sta mostrando vincente ma non convincente, perché racconta ma non spiega. Festa si preoccupa più di riattivare nel cuore degli avellinesi un orgoglio collettivo che di spiegare lo stato di salute della città. Nel suo video sull’inizio dell’anno scolastico punta dritto al cuore delle persone, quando ci si aspetterebbe magari anche un video in cui si spiega come si stanno affrontando le emergenze legate al mondo della scuola. Utilizzando questo registro, rischia talvolta di apparire come l’animatore di un villaggio vacanze, che nelle calde giornate estive è tenuto a farti sorridere anche se magari non ne hai realmente voglia.

Dalle foto e dai video sappiamo che il Sindaco ha condiviso con la città tanti momenti dell’Avellino Summer Fest, e tuttavia non ha ancora spiegato come mai per lo spettacolo di James Senese siano stati utilizzati i fondi dell’Area Vasta e non dei due Poc che finanziano i cartelloni estivi, o perché parte dei fondi richiesti alla Regione per l’infrastruttura del teatro Carlo Gesualdo siano invece dirottati per potenziare le rassegne degli eventi. Interrogato su queste questioni, risponde derubricando domande più che lecite a trascurabili lamenti dei soliti rosiconi. Un sorriso, un ciaone, e il gioco continua nell’indifferenza generale.
È lecito poi chiedersi se tutto ciò risponda ad una strategia, o se talvolta il Sindaco sia ingenuamente caduto nelle trappole della comunicazione social, che come risaputo non perdona, e rende virale ogni piccolo scivolone che un tempo sarebbe finito presto nel dimenticatoio. Cosa avrà pensato Festa quando domenica su Rai Due ha visto il video in cui rappava con Clementino sotto la scritta “è veramente il sindaco di Avellino”? Come avrà reagito alla notizia che la sua canzone è stata postata sulle pagine Facebook dei cultori del Trash?

Lo stile, il “tone of voice” di Gianluca sui social stanno effettivamente stupendo molti. Da un sindaco nato nei Verdi era più naturale aspettarsi la costruzione di una immagine diversa. Per gioco, ho fatto una domanda ad alcuni amici: immagina di diventare il sindaco della tua città, come immagini di gestire la tua immagine? Qualcuno mi ha detto che avrebbe cominciato ad usare la propria esposizione per veicolare buone pratiche legate all’ambiente, come andare in Comune in bici o usare una borraccia per l’acqua. Nessuno mi ha detto che avrebbe scritto una canzone. Con ciò, non credo affatto che farlo sia sbagliato: semplicemente, non capisco cosa ci sia di positivo. La rete ha questo potere emulativo, e questo, volendo fare un esempio legato al nostro territorio, l’ha capito bene il Professore De Feo, che dopo aver vinto il premio come Ambientalista dell’anno, ha implementato la sua presenza in rete, condividendo ricerche e lanciando hashtag.

Di certo, l’autorappresentazione social di Gianluca Festa gode di un consenso indiscusso, al contrario di Ciampi. L’ex sindaco aveva costruito in rete una immagine troppo distante da quello che accadeva nella realtà: non era evidentemente farina del suo sacco l’idea delle vele, e ancora adesso risulta inspiegabile il suo ultimo Consiglio comunale, in cui il tentativo di dialogo del suo discorso in aula non rispecchiava assolutamente il senso del suo post che contestualmente appariva sui social. La rete premia la spontaneità, e Festa questo l’ha capito bene. Ma la politica ha bisogno anche di risposte, argomenti, e più di tutto, di argomentazioni.

C’è di sicuro un altro aspetto che gioca a favore del Sindaco: il silenzio di alcuni avversari. Se in campagna elettorale i profili social di tutte le forze condividevano contenuti con continuità, molte pagine hanno smesso di essere attive dal giorno dopo il ballottaggio. Sicuramente la stanchezza e la delusione avranno giocato un ruolo, ma se la campagna elettorale è una fase, la politica non dovrebbe conoscere pause.

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