Giovanni Spiniello

Pietro il petroliere. Questo il nome della canzone del gruppo irpino Makardìa nata per affrontare anche in musica la questione del petrolio in terra irpina, in primis, ma anche di eoliche e discariche che come mostri distruggono un paesaggio che, come tale, pochi se ne ammirano in giro per la penisola. “Makardìa” è un termine dialettale delle terre di origine di Filomena D’Andrea, voce e chitarra classica, Enzo Perna, chitarra elettrica, Virginio Tenore, percussioni; ad Aquilonia questo termine vuol dire “magari a Dio!” , per auspicare l’aiuto dal cielo, o “non importa, non fa niente”. Ma questa volta con il loro progetto, un’ideazione targata Associazione culturale Albero Vagabondo e in collaborazione con Giovanni Spiniello per le illustrazioni, i Makardìa vogliono far arrivare il loro pensiero per niente disinteressato ma che si oppone fortemente al «cemento che arriverà fin laggiù con un po’ di spazzatura e un’azione duratura».
«I polmoni verdi e i serbatoi idrici della Campania e del meridione sono minacciati da progetti di ricerca petrolifera in varie fasi di avanzamento – spiegano i Makardìa nella nota stampa di presentazione del lavoro – Irpinia e Sannio con i progetti Nusco, Santa Croce, Pietra Spaccata e Case Capozzi, il Vallo di Diano con il progetto Monte Cavallo, respinto per mancanze procedurali. Ancora una volta, invece di proporre un modello di sviluppo sostenibile che rilanci turismo e agricoltura, si pensa di sacrificare le risorse ambientali e i paesaggi del sud per pochi barili di petrolio e senza ricadute economiche per il territorio, come dimostra l’esempio della Val d’Agri in Basilicata, ultima in tutte le classifiche economiche e terra di emigrazione giovanile per eccellenza. Non sono bastate la gestione dissennata del ciclo dei rifiuti, la mancanza di pianificazione e tutela delle sorgenti e del deflusso minimo vitale dei fiumi, la proliferazione selvaggia dell’eolico, l’industrializzazione post sisma e l’attuale fuga delle aziende, il fenomeno diffuso dello sversamento illecito di sostanze tossiche nelle discariche abusive. Scelte politiche ed economiche che sono espressione della mancanza di consapevolezza ecologica, dell’assenza di senso di appartenenza ai luoghi, della distanza, sociale e culturale, percepita in primis dagli abitanti rispetto ai beni comuni ambientali e all’uso delle risorse del proprio territorio.
Se queste scelte sono possibili è anche a causa dell’assenza di un ruolo critico, propositivo, di una cultura, sia essa popolare o alta, che nelle sue declinazioni espressive manca di esercitare una funzione sociale. L’arte è tramite, spunto, riflessione, stimolo, occasione di incontro e scambio, non ha la funzione di abbellire, ritrarre, mimetizzare, nascondere, ma può svelare, mostrare, ricordare, può svolgere, appunto, una funzione sociale, essere strumento collettivo di denuncia, spazio di costruzione comunitaria».
“Pietro il petroliere”, con i denti di catrame, è un manifesto, una maschera, un antico burattino che fa promesse che tornano indietro, regala sogni di ricchezza, baratta lavoro con salute, terra e acqua con il petrolio. E’ una favola amara, parla delle aree interne del meridione in prima linea, dove la terra e l’acqua vengono svendute per far posto al petrolio, all’eolico, alle discariche. Rimangono solo i cantastorie che vanno in piazza a parlare ai bambini e ai più grandi, per ricordargli il profumo del vento, i colori delle colline, il rumore della terra, perché senza memoria, senza storia, non c’è più popolo e gli si può rubare il futuro. 

Foto: Giovanni Spiniello

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