di *Antonio Polidoro

“Dio, il Signore, formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente”

Così’ le Scritture.
Il soffio di Dio e l’anima.
Ancora un soffio vitale : anemos , anima, vento.

Impresa ardita, intanto, definire l’anima ma se l’anima e quella parte di noi che pensa, soffre, decide…ebbene l’uomo non seppe far di meglio che esprimerne il senso ricorrendo all’immagine del vento, qualcosa che si avverte ma che non è percepibile alla vista.
Non sarà un caso che si definisce anima quella parte della canna ( o della cassa armonica in liuteria) che fisicamente crea il suono e lo propone nei timbri che la sensibilità dell’organaro dona a chi ascolta e si lascia inevitabilmente affascinare.

Non sto dicendo nulla di nuovo o di particolarmente originale ma, se volessimo cogliere questo momento di grande solennità, l’anniversario dell’ inaugurazione di una macchina in grado di convogliare il vento in una canna e di farci godere del suono che avvertiamo, prima sgomenti, poi sempre più rapiti dal fascino arcano di un canto che si perde nel cielo e se, ancora volessimo, aldilà delle leggi fisiche, attingere i lidi della poesia , non sarebbe fuori luogo pensare al respiro di Dio che accarezza Cairano e i suoi crinali, testimoni di una civiltà antica.

Tutto questo ci fa comprendere, innanzitutto, l’eleganza ( non saprei usare altro termine) dell’ intuizione da parte di chi ha avuto l’idea di questa installazione.
Che arricchisce l’Irpinia e la sua cultura e che si lega ad una forte tradizione di arte organaria e ad una tradizione musicale di robusto spessore che ha impreziosito la storia della Musica nella nostra terra con figure di assoluto rilievo.

Che poi sia stato scelto Claudio Pinchi, depositario e testimone di un’arte antica ,“rubata” al papà Guido e al nonno Libero Rino , per la realizzazione dell’Organo del Vento del quale stasera , ancora solennemente, parliamo, è ancora un segno dell’assenza di ogni atteggiamento di improvvisazione … in quanto si va proponendo e realizzando in questa vivace comunità.

Penso , naturalmente, al poderoso pregio di quanto di teatrale ( nel senso più pieno e autentico del termine) si va da qualche anno offrendo.

Ma un organo “del Vento”, nella sua originalità, deve anche diventare senso e sostanza di un’attenzione per la musica da accostare alle iniziative che tanto consenso hanno riscosso nelle frange più avvertite del mondo culturale italiano.
Intanto il maestro organaro ha pensato a tre tonalità maggiori (Do,Re,Mi) e sappiamo che è invalsa l’idea che le tonalità maggiori evocano sensazioni di gioia che proiettano verso prospettive solari ed ottimistiche.

Di converso le tonalità minori caratterizzerebbero i momenti della tristezza e dell’abbandono lirico.
Il condizionale è d’obbligo in forza degli studi che si sono vorticosamente succeduti per verificare tali arcani significati .
Intanto la tonalità di Do maggiore è tra quelle predilette da Vivaldi ( come non ricordare il suo splendido Concerto per basso ed archi…) e da uno stuolo di grandi della Musica di tutti i tempi.

Se poi volessimo trovare, seppur improbabili, raccordi con la produzione musicale potremmo, riferendoci alla assoluta ( e perciostesso affascinante) casualità dei suoni messi insieme dal vento, potrebbe essere utile rapportarci alla stagione della Musica Aleatoria .
Questa felice intuizione di un folto gruppo di grandi della musica del novecento trova peraltro qualche interessante precedente nella produzione dei secoli passati , seppur nel senso più specifico di improvvisazione,( Landino nel trecento, Hofhaismer nel 400 e, successivamente Frescobaldi, fino a Mozart, Beethoven, Franck, Liszt….).

Alea ci riporta etimololgicamente al gioco dei dadi ma anche agli ambiti giuridici e matematici ( contratti aleatori, calcolo della probabilità).
Meyer– Eppler nel 1955, coglie tali connessioni e in una visione assolutamente originale della produzione musicale, individua un procedimento “il cui decorso generale è predeterminato, mentre le singole componenti dipendono dal caso” e chiarisce che intende riferirsi “ a tutto ciò che non sta nelle note”.

A Feldman e Cage, agli inizi degli anni cinquanta del secolo scorso, vanno attribuite, poi, le prime realizzazioni fondate sul principio di indeterminatezza.
Ed ecco ricomparire l’arcana, affascinante indeterminatezza dell’Organo del Vento di

Cairano : Pinchi ha “fornito” l’ambito delle tonalità scelte per le canne, l’insondabile indeterminatezza del vento fa il resto.
Una gran cosa, un monumento di fresca originalità in una realtà, la nostra, nella quale in troppi parlano di progetti per il decollo turistico della nostra Irpinia, in tanti spillano fior di quattrini agli Enti preposti per progetti in gran parte risibili, insignificanti, concepiti sull’onda di un insopportabile “deja vu”.

A Cairano, in un contesto di iniziative serie e di spessore , affidate alla presenza significativa di figure intellettualmente ed artisticamente affidabilissime, si aggiunge , intanto, questa straordinaria gemma, un inno al vento e alla sua capacità di proporre suoni catturati da uno strumento pensato per produrre poesia.
E in quanti , dalle nostre parti, producono poesia….!

Ma per fortuna l’opera d’arte è affidata alla sfera della umana sensibilità e nella gran parte dei casi , in forza di una doverosa attenzione alla sanità mentale , non si va oltre la lettura del terzo verso…..
Ma perché , mi chiedevo fino al momento della mia partecipazione ( 6 agosto ) ad un Convegno nel delizioso centro storico del paese, a Cairano, brillantemente e provvidenzialmente , si rifugge con successo dalla banalità, dal virus dilagante del provincialismo , insomma perché “ si vola alto” ?

Mi è bastato ascoltare i protagonisti di questo miracolo culturale, di questa intelligente riappropriazione dell’esistente, della felice destinazione delle strutture “ritrovate”, dal sindaco De Angelis all’architetto Verderosa, da Dario Bavaro felicemente innestato nella civilissima comunità cairanese, all’architetto Maggino fino all’imprenditore Sabatino D’Elia, tutti coordinati con la consueta, brillante e fresca sicurezza da Annibale Discepolo.
Tutti raccontavano con una partecipazione emotiva che è propria di chi, potendo godere di una indiscutibile padronanza del patrimonio tecnico connesso alle loro specifiche professionalità, può dar fondo alle risorse del sustrato di umanità, del patrimonio anche spirituale che, comunque, è in ognuno di noi, di chi “sorseggia “ come in un calice del nostro incomparabile Greco di Tufo, la gioia di progettare pensando al futuro e alle ragioni della gente. A Napoli direbbero “scusate se è poco” !

Tutto questo ho potuto cogliere, udite, udite, anche nel sorriso autentico di un imprenditore che ha condiviso con entusiasmo questa lunga, splendida avventura, in barba all’idea di imprenditore che comunemente coltiviamo , irrimediabilmente legata al profitto.
Ho ripensato ad un fortunato romanzo degli anni settanta : “Anche i bancari hanno un cuore”.

A Cairano , paradossalmente, anche un imprenditore .
Se ha la fortuna di interagire con una pattuglia di politici e professionisti sognatori, che in barba al senso deteriore di questo termine multivalente, come in una occhettiana gioiosa macchina da guerra, hanno saputo sovvertire le cose diventando, (rara avis , di questi tempi !) , sognatori – realizzatori.

di *Antonio Polidoro, già Professore di Storia al Conservatorio di Napoli

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