Carlo Iannace

«Mi ricandido nel segno della continuità, del mio impegno personale ma anche della condivisione politica e programmatica con De Luca. Il Pd? Non ho bisogno di una tessera per essere di centrosinistra». Il senologo Carlo Iannace, consigliere regionale uscente del gruppo “De Luca Presidente” e animatore dell’associazione Amdos, fa il punto in vista della imminente campagna elettorale.

Quali sono le ragioni del suo rinnovato impegno al fianco di De Luca?

«Il mio è un impegno che si rinnova nella continuità. Del Governatore condivido la linea amministrativa che ha impresso alla Campania nei cinque anni passati, un’ottima base di partenza per fare ancor meglio nei prossimi cinque. Sul piano personale, resto fermamente convinto che chiunque abbia un minimo di impegno sociale come me deve dare il suo contributo alla politica, e questo vale a tutti i livelli dai consigli comunali a quelli regionali fino ad arrivare al Parlamento. Altrimenti significherebbe delegare l’impegno pubblico solo ai cosiddetti professionisti della politica, e abbiamo visto come questo, in passato, abbia creato una distanza siderale dai cittadini e dai problemi reali delle persone».

De Luca è stato avvantaggiato dall’emergenza Covid, prima la sua candidatura era in discussione anche alla luce del tentativo di accordo con i Cinque Stelle?

«Per me la ricandidatura di De Luca non è mai stata in discussione. Ha governato bene, ha dimostrato grande capacità e competenza. Lo ha fatto per cinque anni, e ancor di più in questa fase difficilissima dell’emergenza Coronavirus: non ha mai tentennato nel prendere decisioni. Avere una persona come lui è stato fondamentale per la Campania che, se avesse dovuto incontrare un’emergenza come quella del Nord, sarebbe certamente andata in sofferenza per mancanza di strutture. De Luca è riuscito con il suo lavoro a venire fuori da una condizione di commissariamento decennale della sanità, a far partire le procedure concorsuali che hanno permesso l’assunzione, ad esempio, degli anestesisti ad Avellino, e così in tutta la regione. Chi lo accusa di aver strumentalizzato l’emergenza a fini elettorali, è un irriconoscente perché ognuno di noi, in quanto cittadino campano, ha tratto beneficio dalle sue politiche di contrasto al virus e a tutto quello che ha comportato».

Non ha rinnovato la tessera al Pd, per quale ragione?

«E’ un discorso che lascia il tempo che trova, che riguarda il livello provinciale del partito dove nessuno si è degnato di spendere una sola parola nei miei confronti. Per dieci anni sono stato tesserato al Pd, ma a prescindere da un’iscrizione o meno al partito, sono e resto del centrosinistra. Forse molto di più di alcuni che si professano del Pd e che hanno anche la tessera del partito in tasca».

Qual è il punto su cui intende concentrarsi di più, in caso di rielezione, all’interno del consiglio regionale?

«Chiaramente la sanità e i nostri ospedali. Penso che la vivibilità di un territorio parta da lì e il Coronavirus ce l’ha insegnato. Da poco è uscito il piano regionale per l’adeguamento delle terapie intensive e subintensive agli standard nazionali, ora bisogna seguirne la realizzazione. L’emergenza ha messo in luce tante carenze a cui porre rimedio, a partire dal sistema di prevenzione territoriale. Va rimessa in piedi la rete di medicina territoriale, perché l’ospedalizzazione, quindi la cura, deve venire dopo la prevenzione che è fondamentale soprattutto per le malattie oncologiche. Le nostre strutture sanitarie, durante l’emergenza, si sono rivelate un baluardo al di sopra delle aspettative, quindi bisogna credere nelle nostre potenzialità e l’uscita dal commissariamento permetterà l’arrivo e l’utilizzo di fondi per rilanciare la nostra sanità pubblica che tale deve restare. Viviamo in uno dei pochi paesi al mondo che cura tutti i suoi cittadini a prescindere dal loro status sociale. Ed è per questo che bisogna investire prioritariamente nella sanità pubblica».

E, più in generale, quale dovrebbe essere il ruolo dell’Irpinia nella Campania dei prossimi cinque anni?

«Noi abbiamo una ricchezza inestimabile, il nostro territorio che è paesaggio, borghi, verde, enogastronomia. Bisogna mettere tutto a sistema per trasformarlo in volano di sviluppo. Noi proviamo a farlo anche con il nostro movimento che quest’anno, in alternativa alla tradizionale Camminata Rosa, si dà appuntamento il 1 agosto al Laceno per una manifestazione che si fa carico della prevenzione. Contestualmente però abbiamo immaginato dei “pacchetti turistici rosa” proprio per valorizzare i nostri luoghi. I cittadini che parteciperanno alla nostra manifestazione potranno, almeno questa è l’idea, aderire alla pink week e cioè una settimana da trascorrere in sette bed and breakfast differenti alla scoperta dell’Irpinia. L’Irpinia non ha nulla da invidiare alle highlands scozzesi, lo capiscono gli inglesi e i tedeschi che vengono a visitare i nostri borghi di Bisaccia e Calitri, ma a volte non lo comprendiamo noi. Spero che quest’estate, l’esperienza del Covid ci faccia riscoprire il turismo dentro casa nostra. Essere capaci di organizzare una promozione del territorio, creando un brand duraturo nel tempo, vuol dire creare le basi per uno sviluppo sostenibile delle nostre aree interne».

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