«Sono orgogliosa del risultato ottenuto alle elezioni regionali. Il mio impegno politico ed istituzionale va avanti. De Luca conosce bene le capacità di ognuno di noi, sono certa saprà valutarle al meglio. Il congresso provinciale? Si farà con gli iscritti al Pd, non con chi non rispetta le regole del partito». Rosetta D’Amelio, ex presidente del consiglio regionale, a tutto campo sul governo De Luca, sulle elezioni regionali e sul futuro del Pd irpino.

De Luca ha anticipato i tempi e varato la sua nuova giunta. il commissario del Pd Cennamo si è detto rammaricato per l’assenza di assessor irpini. Lei cosa ne pensa?

«De Luca ha giustamente voluto una giunta in continuità con il lavoro svolto nei cinque anni precedenti. Quando si ottiene un risultato elettorale così schiacciante, vuol dire che è stato valutato positivamente il quinquennio di governo  passato, dunque è normale confermare quasi tutti gli assessori uscenti. La ritengo anche una strategia utile in una fase così delicata per velocizzare l’azione amministrativa, cosa possibile per gli assessori già in carreggiata. Conosco e apprezzo le competenze sia degli uscenti che dei nuovi innesti. Tra questi ultimi c’è la vice segretaria del Pd Armida Filippelli che è stata una preside anticamorra con cui ho lavorato tanto quando ero assessore alle politiche sociali, conosco bene il suo impegno nelle scuole di trincea e la sua nomina è un giusto investimento che coniuga il massimo impegno politico con una capacità tecnica indiscutibile. Ad una prima lettura sembra che la provincia di Avellino non abbia espresso un assessore, ma sono certa che Fulvio Bonavitacola, le cui origini come lui ricorda sempre sono di Montella, non farà mancare il suo particolare interesse per l’Irpinia. Detto ciò, Cennamo ha fatto bene ad evidenziare tale mancanza, perché da commissario provinciale del Pd deve rappresentare le istanze del territorio. Ma quella di De Luca non è una giunta fatta con il manuale Cencelli in base alle rappresentanze provinciali, ma si basa sulle competenze».

Nei giorni scorsi anche il suo nome era in pole per un assessorato. Quanto c’è di vero in questa indiscrezione?

«Una riflessione c’è stata ma in generale non solo sulla mia persona, ma penso anche ad altri esponenti degnissimi di ricoprire incarichi di governo come ad esempio Tommaso Casillo o Stefano Graziano per citarne alcuni. Probabilmente scegliere uno invece di un altro avrebbe creato qualche imbarazzo. Ma conoscendo De Luca certamente utilizzerà tutti i contributi e le competenze che ha a disposizione. La Campania è grande quanto il Belgio, per lavorare bene è normale che sia necessario avere in campo più persone. Il Presidente ci conosce bene tutti, saprà valutare al meglio le singole attitudini per la composizione del suo staff, per la scelta dei consiglieri delegati del Presidente, e per tutti quei settori fondamentali per una buona amministrazione».

Eppure deleghe strategiche come la sanità o le aree interne non sono state assegnate.

«Sanità, aree interne ma anche trasporti, cultura, fondi europei. Credo che De Luca su queste tematiche voglia costruire uno staff intorno alla sua figura per avere una gamma più ampia di persone impegnate quotidianamente».

Oltre diecimila preferenze non sono bastate per tornare in consiglio regionale. Cosa è successo?

«Sono molto soddisfatta del mio risultato personale. E’ la dimostrazione che c’è un pezzo di elettorato che si rivede in me perché ha la mia stessa storia politica, proviene dalla sinistra. A questo si sono aggiunti tantissimi giovani che hanno affollato i miei comitati, che mi hanno supportato in tutta la campagna elettorale. E non nascondo che io stessa mi sono meravigliata nel leggere i risultati perché non mi aspettavo di mantenere gli stessi voti del 2015. Cinque anni fa in Alta Irpinia ero l’unica candidata al consiglio regionale. Questa volta invece eravamo in dieci, di questi cinque nel raggio di poco più di dieci chilometri da Lioni. Aver mantenuto quella stessa forza elettorale è per me motivo di grandissimo orgoglio. Peraltro lo sanno tutti che la mia candidatura è stata dettata solo da spirito di servizio perché avevo deciso che la mia esperienza elettorale dovesse chiudersi, mentre quella politica e di un eventuale contributo istituzionale continuerà per il dovere che ho nei confronti delle nuove generazioni che mi stanno sostenendo di fare in modo che siano loro a prendere in mano la guida del partito e, pian piano, delle istituzioni».

Non crede che sul risultato complessivo del Pd irpino abbiano influito candidature di esponenti dello stesso partito in altre liste della coalizione?

 «Le elezioni parlando da sole. Il Pd è stato il primo partito in Campania ed in Irpinia, ed è da qui che si riparte. Tutto il resto, fermo restando il grande rispetto per tutti e gli auguri di buon lavoro a tutti gli eletti, chi ha scelto di candidarsi altrove non appartiene al Pd. Lo statuto del partito prevede che chi non si candida nelle liste del Pd va sospeso per alcuni mesi. Le regole non si invocano a piacimento, si rispettano sempre. Poi è chiaro che la miriade di liste, con un consenso così ampio ma assolutamente previsto, si poteva evitare perché il Pd pur avendo aumentato i suoi voti ha perso seggi, quindi è stato penalizzato».

La coda di veleni e polemiche che hanno accompagnato prima la composizione delle liste poi la campagna elettorale, le ritroveremo nel congresso provinciale?

 «Il partito necessita di una guida assolutamente. Ma il congresso si fa con gli iscritti, con chi appartiene al Pd. Partendo da questo punto fermo, auspico una discussione quanto più unitaria possibile, basata sulle idee e sulle proposte. Le elezioni sono archiviate, ora bisogna lavorare seriamente alle prospettive di sviluppo della nostra provincia tra l’altro con un risultato positivo locale che ha significato nazionale. Queste elezioni hanno ribadito che il Pd resta l’unica forza politica che ha ancora un forte radicamento sui territori. E il Pd irpino non è e non deve essere da meno».

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