È di pochi giorni fa la notizia della nomina di Carmine De Angelis a coordinatore provinciale di Forza Italia. Questo importante ruolo è una novità dal punto di vista politio per l’attuale primo cittadino di Chiusano San Domenico, pronto a raccogliere l’eredità di Cosimo Sibilia.

Nelle ultime ore è stato investito di una carica molto rilevante. Che tipo di soddisfazione c’è nell’essere diventato coordinatore di un partito così importate?

“Devo ringraziare De Siano, Martusciello e Caldoro per la scelta. Questo è un compito gravoso. In Italia i partiti stanno vivendo una stagione di difficoltà anche dal punto di vista della strutturazione, oltre che ideologico. Questo vale anche per Forza Italia per cui questa sarà l’occasione per ripensare il partito, anche attraverso una capillare azione di monitoraggio, ascoltando il territorio per poi, eventualmente, tirare le somme. Questo è uno sprone per migliorare e valorizzare quanto fatto fino ad oggi”.

Lei ha parlato di compito gravoso, ed infatti Forza Italia in questa provincia vive una lunga fase di contrazione dal punto di vista del peso elettorale. Come crede che si possa risolvere questa questione?

“Bisogna innanzitutto ascoltare i territori, cosa che conviene innanzitutto sotto il profilo della percezione della patologia: non si può curare un malato senza aver fatto una attenta diagnosi. In questi mesi girerò i vari comuni e ho già raccolto nuove adesioni che saranno formalizzate nei prossimi giorni e che coinvolgono anche consiglieri comunali di paesi importanti come Cervinara e Ariano. Nell’ascoltare i territori valuteremo insieme le mosse per rilanciare il partito. Noi sappiamo che Forza Italia è un partito liberale, moderato e popolare all’interno della coalizione di centrodestra. È una partnership coesa e compatta con le altre forze politiche, per storia e per vocazione. Forza Italia è il partito che ha segnato la nascita del centrodestra e ne è il baricentro. Dobbiamo riproporre sul territorio questa visione di baricentro della coalizione attraverso una affermazione della classe dirigente territoriale”.

Sicuramente un’operazione non facile. Quali saranno i parametri su cui ricostruire?

“Lo faremo guardando al merito e alle competenze. Non mi lascio affascinare dal nuovismo ne tantomeno mi farò mantenere dalle strutture esistenti. Il parametro di riferimento saranno il merito e le competenze. Oltre ad ascoltare il territorio, per comprenderne aspirazioni e aspettative, partirà dall’autunno una scuola di formazione di pubblica amministrazione che gli amministratori potranno utilizzare per capire come amministrare un territorio. Contestualmente partirà anche una scuola di formazione politica che raccolga gli ideali liberali e popolari nel corso della storia, attraverso l’utilizzo e la disponibilità di professori universitari per aiutare i giovani di forza Italia ad avere un substrato culturale. Questo, si dirà, è un modo di ritornare al vecchio partito, ma ritengo sia fondamentale per strutturare una cornice di riferimento della militanza”.

Lei ha parlato di centrodestra coeso. Quale è la collocazione per Forza Italia, che appare sempre più influenzato dalle posizioni della Lega e dalla crescita esponenziale di Fratelli d’Italia? Come si trova un elettorato in questo contesto che sembra avere sempre più un’impronta salviniana/meloniana?

“Innanzitutto parlare di centrodestra, per Forza Italia, significa parlare del partito che ha creato questo modello alternativo al centrosinistra. Lo ha fatto costruendosi e dimensionandosi come un partito interclassista e trasversale, trovando ragione nei numeri. Oggi noi guardiamo invece ad una dimensione più moderata, liberare, popolare, che costituisce pur sempre un elemento determinante del centrodestra. Ricordiamo che le posizioni della Lega si sono prima allontanate e poi riavvicinate a quelle di Forza Italia, come per l’alleanza sul governo Draghi; così come quelle in materia economica e sociale di Fratelli d’Italia, dapprima distanti, sono poi tornate verso quelle di Forza Italia. Le stagioni del populismo sono alterne perché toccano diversi partiti che non hanno una matrice popolare, ma sono anche cicliche e tornano ad essere inevitabilmente ridefinite. Forza Italia è un partito europeista, di un europeismo che guarda all’Europa come un’occasione  di crescita ma anche di ricostruzione del substrato politico e ideologico. Questo movimento di Forza Italia come elemento fondamentale del centrodestra è la valvola della crescita stessa del partito. L’assenza del leader di Forza Italia ha costituito sicuramente una compressione della dimensione elettorale, ma questo accadeva già nelle elezioni amministrative regionali, che seguirono ad un ottimo risultato nelle politiche. Per colmare questa assenza ritengo opportuno che si debba riproporre il modello  del partito vero e proprio, strutturando la classe dirigente col capillare monitoraggio del territorio e rendendo protagonisti gli amministratori locali. Riproporre un partito solido che si fonda sul popolarismo europeo è la risposta al populismo alternativo. Oggi Forza Italia nel centrodestra è la cura necessaria al populismo che ciclicamente investe alcuni partiti”.

Lei raccoglie l’eredità di Sibilia, sicuramente molto pesante dal punto di vista storico. Come vive questo ruolo molto complicato?

“Non ho la presunzione di guardare indietro ma la voglia di guardare avanti. Questo significa dialogare con quanto già esistente e aprirsi a nuove energie. Non nascondo un rapporto positivo con Cosimo Sibilia, e non voglio avviare un’operazione di critica della vecchia classe dirigente di Forza Italia. Sono abituato ad essere un uomo del fare e la mia operazione sarà quella di rafforzare il partito senza tener conto delle tensioni esistenti in questi anni in cui si sta parlando di crisi di Forza Italia ad Avellino. Ripeto ci sarà l’adesione di alcuni consiglieri comunali che è già un bel segnale di un rinnovato slancio del partito, che evidentemente deve essere rafforzato. Ma questa non vuole essere una critica al pregresso, la mia non sarà un’operazione commissariale di azzeramento, anche perché non avrebbe senso. Oggi è il momento della coesione”

Come crede di bilanciare il suo ruolo di primo cittadino a Chiusano San Domenico con il nuovo incarico?

“Io sono stato, nel corso della mia stagione politica, consigliere Provinciale e sindaco, Assessore ai fondi europei nel comune di Avellino e sindaco. Non mi spaventa il doppio ruolo. Sono abituato a lavorare e credo che lo sforzo nobiliti ogni forma di costruzione sociale. Certo il lavoro che sto facendo a Chiusano continuerà con più forza, visto che è un comune che ha una solidità invidiata da tanti altri comuni, ma non sono spaventato”.

Lei ha rivestito varie cariche anche sotto diverse direzioni politiche. In tutto questo percorso si è spesso rapportato con enti di servizio quali l’Altocalore. Lei come vede questi enti?

“Sono sempre stato convinto assertore della riduzione della spesa pubblica. Chiusano si è salvato attraverso una operazione di rilancio economico ed è passato dall’essere un paese in disavanzo ad essere un paese in avanzo. La mia idea è che in Italia si debbano abolire tutti gli enti strumentali. Sono oltre 7000 enti strumentali tra Ato, ASi, Ente Parco, Comunità Montane etc. Abolire questi enti significa risparmiare oltre 13 miliardi di euro. È una ricetta liberale che continua ad essere efficacie contro lo spreco. Ci sono enti costituzionali come comuni, provincie e regioni che vanno rafforzati, mentre si dovrebbero abolire quelli che non hanno nessuna rappresentatività non solo costituzionale ma anche di legittimità popolare”.

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