di Leonardo Festa, docente di storia e filosofia e candidato con la lista Mai Più alle amministrative di Avellino.

Quanto contano per noi le parole? Se nel 1972 Mina cantava “Parole, parole, parole”, quasi vent’anni dopo, invece in “Palombella Rossa”, Nanni Moretti ci ricordava in un celebre dialogo che le parole sono importanti. Ieri, dopo aver assistito alla presentazione delle linee programmatiche, pensavo proprio a loro due, Mina e Nanni Moretti, chiedendomi chi dei due avesse ragione.

Quanto conta per noi cittadini un documento strategico come le linee programmatiche? È un semplice atto burocratico, una incombenza inutile e necessaria, o rappresenta il biglietto da visita principale di una amministrazione? Leggendo gli indirizzi generali dell’amministrazione Festa, si comprende perlomeno cosa rappresenti per lui questo documento. Del resto è opinione condivisa che Gianluca sia riuscito a vincere queste elezioni puntando su ciò che più lo contraddistingue: una indiscussa capacità di riuscire a entrare nel cuore dei cittadini, di rendersi familiare, intendendo il ruolo del Sindaco non tanto come quello di un manager di successo, ma come quello del buon padre di famiglia.

Diventa difficile dare una valutazione ad un documento generico e proprio per questo incontestabile. Si dice cosa, non come e con quali tempi. Molte attività elencate sono di natura assolutamente ordinaria e di puro buonsenso, diverse sono già incardinate da tempo. È un documento inerziale, pieno di “implementeremo”, “completeremo” e “avvieremo”, assolutamente condivisibile proprio perché assolutamente generico. Manca un elemento di coerenza che dia una visione complessiva al documento.

Nella premessa, si svela l’obiettivo primario di questa amministrazione: recuperare il senso di appartenenza, e metter fine al senso di rassegnazione, senza però successivamente individuare le leve per avviare questo processo e ai valori fondamentali.

Il primo punto fa riferimento alla riorganizzazione della macchina comunale: al netto della diminuzione del numero di dipendenti, si immagina di esternalizzare i servizi, senza però specificare come riorganizzare la macchina amministrativa, o se ad esempio si intenda far ruotare i dirigenti.

Quattro righe sono dedicate all’ambiente, insistendo sulla cura del verde e alla attenzione alla qualità dell’aria. Ci saremmo aspettati di più da parte di un primo cittadino che rivendica la propria origine politica nei Verdi. Non si fa riferimento al problema dello smaltimento dei rifiuti, alle politiche di sostegno al riuso, al lavoro di sostegno per la diffusione di una cultura ambientalista.

Il punto più corposo, di ben sette righe, è invece il successivo, dedicato al canile municipale, progetto assolutamente condivisibile, mentre rattrista vedere che al tema che segue, la cultura, vengano dedicate solo tre righe. Già nel suo programma, Festa aveva associato la cultura al turismo, facendo riferimento ad un imprecisato progetto culturale di amplio respiro in grado di creare indotto economico e turistico. Nelle linee programmatiche, invece, si immagina l’avvio di una serie di attività. Non si specifica quindi cosa si intenda fare rispetto ai Festival come il Laceno d’Oro o Il Borgo dei filosofi, nessun accenno alle tradizionali rievocazioni storiche. Si immagina di costituire la Fondazione di Partecipazione, ma non si spiega come e perché. Non stupisce quindi che la cultura sia stata derubricata a semplice delega nelle mani del Sindaco.

Sull’urbanistica e lavori pubblici, Festa fa bene a promuovere la cancellazione dei segni del terremoto e a promuovere la rigenerazione urbana, ma non si osa ad esempio immaginare di lavorare ad un nuovo PUC. Ai quartieri viene dedicato un punto specifico: per ognuno, si immagina una azione concreta, immagino desunta dal confronto con i cittadini, di certo in linea con quanto contenuto nei programmi degli avversari.

Rispetto al Centro per l’Autismo, ci si limita a constatare che a breve l’opera sarà consegnata, ma nulla di dice su come si intende ripensare la zona di Valle in funzione dell’apertura della struttura.  Sul tema dei fondi europei, si afferma che si intenderà chiederli direttamente a Bruxelles. Ma per fare cosa? Manca un qualsiasi riferimento alle azioni e alle linee strategiche di programmazione.

Si intende garantire più sicurezza, sostenere la Protezione Civile, completare la bonifica dell’Ex Isochimica, rafforzare le politiche sociali, riorganizzare l’ACS, creare un brand Avellino. Mancano invece riferimenti alle politiche giovanili, al mondo del commercio, alla mobilità urbana. Nessun accenno alle piste ciclabili, al rapporto comune-cittadino, alla sburocratizzazione.

E se rispetto al trasferimento di Palazzo di Città a Palazzo De Peruta, Festa recupera un vecchio pallino dell’amministrazione Foti, è dai programmi dei competitors che vengono ripresi i grandi progetti sul Tribunale e l’Ex Ospedale. Non si capisce bene, infine, come si intenda avviare un centro di Formazione nella Caserma Berardi pur non essendoci la volontà di dismettere l’immobile da parte del Ministero di competenza.

Già nel programma elettorale, Festa aveva ammesso di prefiggersi obiettivi realisticamente realizzabili in rapporto alle risorse economiche, un principio questo assolutamente condivisibile, ma quello che non si desume chiaramente sono proprio gli obiettivi strategici. Tuttavia il nostro Sindaco è bravissimo a mascherare questo vulnus usando come garanzia l’amore che prova verso la città, il suo impegno, la sua dedizione. Un amore che ai suoi occhi tutti riconoscono nella sua purezza, tranne quei rosiconi dei rappresentanti dell’opposizione, evidentemente accecati dall’invidia. Sarebbe un errore però confondere la furbizia con l’intelligenza.

Ora, io nella vita sono un insegnante, e puntualmente all’inizio dell’anno scolastico il Dirigente scolastico, assieme ai suoi collaboratori, è tenuto a pubblicare sul sito della scuola un documento programmatico e informativo fondamentale, il PTOF, che indica la strategia che l’Istituto intende perseguire per raggiungere obiettivi educativi e formativi al netto delle proprie risorse. Mio fratello invece, lavora in un’azienda che sulla propria mission e vision scommette ogni giorno per resistere agli urti del mercato. Allo stesso modo, le linee programmatiche di una amministrazione, non possono ridursi ad essere una cambiale in bianco o un atto di fiducia a busta chiusa.

Un mio amico, mentre chiacchieravamo per il Corso, mi ha giustamente mi ricordato una riflessione di un noto politico irpino, secondo cui nei nostri tempi si sta sostituendo al Pensiero politico il desiderio politico e la ricerca dell’azione immediata. Questa urgenza tuttavia non è immune da rischi: si finisce spesso con l’agire senza pensare. Ecco, quello che più manca a queste linee programmatiche è proprio la politica, e poco conta l’attenuante che a vincere è stata una coalizione civica. Il pensiero conta, così come le parole.

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