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  • Lunedì 25 Marzo 2019 - Aggiornato alle 10:29

Avellino e il voto, l'assemblea del centrosinistra non s'ha da fare: parola delle "vestali" del Pd

L'appuntamento di mercoledì è solo un tentativo, ma gli ostacoli disseminati lungo il cammino destano più di un sospetto

Avellino e il voto, l'assemblea del centrosinistra non s'ha da fare: parola delle "vestali" del Pd

Se volessimo archiviare, senza darle troppo peso, la polemica apertasi sulla titolarità della convocazione dell'assemblea dell'area di centrosinistra in vista delle amministrative in città, potremmo tranquillamente far riferimento alla storiella della volpe e dell'uva. Si tratta, invece, di una questione che va oltre la polemica pre-elettorale e che investe la natura stessa degli schieramenti in campo alla fine di maggio. E per questa ragione occorre comprendere il perché di tanto caos di fronte ad una iniziativa che, allo stato, è un tentativo, peraltro dall'esito niente affatto scontato, di riunire nello stesso luogo tutti i soggetti che vivono e agiscono in quell'area politica per provare sia a delimitare il perimetro di una eventuale coalizione sia a dare la traccia di una proposta programmatica, decisamente alternativa alla destra ed ai Cinque Stelle, per il governo della città.

Il tutto su iniziativa di un'associazione ("Controvento") che altro non ha fatto che raccogliere la proposta del neo-segretario regionale del Pd, Leo Annunziata. In sostanza una cosa piuttosto normale, almeno così sarebbe stato ovunque, non ad Avellino dove le grandi manovre in vista del voto hanno sempre qualche aspetto che "esula" dalla semplice dialettica politica. La levata di scudi contro l'associazione "Controvento" è stata pressoché immediata ed è venuta da un fronte eterogeneo che ha bocciato l'attivismo dei suoi componenti i quali hanno osato "invadere" il campo della politica, arrogandosi un diritto che non avevano. Quel diritto che - dicono - spetterebbe soltanto al Partito Democratico, prima forza politica dell'area di centrosinistra. Diciamolo subito: desta più di un sospetto il repentino arrivo di queste "vestali" del Pd e della sua unità interna così come non si comprende (o forse si comprende benissimo) l'astio di altre associazioni rispetto all'iniziativa di "Controvento".

A qualcuno, in sostanza, questa assemblea, qualora dovesse produrre qualche risultato, potrebbe scompaginare i piani e dunque meglio affondare il tentativo subito per poter ricondurre la trattativa nel solito alveo (tavolo di segretari, capicorrente, maggiorenti e valvassori a vario titolo presenti) che lo stesso Annunziata aveva chiaramente criticato, immaginando, casomai ce ne fosse bisogno, come massimo momento di concessione alla democrazia, la celebrazione di primarie prêt-à-porter. Non solo. E' ancor più sorprendente, oltre che sospetto, che i pasdaran del ruolo del Pd siano gli stessi che hanno cercato di spaccarlo, di delegittimare il suo gruppo dirigente eletto da un congresso regolare e che non esiterebbero (non sarebbe nemmeno la prima volta) a porsi contro il Pd se le scelte di quello che fino a prova contraria è ancora il partito in cui militano dovessero configgere con i loro interessi. E' una storia vecchia, purtroppo, così come datati (politicamente parlando) sono i protagonisti. E siamo ad un altro punto dolente che, ma qui oggettivamente le speranze sono poche, sarebbe invece il primo vero grande risultato di questa assemblea: l'avvio del percorso di formazione di una nuova classe dirigente. Nessuno dei protagonisti può definirsi portavoce del rinnovamento, anche questa è una cosa che dobbiamo dirci con estrema franchezza visto che, o dal punto di vista politico o da quello amministrativo, le facce sono le stesse degli ultimi anni, quelli del disastro a Cinque Stelle (a cui qualcuno ha pure dato una mano) e, andando ancor più a ritroso, dell'amministrazione Foti e degli anni nefasti che l'hanno preceduta dove si annida sia l'origine di tanti problemi che la città si porta ancora dietro sia la nascita "politica" di tanti protagonisti dell'oggi. Colpa anche dei partiti dell'epoca che "aprirono" le liste ai portatori di voti facendo crollare drasticamente la qualità del consiglio comunale a livelli che, purtroppo, sono ancora visibili. Questa sarebbe la prima vera, grande, rivoluzione rispetto alla quale ci facciamo poche illusioni anche perché il percorso sarebbe molto lungo.

Ciò che è oggi auspicabile è la realizzazione di un momento di dibattito aperto, senza veti o tabù, nel quale confrontarsi sul che fare per la città. L'iniziativa di "Controvento" vuole andare in questa direzione, impiccarsi sulla titolarità del diritto alla convocazione è questione di lana caprina o di tutela di interessi che nulla hanno a che fare con la città, soprattutto se a criticarla sono i soliti noti. Tutto, fuorché nuovi.

Ultima modifica ilGiovedì, 14 Marzo 2019 21:51

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