Pensione anticipata se hai stanchezza, stress o depressione: svolta di gioia per i lavoratori

Stress, stanchezza cronica e depressione ci fanno andare in pensione prima: quali sono le condizioni e come fare domanda.

Uno stress prolungato sul posto di lavoro può portare a condizioni di stanchezza cronica che può renderci improduttivi ma, soprattutto, può minare profondamente il nostro benessere psicofisico.

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Lo stress sul lavoro permette di andare in pensione prima – ilciriaco.it

Se il momento di stanchezza cronica non viene superato, ma si protrae per un lungo periodo di tempo, non è da escludere che il lavoratore possa andare incontro a una fase depressiva anche grave e anch’essa in grado di ledere il benessere dell’individuo.

Proprio per salvaguardare i lavoratori che vanno incontro a simili problematiche sono state introdotte misure che permettono il pensionamento anticipato. Naturalmente per usufruire di esse sarà necessario dimostrare che stanchezza cronica e depressione sono diventate condizioni permanenti che, in virtù di esse, non si è più in grado di sostenere una vita lavorativa normale.

Pensione anticipata per stress e depressione: come e quando

Stress prolungato e depressione possono causare malattie riconosciute come la nevrastenia, la psicosi ossessiva, l’esaurimento nervoso ma anche malattie psicosomatiche gravi che possono portare al riconoscimento di varie percentuali di invalidità al soggetto che ne soffre.

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Stress e depressione possono portare a gravi malattie mentali – ilciriaco.it

Se tale invalidità causata da stress e depressione viene riconosciuta all’80% allora gli uomini potranno andare in pensione a 61 anni e le donne a 56 a patto di avere almeno 20 anni di contributi.

Se per la malattia causata dallo stress non è prevista guarigione né si può sperare in futuri miglioramenti, si può andare in pensione anticipata avendo maturato almeno 5 anni di contributi di cui gli ultimi 3 versati negli ultimi 5 anni.

In entrambi i casi  la domanda di pensione anticipata dev’essere presentata insieme alla certificazione medica in cui si riconosce l’invalidità e se ne indica la percentuale. Tale certificazione può essere rilasciata unicamente da una commissione della ASL.

Un principio simile si applica anche ai casi in cui la depressione scatena una malattia psichica che a sua volta causa invalidità a varie percentuali e precisamente:

  • per sindrome depressiva endoreattiva lieve del 10%;
  • per sindrome depressiva endoreattiva media del 25%;
  • per sindrome depressiva endogena lieve del 30%;
  • per sindrome depressiva endoreattiva grave dal 31% al 40%;
  • per sindrome depressiva endogena media dal 41% al 50%;
  • per sindrome depressiva endogena grave dal 71% all’80%;
  • per nevrosi fobico ossessiva lieve e per nevrosi ansiosa del 15%;
  • per nevrosi fobico ossessiva e/o ipocondriaca di media entità dal 21% al 30%;
  • per nevrosi fobico ossessiva grave dal 41% al 50%;
  • per psicosi ossessiva dal 71% all’80%.
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