Stop all’assegno divorzile: la sentenza della Cassazione fa discutere

Secondo una sentenza della Cassazione, che ha fatto molto discutere, l’assegno divorzile non è dovuto per un caso specifico.

La decisione di intraprendere una procedura di divorzio è una scelta che richiede una seria riflessione. Tale decisione implica la fine di una relazione amorosa e del progetto di vita condiviso dai due membri della coppia. Al di là dell’impatto emotivo, la fine di un matrimonio comporta una serie di conseguenze pratiche, tra cui la necessità di dividere i beni, la casa e le risorse finanziarie.

In questo contesto, l’assegno divorzile rappresenta un’importante questione da considerare, poiché in alcune circostanze non è richiesto il suo pagamento. Di seguito, vedremo come funziona tale assegno.

Stop all’assegno divorzile in questo caso specifico

Nel caso di separazione, è frequente che il coniuge che gode di maggiore stabilità economica sia tenuto a corrispondere un assegno di mantenimento a favore del coniuge che risulta meno autosufficiente dal punto di vista finanziario.

Tale obbligo è sancito dal comma sei dell’articolo 156 del Codice Civile, come pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Il magistrato, al momento della pronuncia della separazione, stabilisce a favore del coniuge non responsabile della separazione il diritto di ricevere dal partner quanto necessario per il proprio sostentamento, qualora non disponga di adeguati redditi propri.

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Un caso specifico sull’assegno di divorzio fa discutere – ilciriaco.it

L’ammontare di tale assistenza è determinato in base alle circostanze e ai redditi del partner obbligato. Resta invariato l’obbligo di fornire gli alimenti previsti dagli articoli 433 e seguenti. Nel caso in cui esista il rischio che il coniuge possa evadere gli obblighi, il giudice che pronuncia la separazione può imporre la prestazione di una garanzia reale o personale adeguata.

Il Tribunale può decidere di assegnare un assegno divorzile a uno dei coniugi in seguito alla pronuncia di divorzio e alle condizioni di salute. Spetta al giudice stabilire l’entità dell’emolumento dopo aver valutato la situazione patrimoniale ed economica di entrambi i coniugi. Tuttavia, la valutazione può essere complicata se uno dei coniugi percepisce denaro da lavoro in nero.

Il giudice può presumere il reddito dei soggetti interessati basandosi sul loro tenore di vita, come il possesso di auto di lusso, vacanze e case intestate. Inoltre, un avviso di accertamento fiscale che viene notificato dall’Agenzia delle Entrate, in cui viene contestata la presenza di redditi non dichiarati, potrebbe costituire un elemento rilevante per il giudice.

Tale documento potrebbe essere considerato sufficiente per supporre che il soggetto abbia redditi non dichiarati. Questa conclusione è stata tratta dalla sentenza recente numero 24995 del 22 agosto 2023 della Corte di Cassazione. In base a tale sentenza, coloro che hanno debiti con il Fisco a causa di lavori non dichiarati non hanno diritto all’assegno divorzile.

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