Meglio del pacemaker, ecco la nuova tecnologia che potrebbe salvare tantissime vite: come funziona

Un nuovo dispositivo di monitoraggio dell’insufficienza cardiaca messo a punto da una startup può fare la differenza per milioni di soggetti a rischio. Vediamo come funziona.   

Arriva da una startup svedese specializzata in dispositivi medici, Acorai, una tecnologia basata su un software di apprendimento automatico che mira a offrire un nuovo strumento di monitoraggio della pressione cardiaca non invasivo. 

nuova tecnologia meglio del pacemaker potrebbe salvare tantissime vite
Una startup fondata nel 2019 ha brevettato un sistema in grado di rilevare diversi segnali attraverso il torace del paziente per determinare il valore della pressione intracardiaca. (Ilciriaco.it)

Una piccola rivoluzione per i pazienti ricoverati in ospedale con insufficienza cardiaca, che in genere devono sottoporsi a una procedura invasiva affinché i medici possano ottenere dati e valori indispensabili per un piano di cura e trattamento efficaci.

Il nuovo dispositivo si chiama Heart Monitor, è prodotto da Acorai e consente di “leggere” attraverso la pelle le condizioni del paziente. La startup fondata nel 2019 ha brevettato un sistema di rilevamento su più fronti in grado di captare diversi segnali attraverso il torace del paziente – vibrazioni, suoni, flusso sanguigno, attività elettrica del cuore – per determinare il valore della pressione intracardiaca. A beneficiarne saranno tutti quei soggetti con insufficienza cardiaca sospetta o confermata – e parliamo di circa 60 milioni di persone in tutto il mondo.

La tecnologia che “legge” il nostro cuore

Si tratta di un dispositivo portatile, che ha all’incirca le dimensioni e la forma di uno smartphone, con dei sensori che rilevano le più piccole vibrazioni sulla superficie del torace del paziente; sensori acustici, tutta una serie di gamme di frequenza e il flusso sanguigno appena sotto la pelle, oltre a misurare l’attività elettrica del cuore. C’è un sistema che elabora i dati grezzi del sensore in algoritmi di apprendimento automatico sviluppati da Acorai, in grado di identificare modelli e combinare segnali “in modo ottimale” per determinare la pressione intracardiaca del paziente.

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La startup spera di portare il dispositivo sul mercato e negli ospedali nella seconda metà del 2025. (Ilciriaco.it)

Per quanto concerne l’accuratezza, i dati elaborati dal cardiofrequenzimetro risultano del tutto affidabili, anche se il team di scienziati impegnati nel progetto continua a lavorare per perfezionare la tecnologia. Lo studio pilota, condotto in Svezia, ha coinvolto oltre 300 pazienti per più di 1.000 misurazioni. E ora si sta replicando lo stesso studio su scala globale con una seconda generazione del dispositivo, applicato a 1.500 pazienti in 14 ospedali di sei paesi.

Lo strumento è destinato all’impiego da parte di professionisti medici qualificati, su cui ricade la responsabilità di qualsiasi decisione riguardo alla cura del paziente. Acorai punta in primis sugli Stati Uniti, dove, in attesa dell’autorizzazione normativa, spera di portare il dispositivo sul mercato e negli ospedali nella seconda metà del prossimo anno. Di lì all’Europa e all’Italia il passo potrebbe essere breve.

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