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Naspi addio: la Cassazione la fa perdere a tanti, cambia tutto con la sentenza durissima

Daniele Orlandi 22 Luglio 2024

La Naspi è un’importante forma di aiuto ma in alcuni casi la si può perdere. Attenzione alle sentenze della Cassazione a riguardo

Nell’arco degli ultimi anni decine di migliaia di persone hanno potuto beneficiare dell’importante supporto economico fornito dalla Naspi. Si tratta della Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego ovvero di una copertura mensile corrisposta sotto forma di indennità di disoccupazione per chi rimane involontariamente senza lavoro.

Naspi, quando si rischia di perderla
La sentenza della corte di Cassazione sull’erogazione della naspi (ilciriaco.it)

Viene erogata solo previa domanda dell’interessato ed è stata istituita ufficialmente nel 2015 sulla base di una serie di requisiti legati al rapporto di lavoro, ai contributi versati e ai redditi ricevuti.

Il calcolo dell’importo corrisposto mensilmente non è dunque uguale per tutti ma cambia sulla base di queste variabili; inoltre si tratta di un’indennità a scadenza e con cifre che progressivamente si riducono. Importante è essere consapevoli del fatto che pur iniziando a riceverla, in alcuni casi la si potrebbe perdere sia con un’interruzione delle erogazioni che trovandosi a dover restituire anche quanto già ricevuto. Scopriamo che cosa ha stabilito a tal proposito la Cassazione.

Naspi, quando bisogna restituirla o la si perde. Le sentenze della Cassazione

La Naspi spetta agli apprendisti ma anche al personale artistico con rapporto di lavoro subordinato, ai dipendenti a tempo determinato delle PA e ai soci lavoratori di cooperative con rapporto di lavoro subordinato con le medesime. Ciò nonostante in alcuni casi si può decadere dalla prestazione, come stabilito il 30 aprile dalla Cassazione in una specifica pronuncia.

Naspi addio, i casi da conoscere
Attività autonoma durante la ricezione della naspi, quali conseguenze (ilciriaco.it)

Una vicenda che nasce dalla vicenda di un cittadino che aveva richiesto la Naspi, rifiutatagli dall’Inps per non aver comunicato entro 30 giorni dalla data di invio dell’istanza lo svolgimento di un’attività di lavoro autonomo e il reddito derivante da essa. Dopo la conferma della Corte di Appello nell’accogliere la domanda del cittadino, si è arrivati al ricorso in Cassazione richiesto dall’Inps.

La quale ha confermato che, entro un mese dall’inizio dell’attività, il lavoratore che sta percependo l’indennità di disoccupazione è tenuto ad informare l’Inps dell’avvio di un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale. Andrà altresì dichiarato il reddito annuo che prevede di ricevere e qualora non si provveda ad adempiere a queste indicazioni la fruizione della Naspi verrà a decadere. La Suprema Corte ha inoltre confermato che anche in caso di omessa comunicazione dell’attività di lavoro autonomo preesistente alla domanda per richiedere la disoccupazione, la Naspi verrà a decadere.

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