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  • Martedì 16 Gennaio 2018 - Aggiornato alle 16:02

La tragedia di Angelo dodici mesi dopo: un manifesto per ricordare, niente o quasi per cambiare

La mattina del 6 gennaio venne ritrovato il corpo senza vita del 44enne senza tetto che dormiva al Mercatone. Tante promesse, ma l'attenzione è rimasta alta solo grazie ai servizi televisivi

La tragedia di Angelo dodici mesi dopo: un manifesto per ricordare, niente o quasi per cambiare

Era l'alba del 6 gennaio 2017 quando al "Grand Hotel Mercatone" ha bussato la morte. Una giornata di festa, l'Epifania, trasformata dal gelo e dalla solitudine, in un giorno di lutto. Angelo Lanzaro, classe 1973, padre di tre figli, muore all'interno dell'ex centro commerciale abbandonato.

Ad accorgersi che il suo cuore non batteva più, un suo compagno di "camera" e di sventura, Sergio. Una vita crudele, anche dopo la vita stessa: la neve trasformatasi in ghiaccio rese arduo finanche il recupero di quel corpo avvolto in coperte di fortuna.

Una casa Angelo non la teneva più, e così aveva scelto di vivere in uno dei locali che un tempo ospitava uno dei tanti negozi del Mercatone. La sua storia, dopo i primi giorni di ipotesi sulle cause reali del decesso, ha riempito per dodici mesi il discorso pubblico. Lo stesso Foti, più volte, davanti alla città ha gridato: "mai più tragedie simili" e, nei giorni scorsi, ha "confidato" alla stampa di essere in contatto con la compagna dell'uomo a cui sta dando una mano.

Eppure a distanza di dodici lunghi mesi, per i senzatetto di Avellino non sembra essere cambiato nulla. Non c'è un dormitorio comunale, quello gestito dalla Caritas a via Morelli e Silvati segna il sold out tutte le sere, c'è l'anagrafe dei senza fissa dimora ma non un elenco di quanti dormono per strada. Anzi, la situazione può dirsi addirittura peggiorata sotto il profilo sociale, visto quanto accaduto non più di qualche mese alla casetta di vetro di Piazza Kennedy, quando un cittadino ucraino è stato preso di mira da un gruppetto di ragazzini minorenni mentre, ubriaco e privo di qualsiasi capacità di reazione, dormiva all'interno della struttura. Come si ricorderà, solo il pronto intervento di una donna ha evitato che le fiamme appiccate dal branco bruciassero vivo l'uomo.

A riportare alla mente quella tragica mattina, un manifesto a futura memoria: "gli amici tutti lo ricordano, con immutato affetto, a quanti lo conobbero e lo vollero bene". Sopra una foto che immortala Angelo con una camicia pulita, la barba e i capelli curati ed uno sguardo apparentemente sereno. Il ritratto di un giovane uomo, non quello del "clochard" trasformato da invisibile a visibile solo ed esclusivamente dalle telecamere di TeleNostra e ai servizi di Ottavio Giordano che, nel buio di quel tunnel chiamato Mercatone, si è addentrato più volte per raccogliere le richieste d'aiuto dell'uomo. Mai più tragedie come quelle di Angelo Lanzaro, ma stavolta per davvero.

Ultima modifica ilSabato, 06 Gennaio 2018 12:05

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