Background ADV
  • Venerdì 18 Gennaio 2019 - Aggiornato alle 18:36

Polemiche, calcoli e solite guerre: il Pd che non ha capito quanto vale il suo congresso

Nonostante tutto il futuro dei dem e del centrosinistra resta fondamentale per l'equilibrio del quadro politico. Ma i dirigenti non sembrano averlo capito

Polemiche, calcoli e solite guerre: il Pd che non ha capito quanto vale il suo congresso

Martedì scorso, per circa un paio d'ore, è sembrato di tornare indietro di qualche anno, allorquando gli incontri politici del Partito Democratico richiamavano la folla delle grandi occasioni. All'epoca il Pd era il primo partito nel Paese e nulla o quasi lasciava presagire un crollo verticale dei consensi. E' stato invece ciò che è accaduto, inesorabilmente, ad ogni appuntamento elettorale dal 2014 in poi fino ad arrivare alla disastrosa sconfitta dello scorso 4 marzo. Una batosta dal quale il partito non sembra essersi ancora ripreso nonostante, e torniamo al punto, l'impegno degli iscritti e dei militanti. Il percorso verso il congresso nazionale non cattura l'interesse della pubblica opinione e le stesse candidature sembrano riflettere lo stato di profonda crisi di classe dirigente che c'è da quelle parti. Sarebbe però un grave errore ignorare i tentativi, per ora flebili, di dare impulso al dibattito interno tra gli sfidanti alla segreteria nazionale e ciò, piĂą che altro, per una ragione abbastanza evidente. Si tratta pur sempre del secondo, stando alle ultime Politiche, partito a livello nazionale e, quand'anche oggi non fosse piĂą cosi, comunque strutturato e organizzato sul territorio a livello nazionale e nella nostra provincia. Non solo. Tenere accesi i riflettori sul futuro del Pd e su ciò che si muove nell'area di centrosinistra piĂą in generale, può sicuramente evitare di appiattire il dibattito politico su quanto fanno le due forze di governo che peraltro a livello locale si fanno notare poco e finanche peggio di quanto non facciano giĂ  a livello nazionale. Il problema, però, è che non si sa bene in quanti nel Pd abbiano capito che un eventuale fallimento del governo gialloverde non restituirebbe automaticamente i consensi perduti. Zingaretti lo ha detto, cosi come gli altri candidati, ma la sensazione che è la grande illusione dettata dal sedersi in poltrona per assistere al fallimento degli altri non sia ancora del tutto superata. E' un rischio enorme che il Pd continua a correre senza aver compreso fino in fondo la necessitĂ  di avviare l'elaborazione di un'alternativa programmatica al Governo che renda effettivamente palese un'altra idea del Paese, che rimetta la crescita e lo sviluppo del Mezzogiorno al centro con misure specifiche e non assistenzialistiche, che torni ad esaltare il valore della solidarietĂ  e dell'esercizio della democrazia, considerandole patrimonio irrinunciabile per qualunque forza che ambisca a governare il Paese. Di tutto questo, ahinoi, finora non c'è stata traccia nei primi vagiti del dibattito precongressuale. A livello nazionale ci si interroga su quello che farĂ  Renzi mentre qui in Irpinia, dove siamo messi ancor peggio, si sta impiegando il tempo che resta fino al 3 marzo (il giorno del voto alle Primarie) componendo e scomponendo i vari pezzi del partito, uniti sul sostegno a quel candidato a livello nazionale e l'un contro l'altro invece a livello regionale (perchè si dovrĂ  eleggere anche il segretario del Pd campano). Il leit-motiv fino ad ora è il "chi sta con chi" giocato in proiezione futura tanto a medio (leggi amministrative di primavera) quanto a lungo termine (ovvero le regionali del prossimo anno). E' la solita guerra per bande andata in onda anche alle recenti provinciali che, al di lĂ  di tutto, continua a far del male soprattutto al partito il cui simbolo oggi, paradossalmente, potrebbe rappresentare piĂą una zavorra che una risorsa per coloro che intenderanno candidarsi nell'area di centrosinistra, di cui indubbiamente il Pd resta il perno. C'è bisogno di una traccia da seguire, di un'idea per la cittĂ , di un progetto per la provincia, c'è, in sostanza, la necessitĂ  di un'alternativa al poco o nulla proposto dal governo per il nostro territorio. Ma questa alternativa non può nascere certamente appoggiando l'uno o l'altro candidato per un gioco di convenienza personale, piuttosto la si costruisce con il lavoro quotidiano sui problemi, ascoltando le comunitĂ , riavvicinandole ad un partito in cui oggi non hanno piĂą fiducia. Ha ragione Zingaretti quando stigmatizza l'ostinazione con cui il Pd ha sempre evitato di chiedersi e analizzare le ragioni del crollo e preoccupa ancor di piĂą la scarsa consapevolezza che sembra esserci rispetto all'urgenza di individuare un modo in cui riconquistare elettorato e credibilitĂ  perduti. Non ci si riuscirĂ  certamente aspettando la fine degli avversari sperando che i voti riappaiano automaticamente e men che mai ripetendo gli stessi errori che hanno determinato la Waterloo del Marzo 2018. Il congresso può essere una grande occasione a patto di comprenderne fino in fondo l'importanza. Va senza dire che, a Roma come qui in Irpinia, fino ad ora ciò non è avvenuto. Non è una buona notizia notizia e non solo per il Pd. 

Ultima modifica ilVenerdì, 11 Gennaio 2019 08:44

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.