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  • Gioved√¨ 25 Aprile 2019 - Aggiornato alle 13:49

Polemiche, calcoli e solite guerre: il Pd che non ha capito quanto vale il suo congresso

Nonostante tutto il futuro dei dem e del centrosinistra resta fondamentale per l'equilibrio del quadro politico. Ma i dirigenti non sembrano averlo capito

Polemiche, calcoli e solite guerre: il Pd che non ha capito quanto vale il suo congresso

Marted√¨ scorso, per circa un paio d'ore, √® sembrato di tornare indietro di qualche anno, allorquando gli incontri politici del Partito Democratico richiamavano la folla delle grandi occasioni. All'epoca il Pd era il primo partito nel Paese e nulla o quasi lasciava presagire un crollo verticale dei consensi. E' stato invece ci√≤ che √® accaduto, inesorabilmente, ad ogni appuntamento elettorale dal 2014 in poi fino ad arrivare alla disastrosa sconfitta dello scorso 4 marzo. Una batosta dal quale il partito non sembra essersi ancora ripreso nonostante, e torniamo al punto, l'impegno degli iscritti e dei militanti. Il percorso verso il congresso nazionale non cattura l'interesse della pubblica opinione e le stesse candidature sembrano riflettere lo stato di profonda crisi di classe dirigente che c'√® da quelle parti. Sarebbe per√≤ un grave errore ignorare i tentativi, per ora flebili, di dare impulso al dibattito interno tra gli sfidanti alla segreteria nazionale e ci√≤, pi√Ļ che altro, per una ragione abbastanza evidente. Si tratta pur sempre del secondo, stando alle ultime Politiche, partito a livello nazionale e, quand'anche oggi non fosse pi√Ļ cosi, comunque strutturato e organizzato sul territorio a livello nazionale e nella nostra provincia. Non solo. Tenere accesi i riflettori sul futuro del Pd e su ci√≤ che si muove nell'area di centrosinistra pi√Ļ in generale, pu√≤ sicuramente evitare di appiattire il dibattito politico su quanto fanno le due forze di governo che peraltro a livello locale si fanno notare poco e finanche peggio di quanto non facciano gi√† a livello nazionale. Il problema, per√≤, √® che non si sa bene in quanti nel Pd abbiano capito che un eventuale fallimento del governo gialloverde non restituirebbe automaticamente i consensi perduti. Zingaretti lo ha detto, cosi come gli altri candidati, ma la sensazione che √® la grande illusione dettata dal sedersi in poltrona per assistere al fallimento degli altri non sia ancora del tutto superata. E' un rischio enorme che il Pd continua a correre senza aver compreso fino in fondo la necessit√† di avviare l'elaborazione di un'alternativa programmatica al Governo che renda effettivamente palese un'altra idea del Paese, che rimetta la crescita e lo sviluppo del Mezzogiorno al centro con misure specifiche e non assistenzialistiche, che torni ad esaltare il valore della solidariet√† e dell'esercizio della democrazia, considerandole patrimonio irrinunciabile per qualunque forza che ambisca a governare il Paese. Di tutto questo, ahinoi, finora non c'√® stata traccia nei primi vagiti del dibattito precongressuale. A livello nazionale ci si interroga su quello che far√† Renzi mentre qui in Irpinia, dove siamo messi ancor peggio, si sta impiegando il tempo che resta fino al 3 marzo (il giorno del voto alle Primarie) componendo e scomponendo i vari pezzi del partito, uniti sul sostegno a quel candidato a livello nazionale e l'un contro l'altro invece a livello regionale (perch√® si dovr√† eleggere anche il segretario del Pd campano). Il leit-motiv fino ad ora √® il "chi sta con chi" giocato in proiezione futura tanto a medio (leggi amministrative di primavera) quanto a lungo termine (ovvero le regionali del prossimo anno). E' la solita guerra per bande andata in onda anche alle recenti provinciali che, al di l√† di tutto, continua a far del male soprattutto al partito il cui simbolo oggi, paradossalmente, potrebbe rappresentare pi√Ļ una zavorra che una risorsa per coloro che intenderanno candidarsi nell'area di centrosinistra, di cui indubbiamente il Pd resta il perno. C'√® bisogno di una traccia da seguire, di un'idea per la citt√†, di un progetto per la provincia, c'√®, in sostanza, la necessit√† di un'alternativa al poco o nulla proposto dal governo per il nostro territorio. Ma questa alternativa non pu√≤ nascere certamente appoggiando l'uno o l'altro candidato per un gioco di convenienza personale, piuttosto la si costruisce con il lavoro quotidiano sui problemi, ascoltando le comunit√†, riavvicinandole ad un partito in cui oggi non hanno pi√Ļ fiducia. Ha ragione Zingaretti quando stigmatizza l'ostinazione con cui il Pd ha sempre evitato di chiedersi e analizzare le ragioni del crollo e preoccupa ancor di pi√Ļ la scarsa consapevolezza che sembra esserci rispetto all'urgenza di individuare un modo in cui riconquistare elettorato e credibilit√† perduti. Non ci si riuscir√† certamente aspettando la fine degli avversari sperando che i voti riappaiano automaticamente e men che mai ripetendo gli stessi errori che hanno determinato la Waterloo del Marzo 2018. Il congresso pu√≤ essere una grande occasione a patto di comprenderne fino in fondo l'importanza. Va senza dire che, a Roma come qui in Irpinia, fino ad ora ci√≤ non √® avvenuto. Non √® una buona notizia notizia e non solo per il Pd. 

Ultima modifica ilVenerdì, 11 Gennaio 2019 08:44

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