Il tuo bambino è spesso stanco e affaticato? Potrebbe trattarsi di qualcosa di serio: ecco cosa sapere

Vedere il proprio bambino stanco e affaticato in modo quasi costante non può che generare ansia, ecco la possibile causa.

Non può che essere naturale per ogni genitore, ma vale ovvimente anche per gli altri familiari, augurarsi che il proprio bambino sia sempre in salute. Questo non è detto che accada sempre, a volte infatti può bastare il contatto con gli altri coetanei a scuola per prendere l’influenza o anche solo un raffreddore, ma si tratta comunque di problemi che possono risolversi anche in modo spontaneo nell’arco di pochi giorni.

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Vedere il proprio bambino costantemente stanco può preoccupare – ilciriaco.it

Ben diversa può essere la situazione quando si nota un livello di stanchezza e fatica superiore alla norma, magari anche in giornate meno impegnative delle altre e che finisce per durare più di quanto si potesse pensare. In casi simili non può che essere inevitabile chiedere aiuto al pediatra.

Bambino stanco e affaticato in modo costante? Ecco cosa potrebbe essere

Preoccuparsi quando si nota che il proprio bambino non sta bene diventa un atto naturale, per questo non si può che prendere contatto con il pediatra per una visita e, se necessario, fare approfondimenti. Purtroppo nell’ultimo periodo si stanno registrando sempre più casi di bambini che non sono più attivi come un tempo e che avvertono una sensazione di stanchezza quasi costante, difficile da debellare, soprattutto perché magari avvertita da chi prima era sempre attivissimo.

Non è escluso questo possa essere dovuto al Long Covid, ovvero quella serie di sintomi che si verificano anche a distanza di tempo da quando si è guariti dall’infezione, anche dopo mesi. Del resto, come accade per gli adulti anche i più piccoli potrebbero averlo avuto pur senza rendersene davvero conto, mentre il malessere generale può iniziare successivamente.

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Mai sottovalutare i malesseri dei bambini – Foto: Ilciriaco.it

Tra i segnali che non dovremmo sottovalutare ci sono disturbi del sonno e dell’appetito, problemi respiratori, carattere irritabile e, addirittura, comparsa di vere e proprie fobie, oltre a possibili attacchi di panico. A metterlo in evidenza sono i risultati emersi da una ricerca presentata al PAS 2024 Meeting, il congresso delle Società Accademiche Pediatriche (Pedriatric Academic Societies) in programma dal 3 al 6 maggio a Toronto.

Il tipo di sintomi che possono manifestarsi possono comunque differire, almeno parzialmente, sulla base dell’età. I piccoli in età scolare, ad esempio, possono manifestare la fobia scolastica, ovvero il timore di andare a scuola, mentre negli adolescenti può esserci la paura della folla (demofobia), degli spazi chiusi (claustrofobia) e gli attacchi di panico.

Per quanto riguarda la perdita del senso del gusto e dell’olfatto, che tanti hanno notato quando erano positivi, questi sono risultati più frequenti intorno ai 14-15 anni e nei giovani adulti. Palpitazioni e dolore toracico, invece, sono stati segnalati nelle persone tra i 18 e i 25 anni. Tenere presenti i risultati di questo studio per i medici può essere davvero importante, può essere infatti un aiuto importante per arrivare a diagnosi quando si fatica a dare un nome ad alcune patologie.

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