Una lunga lettera indirizzata alle organizzazioni sindacali per chiedere di sollecitare il sindaco di Avellino, Gianluca Festa, a convocare l’assemblea dell’Ato rifiuti e discutere della localizzazione del biodigestore. E’ quanto messo nero su bianco da ambientalisti, amministratori, imprenditori vitivinicoli che si ritrovano nel Coordinamento “Nessuno tocchi l’Irpinia” nato per contrastare la decisione di realizzare a Chianche, nel cuore delle terre del Greco di Tufo, l’impianto rifiuti. Una lunga missiva che arriva a distanza di poche settimane dalla pronuncia del Tar che ha di fatto rimesso in discussione il vecchio progetto accogliendo i ricorsi del coordinamento.
Oggi il gruppo “Nessuno tocchi l’Irpinia”, si unisce alla richiesta delle organizzazioni sindacali che proprio al sindaco del comune capoluogo hanno già chiesto di convocare l’assemblea Ato per discutere di tutte le problematiche dell’ente.

Di seguito il testo della missiva:
Gentili Dirigenti sindacali,
apprendiamo dalla stampa di una vostra richiesta al Sindaco di Avellino perché, in uno spirito di collaborazione costruttiva, si adoperi, nella qualità di Presidente dell’Assemblea generale dell’ATO Rifiuti Avellino, affinchè si discuta delle diverse problematiche che investono la responsabilità politica e istituzionale dell’Ente d’Ambito, in particolare per ciò che concerne la salvaguardia dei livelli occupazionali dei dipendenti della filiera ambientale.
Come certamente sapete il nostro Coordinamento è un virtuoso esempio di collaborazione e unità di intenti tra diversi soggetti che operano in ambito provinciale come istituzioni locali, associazioni, imprese e lavoratori che si battono per la realizzazione di un ciclo provinciale integrato dei rifiuti sostenibile e rispettoso delle compatibilità territoriali nel rispetto dello spirito e del dettame della legge regionale n. 16 del 2014.
Il movimento è sorto per contrastare nello specifico la localizzazione dell’impianto di trattamento dei rifiuti solidi urbani nell’areale del vino D.O.C.G. del “Greco di Tufo”, un territorio tanto pregiato quanto fragile per la sua conformazione geo-morfologica, che, comunque, negli ultimi decenni ha sviluppato una economia di rilievo dando vita a una innovativa esperienza nel settore enologico e producendo la nascita di nuova imprenditoria, occupazione e professionalità.
L’opposizione all’ individuazione del sito di Chianche destinato a ospitare un impianto di trattamento dei rifiuti organici e assimilati , pertanto, non è un il frutto di una pretestuosità ideologica, tantomeno campanilistica o corporativa, ma una battaglia di civiltà di interesse generale che investe il futuro di quel territorio e dell’intera provincia di Avellino.
E’ in tale contesto che fin dall’inizio abbiamo chiesto, insistentemente e in tutte le sedi, all’ATO Rifiuti Avellino di assumersi le responsabilità istituzionali che gli competono promuovendo una concertazione tra i diversi soggetti sociali, istituzionali ed economici del territorio irpino per realizzare uno studio di fattibilità e di pianificazione sulla scorta delle compatibilità giuridiche, ambientali e urbanistiche previste dalla normativa in materia e dettate dalla logica del buon senso.
Non abbiamo ragionato secondo l’errata logica del “no nel mio giardino” ma confidando in una presa di coscienza e in una volontà di ricerca di soluzioni giuste, a partire dalle auto candidature di diversi comuni, che presentano indiscutibilmente condizioni di compatibilità più congrue di quelle di Chianche, e dall’opportunità di individuarle tra le diverse aree industriali o impianti dismessi distribuiti sull’intera provincia, ivi comprese quelle messi a bando dall’ASI Avellino.
Abbiamo rappresentato in ogni forma civile e democratica le ragioni di metodo e di merito dell’inopportunità di soluzioni come quelle di Chianche, anche se si presentassero in condizioni simili in altre aree della nostra provincia, ma da parte della Presidenza dell’ATO Rifiuti si sono addotte sempre motivazioni di difficoltà perseguendo di fatti una linea di condivisione con quella localizzazione maturata da un improvvido bando a chiamata della regione Campania .
Sta di fatto che qualche settimana fa il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania ha accolto tutte le nostre tesi, rappresentate in sede giudiziaria dai Comuni di Tufo, Altavilla Irpina e Santa Paolina, e che pendono ancora altri ricorsi intentati dai Comuni di Montefusco e Petruro Irpino, dalla Provincia di Avellino e da diverse Associazioni di categoria regionale, motivando la sentenza con il riconoscimento della presenza di numerose incongruità strutturali che rendono di fatti impraticabile la reiterazione delle procedure amministrative da parte del comune di Chianche.
Non si tratta, quindi, di una chiamata alle armi contro qualcuno ma di prendere atto di una situazione oggettivamente insostenibile che sta solo prorogando all’infinito la realizzazione degli impianti previsti e penalizzando enormemente le comunità locali e dell’intero territorio irpino su cui continuano a ricadere gli alti prezzi del disagio ambientale e dei costi di esternalizzazione regionale del servizio.
Per queste ragioni, nel rispetto dell’autonomia dell’azione di rappresentanza che svolgono le Organizzazioni sindacali, sottoponiamo alla vostra cortese attenzione l’opportunità stringente di sollecitare la convocazione dell’Assemblea generale dell’ATO Rifiuti, da voi proposta, perchè possa contenere oltre alle legittime istanze da voi rappresentare anche una necessaria e urgente discussione sulla realizzazione del Piano provinciale dei rifiuti e sulla sua ricaduta territoriale in termini di organizzazione del servizio e della relativa realizzazione impiantistica alla luce degli ultimi risvolti che, oramai, solo l’irresponsabile e oscura ossessione può spingere a non vedere.

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