«Annunciare il rientro a scuola, senza prima mettere mano ai protocolli di sicurezza ed estendere lo screening alla popolazione studentesca, significa continuare a fare solo propaganda politica sulla pelle di ragazzi e docenti». La linea del Governo Draghi che prevede anche in zona rossa il rientro a scuola dopo Pasqua fino alla prima media, sposata anche dal Presidente della Regione Vincenzo De Luca, non convince i sindacati.

«E’ positivo sentir dire che c’è l’intenzione politica di riaprire le scuole, come non essere d’accordo. Il punto però è capire in che modo si intende passare dai proclami ai fatti. Ci saremmo aspettati un atto politico reale e praticabile, non uno spot per tenere calma l’opinione pubblica soprattutto in Campania che è la regione che registra il maggior numero di giorni di chiusura delle scuole» commenta Erika Picariello, segretaria provinciale della Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil. «Abbiamo avuto modo di vedere come funziona il sistema di screening e di vaccinazione, ed una non ottimale organizzazione da parte di Regione e Asl è sotto gli occhi di tutti. Siamo in piena emergenza, non si registra una diminuzione dei contagi, per rientrare a scuola bisogna rivedere i protocolli a livello nazionale. Nonostante la fortissima incidenza delle varianti del Covid che colpiscono anche i bambini, non abbiamo ancora sentito una parola del Comitato tecnico scientifico in merito ai dispositivi di protezione e a tutte le misure da adottare per un ritorno tra i banchi in sicurezza. Non si può sentir dire che vista la maggiore contagiosità delle varianti, il distanziamento fisico va portato da uno a due metri e che la mascherina chirurgica non è più sufficiente ma bisognerebbe indossare la Ffp2, senza però aver scritto tutto questo in un protocollo ufficiale. Un dirigente scolastico per riorganizzare gli spazi e acquistare dispositivi di protezione diversi, e dunque affrontare una spesa maggiore, deve avere un’autorizzazione. I protocolli di sicurezza vanno rivisti a livello centrale, ma resta tutto aperto anche il capitolo della prevenzione. Bisognerebbe- prosegue Picariello- allestire i test salivari per i bambini più piccoli, visto che anche tra di loro la trasmissione del virus è molto alta. Parliamo della riapertura di infanzia, primaria e prima classe della secondaria di primo grado: ci vuole un orientamento nazionale, ma soprattutto un’organizzazione a livello locale. E poi c’è una questione, che varrà anche per il rientro complessivo a settembre, che riguarda l’efficacia delle vaccinazioni che è tutta da provare, dei profili da adottare per chi non è vaccinato e il fatto che tutta la popolazione studentesca non sarà immunizzata. A differenza di quanto sostiene De Luca, non basta certo la prima dose per essere protetti e dunque rientrare in tranquillità. Questi sono tutti elementi che al momento non sembra siano stati valutati a sufficienza: siamo nella stessa condizione in cui eravamo a gennaio, dicembre e novembre».

In assenza di una riorganizzazione complessiva, anche alla luce del poco tempo a disposizione prima che terminino le vacanze pasquali, Picariello avanza un dubbio: «l’impressione è che si metta in conto un danno minimo collaterale, che è lo stesso di quando c’è stata la riapertura precedente prima della chiusura per la zona rossa. Lo si dica però chiaramente, altrimenti tutto ricadrà sulle spalle delle scuole qualora le famiglie dovessero percepire un livello di sicurezza non adeguato alle loro aspettative».

A preoccupare è, in prospettiva, anche il prossimo anno scolastico quello 2021/22. Perché, aggiunge Picariello «in questi giorni si stanno producendo le piante organiche della scuola e ci troviamo di fronte alla conferma degli organici a livello regionale che non significa automaticamente che i livelli siano confermati anche in Irpinia. E poi è sparito il cosiddetto organico Covid, quindi il rischio è che a settembre ci ritroveremo di fronte alla solita corsa degli istituti a ricercare il budget necessario. A meno non si abbia già in mente che, anche per il prossimo anno, la didattica a distanza resti la prima ratio per affrontare l’eventuale protrarsi dell’emergenza. Il Governo deve investire sulla scuola, non si può pensare di affrontare un altro anno scolastico tirando a campare come fatto fino ad oggi».

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore, inserisci il tuo nome qui