La decana dei tabaccai avellinesi Maria De Benedictis Petruzziello

Il suo volto è stato una vera icona per il Centro Storico di Avellino, la sig.ra Maria De Benedictis in Petruzziello, è stata infatti la decana del commercio della zona ma anche molto di più.

Titolare della storica rivendita di tabacchi di Piazza Libertà, la sig.ra Maria è stata una madre infaticabile, una moglie devota e presto rimasta vedova, una commerciante dinamica che ha saputo cavalcare persino la rivoluzione digitale che ha tanto trasformato l’attività del tabaccaio. Madre di Maria Antonietta, Chiara e Carmine, anche loro volti noti dell’imprenditoria cittadina, la sig.ra Maria visse nella sua storia anche una parentesi negli Stati Uniti prima di tornare in Italia e diventare uno dei volti protagonisti del commercio del centro città.

Oggi l’estremo saluto le è stato tributato nella Cattedrale che lei frequentava quotidianamente per la Messa serale in una commossa celebrazione officiata dal Vescovo di Ariano Mons. Sergio Melillo affiancato dal parroco di Pratola Serra e del Duomo. Una grande folla di persone che hanno conosciuto e amato la sig.ra Maria ha riunito tanti volti del centro storico nel commosso saluto di una donna che, come ha evidenziato il Vescovo Melillo era “tagliata come una madre”. Nelle parole di Mons. Melillo, che ha conosciuto bene Maria Petruzziello negli anni in cui era Parroco del Duomo di Avellino, tutta l’ammirazione per l’umanità di una donna di cui per prima cosa ha ricordato lo sguardo, poi il sorriso, poi l’affetto per le persone e poi la fortissima fede.

La regista Luisa Galdo

Il compito di ricordare “Nonna Maria” è toccato alla nipote, la regista e videomaker Luisa Galdo, romana d’adozione ma sempre legatissima a via Casale, 20, la strada dove ha abitato sin dagli anni ’60 la vulcanica nonna.

“Tra noi nipoti quando pronunciamo il tuo nome, a’nonna Maria, – ha detto dall’altare – si stampa automaticamente il sorriso sulla faccia e vogliamo sapere subito questa volta che ha detto e che ha fatto perché ci hai sempre sorpreso mettendoci di buono umore. No’ ci hai fatto fare tante risate, ci hai resi felici, un dono inestimabile. Il ricordo di te sarà quello di una persona sempre sorridente.

Sei stata una seconda mamma per tutti, non solo per noi nipoti. Il tuo dono più grande è stato quello di ascoltare. Non hai mai parlato di te, dei tuoi bisogni, noi, gli altri, venivano prima di tutto. Ti sei spesa per tutti, ci sei sempre stata per tutti. Non ti ho mai visto crollare, lamentarti, anche in questi mesi di agonia che per una donna forte e dinamica come te immagino siano stati tremendi. Fino alla fine hai mostrato una grandissima dignità, la stessa che hai avuto quando ogni mattina ti svegliavi per aprire il tabacchino e portare avanti la famiglia da sola, perché purtroppo il tuo sempre amato marito e scomparso prematuramente. Sei stato il miglior esempio di donna che si possa avere.

Ci hai insegnato il coraggio, a non fermarsi mai difronte a niente. Dicevi: “chi ha a lengua arriva fino in Sardegna!”. No’ tu sei arrivata in America! Sei stata la prima di nove fratelli ad attraversare l’Oceano con il padre per vedere se poteva trasferirsi tutta la famiglia. Ed ora sei la prima a lasciarci, devi sempre essere la prima a controllare tutto!

Ci hai insegnato il valore della famiglia, non ho mai visto una famiglia cosi unità, dei fratelli volersi cosi bene anche stando cosi lontani.

Ci hai insegnato il rispetto per le persone, il senso della civiltà. Ti fermavi con tutti, scambiavi un saluto a tutti, avevi sempre una parola cortese e gentile. Sei stata un modello di cristianità, un’evangelista del credo e dell’altruismo.

Sei stata testimone di un’epoca, l’Italia rurale, mi raccontavi di quando si cresceva in campagna, senza acqua e luce nelle case.  Poi hai vissuto il boom economico, l’Aphartheid in America, hai visto Kennedy, gli anni di piombo, e gli anni 80 fino ad oggi, alla digitalizzazione delle nostre esistenze. Nessuno più di te e della tua generazione può capire l’evoluzione del nostro secolo.

Ci lasci con tanti ricordi bellissimi, troppi, ma ti sei portata con te il segreto delle polpette, anche a riprodurle vicino a te nessuno è riuscito a farle. Ci hai accudito, ma chi accudiva te?

La tua presenza era imponente, come una roccia insormontabile, una fortezza dentro la quale proteggersi perché tu ci hai insegnato ad amare ed oggi anche a morire.

Come dici sempre tu ogni volta che ti salutavo, mostrandomi fiducia, “mi raccomando!”

No’: mi raccomando!

Ora ti saluto con le parole della poetessa Emily Dickinson

Chi è amato non conosce morte, 

perché l’amore è immortalità, 

o meglio, è sostanza divina. 

Chi ama non conosce morte, 

perché l’amore fa rinascere la vita 

nella divinità.  

 

 

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