Dietro la montatura in simil-osso, una faccia da interrogativo. Ciuffo con messa in piega, camicia perennemente a righe bianche blu, intonata alla copertina del suo libro “Non ho capito la domanda – 365 dubbi e rovelli per tutto l’anno” (ed. Rai Libri): un personaggio di Wes Anderson senza eversione, Gigi Marzullo. Nella punta delle dita poco jazz avrebbe cantato De Gregori, piuttosto il desiderio di occupare l’immagine televisiva, un palinsesto possibilmente “divertente e costruttivo”, come quello del suo comprimario Fabio Fazio, senza dare fastidio a nessuno. Domande molte, ma nessuna invasione di campo, nessun fuorigioco, perché “il presidente De Mita mi ha insegnato a stare al mondo, come si vive e quando bisogna stare zitti”. Il ritratto ideale di un giornalista.

Proprio le domande, protagoniste indiscusse del suo ultimo lavoro, avrebbero dovuto essere centrali durante la presentazione al Circolo della Stampa di Avellino; eppure del libro si parla poco, un argomento marginale. Così, dopo le vertiginose variazioni di complimenti e odi di Marco De Marco – l’Annibale Carracci della domanda, il Socrate contemporaneo, “Gigi è la domanda” -, l’incontro si trasforma in un format a metà tra “Cortesie per gli ospiti” di Real Time e la lettera di Tommasino di “Natale in casa Cupiello”, suggestione creata dalla mostra di presepi in allestimento nella stessa sala.

Non manca di prendere parola il Sindaco di Avellino, Gianluca Festa, il quale ricorda quanto il conduttore televisivo sia motivo di orgoglio per il capoluogo di provincia, perché gli avellinesi sono “estremamente campanilisti, perché una parte del successo è anche un po’nostra” e chiude l’intervento prenotandosi per un’intervista, perché i giornalisti hanno troppo poco a cuore la persona che c’è dietro l’istituzione. Occorrerà spiegare in un prossimo futuro la differenza che passa tra un articolo e un vestito messo a punto da un sarto: l’obiettivo non è la comodità.

A seguire, intermezzo musicale di Enzo Avitabile, che dà quel tocco da banchetto medievale alla corte del signore che proprio non guasta. Un omaggio in note alla persona, all’amico che gli ha permesso di conoscersi e riconoscersi meglio tramite le domande poste. Se solo Jonathan Demme fosse stato presente per vedere tutto questo. Intanto un valzer di sguardi sotto la montatura nera inizia a sciogliersi e vaga per la sala. È difficile riuscire a decifrare sotto l’imperturbabilità marzulliana quali considerazioni stia seguendo la mente: perplessità e stupore? Imbarazzo e riconoscenza? Non l’avrà sfiorato neanche per un momento il pensiero “ragazzi, forse stiamo esagerando”?

Dal pubblico, marginale ma sempre forza centripeta dell’azione, Ciriaco De Mita. “In un certo modo io l’ho cresciuto, ricordo quando Gigi conduceva un programma in radio ad Avellino e io camuffavo sempre la voce quando lo chiamavo per telefono in trasmissione. Non mi ha mai riconosciuto.” Un episodio che avrebbe sorpreso e divertito Paolo Villaggio, dimostrando che anche quando fa scherzi da Fantozzi, De Mita resta il Megadirettore Galattico.

Quando l’ultimo elogio e ringraziamento sono stati espressi e “nonostante la pioggia è stato un successo perché ci sono tantissime persone”, senza neanche il rompete le righe, il pubblico si alza cercando l’uscita. L’esagerazione nel complimento, anche se sentito, dovrebbe essere un esercizio di gioco e ironia: la platea avrebbe sicuramente gradito qualche aneddoto in più di Marzullo sulla collaborazione con Frassica e Fazio, ma purtroppo nel tempio della domanda cortese, dove “l’importante è non superare mai i limiti del gioco”, ogni occasione di incontro si trasforma nel salotto buono delle case dove non si entra mai per paura di rovinarlo.

 

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