ROME, ITALY - FEBRUARY 20: Andrea Camilleri attends 'La Scomparsa Di Pato' photocall at Alfredo Restaurant on February 20, 2012 in Rome, Italy. (Photo by Ernesto Ruscio/Getty Images)

Andrea Camilleri è morto e l’Italia perde uno dei più importanti intellettuali contemporanei, capace di spaziare dalla scrittura al teatro, al cinema alla televisione. In tanti in queste ore lo stanno ricordando, e lo avrebbe fatto certamente Dante Troisi a cui Camilleri era legato da una grande amicizia.

Come lo stesso scrittore ha ricordato nel recente passato, Troisi si offrì di sceneggiargli per la tv un romanzo scomodo che nessun editore aveva voluto pubblicargli. Era “Il corso delle cose”, trasformato in “La mano sugli occhi” per il piccolo schermo. Ed erano dieci anni, come rivelato dallo stesso Camilleri in un numero speciale di Micromega dedicato alla sua vita, che nessun editore, nonostante le sue continue pressioni, aveva avuto intenzione di pubblicarglielo.  “Fu un mio amico, Dante Troisi, che era un giudice ma anche un importante sceneggiatore, autore del “Diario di un giudice” che allora scatenò un casino, che mi disse: dato che non lo vogliono pubblicare, perché non ne fai uno sceneggiato televisivo? Te lo sceneggio io. Va bene, risposi. Troisi era uno importante per cui l’operazione andò in porto velocemente”.

Una collaborazione talmente fruttuosa che, non appena i giornali pubblicarono la notizia della scrittura di uno sceneggiato televisivo prodotto a quattro mani da Camilleri e Troisi, un editore si offrì di pubblicare gratuitamente il libro a patto che sul piccolo schermo apparisse il suo nome.

E il rapporto tra Camilleri e il magistrato e sceneggiatore di Tufo, autore di “Diario di un giudice”,  è ancora egregiamente raccontato da Paolo Speranza in un testo già noto e che farà parte del volume di prossima uscita “Il giudice scrittore. Dante Troisi tra letteratura, giornalismo, cinema, teatro” a firma del direttore di Quaderni di Cinemasud. Nel suo testo Speranza ricorda come fosse stato proprio Camilleri ad intuire la valenza teatrale dei testi di Troisi. “Ed è proprio ad Andrea Camilleri che spetta il merito di aver intuito, per primo e in maniera più convinta, la vocazione teatrale del giudice-scrittore irpino: Perché Troisi non passa sul palcoscenico?, è il titolo del suo editoriale nel numero di luglio-agosto del 1972 di “Il dramma”, autorevole rivista di settore, introducendo la pubblicazione dei tre atti di Il frutto dell’albero, uno degli scritti teatrali di Troisi. Il quale, fra un romanzo di successo e l’altro, sottolinea Camilleri, “inevitabilmente, ricadde nella tentazione del teatro”. Con opere come Il vizio dell’innocenza, che lo scrittore siciliano definisce “una commedia inquietante, amara, tragica, di una densità dialogica rara a trovarsi in copioni per le scene”, e  “quindi altra ricaduta con Il frutto dell’albero, forse la sua commedia più bella, quella dove i temi cari all’autore raggiungono un equilibrio perfetto, un’alta tensione scenica e dove il risentimento morale di Troisi si illumina di una luce spietata, soprattutto nello sconvolgente finale”. E ancora, è sempre Camilleri a non darsi pace del fatto che il teatro avesse continuato ad ignorare l’opera dell’amico magistrato tanto che “Troisi continua a rimanere uno fra i più importanti autori drammatici di oggi in Italia solo sulla carta stampata”.

Non solo. L’Irpinia, in qualche modo, costò a Camilleri anche qualche guaio con la giustizia poi, per fortuna, risolto. Era il 1962 e lo scrittore siciliano fu chiamato alla regia dello spettacolo teatrale “Tarantella con un piede solo”, scritto da Gianni Lunari. Una piece che, nonostante fosse stata da poco abolita la censura, non passò inosservata alle forze di polizia che lo denunciarono per vilipendio delle forze armate e spettacolo osceno. Accuse da cui poi fu assolto, anche grazie all’intervento di un Questore amico come lo stesso Camilleri riferì poi nel 2002. Ma cosa c’entra l’Irpinia? Anche qui ci viene in soccorso Paolo Speranza. Lo spettacolo riprende un fatto di cronaca realmente accaduto in quel di Napoli, ai danni di due sposi di Ariano Irpino. I due novelli sposi, che non versavano certo in buone condizioni economiche, vengono presi di mira da un truffatore che offre loro un po’ di soldi in cambio di una proposta indecente e cioè giacere insieme alla sposa durante la prima notte di nozze. In cambio il malfattore avrebbe dato al marito “cornuto non per scelta ma per bisogno”, un bel gruzzoletto. Ma la truffa è dietro l’angolo e così, consumato il rapporto sessuale con la giovane sposina arianese, il truffatore se la dà a gambe levate.  Una storia ritenuta oscena ma anche lesiva per l’immagine della polizia che pure nello spettacolo appare sovente indaffarata nei loschi traffici della stradina che si stagliava intorno all’albergaccio in cui i giovani sposini di Ariano erano stati abbordati.

«Viene da chiedersi come mai Camilleri e Lunari scelsero Ariano Irpino come luogo di provenienza dei due sposini la cui storia era prevista nel secondo atto dello spettacolo mai andato in scena perché la piece fu appunto interrotta dalla polizia. Da mie ricerche- chiarisce Speranza- alla biblioteca nazionale di Napoli nella prima stesura dello spettacolo del ’59 i due sposini sono del casertano, poi in quella definitiva diventano di Ariano Irpino. Al netto del fatto di cronaca realmente accaduto, è probabilissimo che i due autori rimasero molto colpiti dal tremendo terremoto che aveva colpito, pochi mesi prima dello spettacolo, la città di Ariano. All’epoca ne parlarono tutti i giornali, fu un fatto che colpì molto l’opinione pubblica e sono convinto, anche per ricerche effettuate, che i due autori vollero così omaggiare quel pezzo di Irpinia piegato dal sisma».

2 Commenti

  1. Scusate, leggendo l’articolo, non ho compreso bene se sono venuti a mancare Dante Troisi, Paolo Speranza, gli sposini di Ariano o l’intellettuale di spessore ANDREA CAMILLERI. Il patetico temino autoreferenziale, ordito con cura nei giorni precedenti la scomparsa( sembra in trepida attesa della stessa ), non lo lascia minimamente intendere. IL MAESTRO ANDREA CAMILLERI meritava di più.

    • Gentile Patrizia, la nostra è una testata locale. L’intenzione dell’articolo non era certo quella di raccontare la vita, la storia, la produzione culturale del grande Camilleri, di cui giornali nazionali e firme ben più accreditate delle nostre hanno scritto. Il nostro intento era semplicemente quello di raccontare quel pezzo di Irpinia che il Maestro ha portato nel cuore. Tutto qui.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore, inserisci il tuo nome qui