Tradotta e messa in scena da Giorgio Strehler, ma anche riletta in napoletano da Eduardo De Filippo, trasposta cinematograficamente da Peter Greenway e rinarrata in forma romanzesca da Margaret Atwood. Cosa altro aggiungere, quali altri stravolgimenti e riletture prestare a “La tempesta” di William Shakespeare? Assolutamente niente, sembra suggerire l’allestimento di Rossella Massari (Vernicefresca Teatro); anzi, cardine della regia è l’intelligente opera di detrazione su tutti gli elementi: fondale nero, scaletto che prende forma di scoglio, trono, scialuppa – secondo le necessità dell’azione – e due attrici.

Destituendo la scenografia e i costumi, rimettendo al centro il testo e l’importanza dell’interpretazione attoriale, si riscopre il tratto essenziale, non solo dell’opera di Shakespeare, ma del teatro per se stesso: il gioco, nella sequenza e scambio cadenzati di ritmi, timbri, personaggi, e la magia della creazione. Così “Una tempesta” –  in programmazione il 18 e 19 gennaio presso “La Bottega del Sottoscala” di San Michele di Serino –  si presenta come l’opportunità di riscoperta e recupero di una delle più importanti commedie del teatro di tutti i tempi, ricongiungendosi al riscatto liberatorio che la sua trama descrive.

Giocano “alla Tempesta” Arianna Ricciardi e Francesca Niespolo, con la spontaneità e la dedizione di chi conserva la curiosità dello studio, un “gioco serissimo” in cui il moto corporeo e la scomposizione vocalica, il recitato e il canto, lo scambio dei ruoli e la strumentazione sostituiscono e sintetizzano in una buona partitura la coralità dell’opera. Così basta un mantello per abbandonare la fragile fisicità di Miranda per trasformarsi immediatamente nella regale presenza di Prospero, ricordando la lezione – purtroppo molto spesso dimenticata – che in teatro la più grande invenzione parte dalla capacità dell’attore di saper restituire semplicemente da e con se stesso l’artificio della narrazione. Il passaggio di identità prosegue a ritmo serrato, trovando nella scena della cospirazione contro Alonso, re di Napoli, il culmine della cadenza, ricostruendo un dialogo tra quattro personaggi con rapidi e semplici successioni di movimenti come nel gioco dei quattro cantoni.

Ad esclusione di qualche intersezione musicale di troppo rispetto all’economia dell’azione – il recitato di Ariel rischia di essere sovrastato dalla strumentazione – lo studio compiuto da Rossella Massari si presenta come una buona propedeuticità –  soprattutto per un pubblico giovane – per chi non ha dimestichezza con l’opera shakespeariana, nonché come un momento di riflessione e approfondimento sui temi dell’alterità (Calibano, il selvaggio), l’amore attraverso tutte le sue forme (da quello filiale tra Miranda e Prospero, a quello passionale tra Ferdinando e Miranda ) e soprattutto l’importanza del perdono e della rinuncia alla vendetta perché, come ricordano le attrici, la capacità di ristabilire l’ordine e di non utilizzare violenza, “questo sì che fa grande un monarca”.

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