Milioni di euro a pioggia alla sanità privata in Campania per l’emergenza Covid-19, in Irpinia 6,5. E’ il frutto dell’accordo trimestrale, rinnovabile, stipulato tra Regione Campania e Aiop (associazione italiana ospedalita’ privata) a fine marzo per fronteggiare l’emergenza coronavirus.

Fondi distribuiti “a prescindere dalla reale produzione”, ovvero anche se non vi sono ricoveri, ed in aggiunta ai rimborsi ordinari (rettifica, non è chiaro l’accordo ed è da verificare), a cliniche private accreditate per alleggerire i presidi ospedalieri dai ricoveri sia ordinari che Covid. Esigenza riscontrata dall’unità di crisi della Regione Campania che il 20 marzo “non registra implementazioni sufficienti a garantire nel breve i posti letto necessari per le esigenze assistenziali per i pazienti COVID-19, sia per degenza ordinaria, sia di sub-intensiva che di terapia intensiva” ed ha “accolto” il 27 marzo “la proposta di collaborazione delle cliniche private accreditate” ricevendo “informalmente la valutazione positiva dei direttori generali”.

Cinque le strutture irpine ad aver dato disponibilità sul territorio provinciale, nessuna in grado di ospitare pazienti di grado medio o più elevato affetti da Covid-19, dei quali hanno continuato e continueranno a farsi carico gli ospedali pubblici.

Clinica Santa Rita di Atripalda e Villa Maria a Mirabella Eclano si sono rese disponibili ad accogliere pazienti Covid. Nella struttura sanitaria atripaldese 10 posti per pausintomatici e 50 per clinicamente guariti in attesa del doppio tampone. 32 i posti per i clinicamente guariti a Mirabella Eclano. (I dati delle disponibilità sono stati comunicati dall’Aorn Moscati di Avellino).

Villa Ester ad Avellino, Clinica Montevergine a Mercogliano e Villa Maria a Baiano hanno messo a disposizione posti letto per i pazienti “accolti quotidianamente presso i servizi di triage dei P.S e che necessitano di prestazioni di tipo urgente e/o ordinario ovvero di elezione/programmate”.

La proposta accolta dalla Regione Campania ed informalmente anche dai direttori sanitari, prevede per le cliniche che ospitano i pazienti non gravi affetti da Covid, in Irpinia Casa di Cura Santa Rita e Villa Maria di Mirabella Eclanoremunerazione mensile pari al 95% di un dodicesimo del budget assegnato alla specifica Casa di cura dal DCA 48/2018 a prescindere dal valore della reale produzionea cui si sommanocosti documentati per farmaci appropriati e DPI” che nel caso della sanità pubblica sono a carico delle aziende ospedaliere e “1200 euro al giorno per la terapia intensiva e 700 euro per la terapia sub intensiva”. In Irpinia non è interessato nessuno.

Stesso trattamento per Villa Ester, Clinica Montevergine e Villa Maria a Baianoremunerazione mensile pari 95% di un dodicesimo del budget assegnato alla specifica Casa di cura dai DDCA 48/2018 e 96/2018 a prescindere dal valore della reale produzione” ma senza il rimborso dei dpi, pronte ad accogliere pazienti no Covid che necessitano di prestazioni urgenti ed ordinarie. Anche in questo caso, pur senza ricoveri si usufruisce comunque della remunerazione per tre mesi.

Secondo i dati contenuti nei DDCA 48/2018 e 96/2018 sarebbero circa 6,5 milioni di euro i fondi elargiti alla sanità privata accreditata irpina per il trimestre Aprile, Maggio e Giugno 2020,  rinnovabili. (L’ARTICOLO CONTINUA DOPO IL GRAFICO)

Dalle poche informazioni comunicate, dall’ospedale Moscati e dal Frangipane sono stati trasferiti ad aprile, nella fase discendente del contagio, una trentina di pazienti in via di guarigione sia alla Clinica Santa Rita sia a Villa Maria di Mirabella Eclano mentre non si hanno notizie di Villa Ester, Clinica Montevergine e Villa Maria a Baiano.

Una beffa a guardare sia al passato ma anche al presente della sanità irpina.
Ospedali chiusi o declassati a Bisaccia e Sant’Angelo dei Lombardi, depotenziati come Solofra, la corsa ad attrezzare reparti ad Ariano Irpino per fronteggiare l’emergenza Covid senza dimenticare il “Covid Hospital”,  che fino a 10 giorni fa si chiamava Palazzina Alpi,  dell’ospedale Moscati.

Posti letto in Irpinia c’erano e ci sono. Al Moscati con la conversione dei reparti si è giunti a 120 posti nella città ospedaliera più 52 della palazzina Alpi. Nel frattempo l’ospedale Landolfi di Solofra, sempre gestito dal Moscati, è stato utilizzato per le attività ordinarie della città ospedaliera dopo la conversione (ci ritorneremo). Dai 119 posti letto occupati alla città ospedaliera del 27 marzo si è scesi a 79 il 2 Aprile, quando è iniziato il trasferimento dei pazienti nelle strutture private, ai 58 del 10 aprile fino ai 28 trasferiti alla palazzina Alpi che tra un annuncio e l’altro è passata da struttura riservata alle terapie intensive per Covid a reparto Covid generale, semivuoto. Addirittura sarebbe già previsto un ritorno all’originaria funzione di palazzina dedicata all’attività di intramoenia a metà giugno.

L’unico ospedale in affanno è stato il Frangipane nella zona rossa che ha addirittura dovuto allargare il reparto Covid da 32 a 45 posti dopo il caso della Rsa Minerva. Ma anche in questo caso la beffa è servita. Dal 4 maggio, ha comunicato la manager Morgante, saranno ripristinati i reparti perchè i ricoveri ed i contagi sono contenuti. Potevano essere trasferiti al Moscati i pazienti di Ariano Irpino oppure lo scontro in atto tra le due aziende, sanitaria e ospedaliera, lo vieta?

Inoltre Bisaccia e Sant’Angelo sono stati ripristinati momentaneamente e fortunatamente non riscontrano alcuna criticità. Questi ultimi si stanno già battendo per vedersi riconosciuto nuovamente un presidio fondamentale per il territorio. A Sant’Angelo dei Lombardi sono previsti anche nuovi reparti.

Ritornando al Landolfi di Solofra già destinatario di un maxi finanziamento di oltre 40 milioni di euro, con ulteriori 6 milioni di euro sarebbe potuto diventare l’ ospedale Covid di riferimento dell”intera provincia senza dover ricorrere al finanziamento degli imprenditori per la terapia intensiva, ed alla conversione dei reparti nelle altre strutture sanitarie e ospedaliere.

Soldi che le direzioni generali avrebbero potuto utilizzare per acquistare dip, ventole, macchinari o ancor più semplicemente offrire un adeguato compenso al personale infermieristico a cui sono stati “offerti” contratti a tre o sei mesi con retribuzioni anche al di sotto dei 30 euro lordi all’ora.

Aggiungiamo. Potevano essere spesi per garantire vitto e alloggio agli operatori sanitari per evitare di portare a casa il virus? Scelta che avrebbero potuto fare anche i contagiati asintomatici o pausintomatici in quarantena obbligatoria per evitare la trasmissione del virus in famiglia?

2 Commenti

  1. “fondi a prescindere dalla reale produzione” entra tra le categorie misteriche o esoteriche del rito sacrificale “a babbo morto”, secondo l’ortodossia liturgica dei derivanti

  2. Continuando a dare soldi alle strutture private, come se nulla fosse successo, penso che non andrà tutto bene come si continua a sostenere. Per andare tutto bene bisogna ritornare alla sanità pubblica nazionale abolendo i 20 sistemi sanitari regionali e ritornare allo spirito iniziale della riforma sanitaria del 1978. Basta con la sanità come fonte di business per pochi baroni della medicina e pochi imprenditori di cliniche private. La salute non è una merce.

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