I nostri figli a San Tommaso e Valle? Impossibile, si creerebbero grossi problemi di carattere organizzativo per le famiglie“. La protesta dei genitori degli 870 alunni “sfollati” dalla scuola “Enrico Cocchia”, da sabato scorso sequestrata dalla Procura per pericoli inerenti il grado di vulnerabilità in caso di sisma, esplode prima in Comune per poi spostarsi in Provincia. In centinaia tra genitori e professori chiedono chiarezza a Palazzo di Città sul futuro scolastico dei ragazzi. Un primo incontro lo ottengono con il sindaco  che propone una soluzione emergenziale: venti classi alla scuola di San Tommaso, altre diciassette in quella di Valle (leggi qui). Foti va via e a raccogliere le urla dei genitori restano il vicesindaco Maria Elena Iaverone, e gli assessori alla pubblica istruzione e al patrimonio, Bruno Gambardella e Paola Valentino. «Nessuno ci ha ancora ufficialmente comunicato perché la scuola dei nostri figli è stata chiusa. Se è per una carenza strutturale – chiede un papà – perché hanno fatto iniziare l’anno scolastico? Vogliamo una soluzione territorialmente vicina a via Tuoro Cappuccini e senza turni pomeridiani. Per arrivare la Procura a chiudere una scuola, vuol dire che il problema è serio, è strutturale. Già d’estate si vociferava di problemi, ma ora con il terremoto in corso è chiaro che se è stata sequestrata vuol dire che è pericolosa».

C’è anche chi pone come problema le attività pomeridiane dei propri pargoli «mia figlia di pomeriggio ha danza, non può andare a scuola». Ma è chiaro che le istituzioni devono affrontare un’emergenza. «Io ho una un’altra figlia al liceo classico “Pietro Colletta”, adiacente alla “Cocchia” e che mi pare di capire sia nelle stesse condizioni. Come faccio da padre a pensare che una delle mie figlie continui ad andare in una scuola insicura?». Il problema principale è lo spostamento da una parte all’altra della città, per chi aveva scelto quel plesso scolastico proprio perché territorialmente confacente alle esigenze del proprio nucleo familiare. «Spostare i ragazzi da via Tuoro Cappuccini a San Tommaso è un’impresa impraticabile. Non è giusto perché non è possibile che dopo un mese dall’inizio delle lezioni ora la scuola viene dichiarata inagibile. Ci vuole rispetto reciproco tra istituzioni e genitori. Così ci complicano solo la vita».

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E proprio perché le soluzioni prospettare dal Comune, ente competente delle scuole materne, elementari e medie, la protesta si sposta a Palazzo Caracciolo. Qui una folta delegazione di genitori viene ricevuta dai consiglieri provinciali Gianluca Festa e Girolamo Giaquinto delegato alla pubblica istruzione. A loro si chiede di individuare all’interno degli edifici di competenza della Provincia, cioè scuole superiori, aule e spazi in centro città. «Dai sopralluoghi effettuati stamattina insieme al Comune – spiega Giaquinto – le uniche aule disponibili, ma non più di sette, potrebbero essere disponibili presso la succursale del liceo scientifico “Mancini”. Ma questo non risolverebbe comunque il problema». Soluzioni alternative a quelle individuate dal Comune al momento non ce ne sono. In campo solo la proposta di Festa: «mettere intorno allo stesso tavolo Comune, Provincia, dirigenti scolastici, provveditorato e cercare di venire incontro alle esigenze dei genitori».

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Per ora, aggiunge Festa, «il dato oggettivo è l’incapacità del Comune ad affrontare il problema, e la disponibilità della Provincia a dare una mano». Per adesso, aggiungiamo noi, altro dato oggettivo è che giovedì, quando dopo il ponte di ognissanti, riapriranno tutte le scuole, se le cose restano così gli alunni dell’Enrico Cocchia non torneranno tra i banchi.

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