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  • Mercoled√¨ 14 Novembre 2018 - Aggiornato alle 23:33

Le Provinciali, Vignola e i trasformisti: il Pd e la metafora della pagliuzza e della trave

Lo sfogo del sindaco di Solofra è comprensibile, ma politicamente non del tutto condivisibile

Le Provinciali, Vignola e i trasformisti: il Pd e la metafora della pagliuzza e della trave

L'amarezza e la delusione sono comprensibili, le valutazioni politiche no. O almeno non tutte. Nelle parole con cui Michele Vignola, sindaco di Solofra, ha provato a spiegare le ragioni per le quali √® maturata la sua sconfitta nella sfida per la presidenza della Provincia, c'√® molta ovviet√† e, soprattutto, viene riproposta dentro l'idea di soluzione quella che √® parte, anche grande, del problema. Proviamo a riflettere ribadendo che le colpe della debacle non sono tutte ascrivibili allo stesso Vignola trovatosi catapultato in una competizione particolare in un contesto difficile. E dobbiamo partire proprio dalla natura della competizione. Tanto chi ha vinto quanto chi ha perso sembra essersi dimenticato la natura del voto per le Provinciali. Si trattava di un'elezione di secondo livello, nella quale, detta brutalmente, politici votano politici, lontana perci√≤ dall'interesse della pubblica opinione che, anzi, se ne sar√† allontanata ancor di pi√Ļ dopo aver visto, per tutta la giornata del voto, una platea di persone "bivaccare" nei pressi di Palazzo Caracciolo. Non un bello spettacolo per chi crede che la politica sia servizio e non un mestiere, ma tant'√® e comunque non √® questa la sede per affrontare la questione. Le urne hanno dato il loro responso, ma non bisogna dimenticare che la Provincia ha competenze specifiche, risorse sempre minori, un Presidente che pu√≤ agire con la massima discrezionalit√†, un consiglio che ha funzione consultiva e che dura in carica due anni e non quattro come il Presidente. Far discendere il futuro politico dell'Irpinia dal governo (del solo Presidente) di un ente deputato ad occuparsi di edilizia scolastica e viabilit√† suona quasi come un insulto a chi legge. Certo, ci sono le deleghe negli enti di servizio (sono queste la vera partita politica), ma la Provincia in s√® pu√≤ fare ben poco oltre gli ambiti di sua competenza. Un punto che andava necessariamente chiarito, prima di esaminare la vicenda politica del Pd e di Vignola. Il sindaco di Solofra ha spiegato che la sua candidatura non √® stata calata dall'alto ma √® venuta fuori da una esplicita richiesta del partito. Bene, ma Vignola dovrebbe chiedersi come mai si √® arrivati a quel punto. La sua candidatura √® stata l'estremo tentativo di trovare una mediazione che accontentasse le due anime del Pd e tenesse in piedi l'alleanza con i Popolari. Il problema, quindi, √® nel partito di Vignola prima ancora che nei trasformisti ai quali il sindaco ha fatto riferimento (sbagliando anche a non fare i nomi). Inoltre Alaia e D'Agostino non sono tesserati del Pd ed in una elezione nella quale sono gli intrecci tra gli amministratori a contare pi√Ļ dell'appartenenza, questo ha avuto il suo peso. La colpa √® stata allora di Festa? Bisogna dimostrare che il gruppo "Davvero" ha votato per Biancardi (non basta basarsi su baci, abbracci e complimenti), ma il punto vero √® che la candidatura di Vignola, per come √® nata, ha continuato a tenere diviso il Pd piuttosto che favorirne l'unit√†. Tutto il resto √® contorno. Provincia

Il sindaco di Solofra, pur senza entrare nel merito, ha auspicato che arrivi il momento di un chiarimento definitivo. Anche qui siamo d'accordo, ma per fare cosa? Cacciare via quelli che, pur essendo tesserati del Pd, non hanno votato per lui? E' accaduto pure quattro anni fa, ai danni Foti, ma non si è fatto nulla. E nemmeno si è preso un qualche provvedimento contro chi (e Vignola è vicino a quell'area) ha boicottato il congresso preferendo le aule dei tribunali o le assemblee estive, alle quali Vignola ha partecipato, per ribadire che questa segreteria non veniva riconosciuta. Questo, caro sindaco, si faceva in estate invece che discutere dell'avvio di un percorso di condivisione della candidatura apicale a Palazzo Caracciolo. Detto questo, ora che si fa? Si riparte, tanto per restare all'attualità, prendendo atto che una segreteria esiste e chi non la riconosce è fuori, questo è il primo punto. Poi si definisce con il gruppo consiliare della città un percorso chiaro che porti alla fine dell'amministrazione cittadina entro novembre, infine, da lì al voto, ci si impegna a riannodare i fili di un rapporto con la città e con l'intero territorio, contando certamente anche sul lavoro di amministratori esperti e radicati come Vignola. Perché un'altra cosa che non andrebbe dimenticata è che alle Provinciali i risultati sono maturati con il calcolo del voto ponderato (attraverso fasce e moltiplicatori stabiliti), mentre l'ultima volta che il Pd ha dovuto fare i conti con il voto "reale" (il 4 marzo) è stato un massacro politico, dal quale non si è ancora ripreso. Ed è il voto reale che conta. Dulcis in fundo la terminologia utilizzata (ma questa è colpa un po' di tutti, anche la nostra) nel definire la sfida tra Vignola e Biancardi come uno scontro tra centrosinistra e centrodestra. Lo abbiamo già detto, ma repetita iuvant: il centrosinistra non esiste da un pezzo e nemmeno si intravede un orizzonte breve per ricostruirlo. Idem per il centrodestra, ma almeno da quelle parti festeggiano l'elezione del presidente. Se poi sia effettivamente di centrodestra (ha sostenuto Orlando alle primarie del Pd del 2017) questo è un altro discorso. O forse no?

Ultima modifica ilLunedì, 05 Novembre 2018 01:16

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