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  • Domenica 20 Maggio 2018 - Aggiornato alle 13:50

Amministrative, ultimi giorni per la giunta tra mal di pancia e delusione

Entro domani il si al Consuntivo, ma le mancate candidature degli uscenti, forse imposte, è l’amore presenza dei dissidenti nel centrosinistra fa discutere e aumenta il disappunto di Foti

Amministrative, ultimi giorni per la giunta tra mal di pancia e delusione

Se i consiglieri comunali sono per il 90% impegnati nella campagna elettorale appena iniziata, per molti mai terminata dal 2013 in poi, gli assessori sono alle prese con le ultime incombenze amministrative. Primo tra tutti, il bilancio consuntivo 2017, la cui approvazione prevista per ieri dovrebbe slittare a domani, massimo giovedì, quando saranno conclusi alcune verifiche e  adempimenti tecnico-contabili. Per evitare una diffida prefettizia dovuta al ritardo con cui la pratica arriva all'ordine del giorno, basterà l'ok della squadra di governo. Il passaggio in aula sarà oggetto del nuovo consiglio comunale e del futuro sindaco di Avellino.

Il clima che si respira però tra l'ufficio del sindaco Paolo Foti e quelli di alcuni dei suoi assessori, non è dei migliori. Inutile girarci intorno, la composizione delle liste e lo sconfinamento della coalizione di centrosinistra a sostegno dell'avvocato Nello Pizza, non è stato gradito ai più. L'insofferenza a quanto si apprende è tanta, a partire proprio da quella del primo cittadino e dei suoi assessori più fidati. L'aver accolto in squadra chi, come il dissidente Gianluca Festa, per cinque anni il più pasionario degli oppositori di Foti e dei suoi assessori, suona come una bocciatura senza appello da parte del Partito democratico in primis, del suo padre nobile Nicola Mancino in seconda battuta, dell'esperienza amministrativa che, tra fasti e nefasti, è stata comunque portata avanti per cinque anni in nome e per conto dello stesso Partito democratico. Come dire, in sostanza, tolto sindaco e assessori uscenti dalle liste, eliminato il pomo della discordia si torna tutti insieme allegramente.

Rumors parlano di un Paolo Foti in totale disaccordo con le scelte compiute, nonostante il candidato alla sua successione (avendo lui stesso in tempi non sospetti declinato l'invito al bis) sia una persona da lui stimata e conosciuta, fosse solo perché Nello Pizza lo difende, in qualità di avvocato, nei numerosi procedimenti penali a suo carico per reati amministrativi.

Ha pubblicamente dichiarato il suo disappunto, tramite un'intervista a Il Mattino, la vicesindaco Maria Elena Iaverone, implorata da più parti (l'ultima telefonata dal presidente Mancino la sera prima della presentazione delle liste) prima a candidarsi a sindaco, poi a far parte della compagine Pd. Un rifiuto netto, quello di Iaverone, dovuto alla consapevolezza che, in caso di vittoria, una coalizione tanto ampia e variegata, non potrà che condannare il sindaco ad una condizione di ingovernabilità.

Data per certa fino a pochi giorni prima della chiusura della squadra, la candidatura dell'assessore alle politiche sociali Teresa Mele sarebbe saltata per far posto nella lista ufficiale del Pd a quella di altri deluchiani di ferro, come i consiglieri uscenti Ida Grella e Franco Russo. Il cappello politico del Pd avrebbe soddisfatto anche l'assessore ai fondi europei Artudo Iannaccone che, ottenuta la presenza in lista dei due consiglieri di Autonomia Sud Mafalda Galluccio e Francesco D'Argenio, ha optato per restare a guardare.

Fuori dalla partita delle candidature anche il delegato all'ambiente Augusto Penna, che potrebbe, in caso di vittoria, essere richiamato a ricoprire il ruolo, almeno stando a qualche rumors raccolto, e il collega delegato alla cultura, in quota D'Amelio, Bruno Gambardella. Data per certa, fino a qualche settimana fa, è svanita anche la candidatura dell'assessore ai lavori pubblici Costantino Preziosi che, forse per un lasso di tempo limitato, non aveva nascosto la propria ambizione a misurarsi con il gradimento degli avellinesi.

A guardar bene le liste insomma, sembra che la categoria della 'discontinuità', da più parti invocata come unica ancora di salvezza per la città, sia stata declinata solo eliminando i responsabili del governo cittadino dalla corsa elettorale riproponendo però contestualmente quasi in blocco i consiglieri di maggioranza. Come se per cinque anni, se il teorema è quello del disastro amministrativo da cancellare, il loro voto "sovrano" per deliberare una per una tutte le scelte dell'amministrazione Foti, fosse stato oggetto di un processo per direttissima. Verdetto: assoluzione totale.

Ultima modifica ilMercoledì, 16 Maggio 2018 01:26

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