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  • Venerdì 22 Marzo 2019 - Aggiornato alle 14:01

Strage A16, “Autostrade non pagherà neanche per il crollo del Ponte Morandi. La giustizia oggi ha fallito”: l’urlo di dolore dei parenti delle vittime di Monteforte

Scene di disperazione e rabbia alla lettura del dispositivo. Chi ha perso i propri cari non ci sta: “hanno condannato solo i pesci piccoli. Contro il potere la battaglia è impari”. Poi l’incontro con Cantelmo: “ricorreremo in appello, anche il Procuratore è deluso per la sentenza”

Strage A16, “Autostrade non pagherà neanche per il crollo del Ponte Morandi. La giustizia oggi ha fallito”: l’urlo di dolore dei parenti delle vittime di Monteforte

«Ha vinto il Dio denaro». L'urlo di Rosalba Lanuto rimbomba nell'aula di Corte d'Assise del Tribunale avellinese. La donna che la sera del 28 luglio 2013 attendeva il rientro a Pozzuoli di sua figlia Arianna, andata in gita con la nonna Luigia, una delle quaranta vittime del bus precipitato dal viadotto Acqualonga, grida tutta la sua delusione. Le urla dei parenti delle vittime del più grave incidente automobilistico della storia dell'Italia repubblicana, rompono lo spettrale silenzio che aveva accompagnato l'ingresso del giudice Luigi Buono dopo una camera di consiglio durata diverse ore. Le speranze nutrite nella mattinata dopo la rinuncia della requisitoria da parte del Procuratore Rosario Cantelmo e l'annuncio della lettura della sentenza di primo grado per le ore dodici, si infrangono alla dichiarazione di assoluzione dell'ad di Autostrade per l'Italia Giovanni Castellucci.

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Le pene sono dimezzate per tutti i vertici e i dirigenti della società, dodici in tutto per i quali la Procura aveva chiesto 120 anni di carcere complessivamente per il mancato rifacimento dei new jersey in cemento che, invece di frenare l'impatto del pullman guidato da Ciro Lametta, l'autista deceduto insieme ai suoi passeggeri, aprirono al mezzo il varco verso l'Inferno. Autostrade ottiene sei assoluzioni e pene dimezzate per sei imputati. A pagare prezzo pieno è Gennaro Lametta, fratello di Ciro, titolare dell'agenzia Mondo Travel proprietaria del mezzo. Per lui il giudice conferma la richiesta dei pm e lo condanna a 12 anni di reclusione. Una pena ridotta e un'assoluzione per i due imputati della Motorizzazione Civile, Antonietta Ceriola e Vittorio Saulino accusati di aver falsificato le certificazioni del bus. La prima condannata ad 8 anni, il secondo invece esce momentaneamente di scena dal processo.

Scene di panico accompagnano l'uscita dall'aula dello stuolo di avvocati chiamati a difendere i quindici imputati. C'è chi si stringe in un abbraccio disperato, chi cede ad una crisi di nervi, chi per pochi secondi tenta di chiudere l'ingresso dell'aula per trattenere tutti dentro. Per i parenti delle vittime la giustizia oggi non è arrivata.

foto due

«Abbiamo atteso cinque anni per cosa, ci hanno accusati finanche di aver partecipato al processo per ottenere risarcimenti. Volevamo solo giustizia per i nostri cari, altri forse si sono venduti per soldi o per il potere. I soldi ci fanno schifo, vogliamo solo giustizia» è lo sfogo di una signora che quella notte ha visto morire suo marito.

«Giudice Buono, esca fuori, venga a parlare con noi altrimenti vuol dire che in Italia ci sono 83 vittime che non avranno mai giustizia, le 40 di Monteforte Irpino e le 43 del Ponte Morandi di Genova» attacca Giuseppe Bruno, portavoce dei parenti dei morti di Acqualonga. Per loro infatti la sentenza avellinese è una sorta di prova generale, rispetto al ruolo e alle responsabilità di Autostrade per l'Italia, anche per il processo che vede la società dover rispondere del crollo del ponte del capoluogo ligure. «La legge è uguale per tutti? Balle, devono toglierla quella scritta dalle aule di tribunale – continua Bruno- Castellucci sarà assolto anche a Genova ne sono certo. Dobbiamo ringraziare anche il Governo e il Ministero delle Infrastrutture che non ha mosso un dito per fermare la strage continua. Ora come ora non riesco neanche a sperare che in appello si possa ribaltare la sentenza. Non è una battaglia ad armi pari quella che combattiamo contro Autostrade. Voglio sapere dal giudice chi sono i responsabili della morte dei nostri cari. Oggi sono stati condannati i pesci piccoli, i grandi restano lì privi di responsabilità».

cantelmo

Guardati a vista dalle forze dell'ordine i familiari hanno atteso per circa due ore davanti all'aula di Corte d'Assise l'uscita dei legali, nella vana speranza di poter parlare con il giudice. Ritornata la calma, una delegazione è stata ricevuta dal Procuratore capo Rosario Cantelmo, titolare dell'inchiesta insieme al pm Cecilia Annecchini. «Anche lui è deluso per la sentenza, ora attendiamo l'appello- racconta Bruno- oggi esce sconfitta l'Italia intera, non solo noi. Su quel tratto di autostrade non è stata fatta né riqualificazione né manutenzione. Andremo avanti, ma non crediamo più nella giustizia». Si ritorna così a Pozzuoli, in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza che non arriverà prima di novanta giorni. Un viaggio, quello di ritorno, ricco di rabbia e delusione per un dolore che oggi poteva non essere cancellato ma quantomeno sopito.

 

Ultima modifica ilVenerdì, 11 Gennaio 2019 17:34

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