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  • Giovedì 16 Agosto 2018 - Aggiornato alle 10:09

Amministrative, il giorno del giudizio: quelle due parole per scegliere il sindaco giusto

Urne aperte dalle 7. Adesso è il momento di dimostrare la maturità di una comunità

Amministrative, il giorno del giudizio: quelle due parole per scegliere il sindaco giusto

La scelta di un sindaco è per l'elettorato un test di maturità molto superiore rispetto all'elezione di un parlamentare o di un Presidente di Regione. In quella cabina, infatti, si sceglie una persona che dovrà governare la comunità nella quale viviamo, dovrà assumere decisioni i cui effetti saranno immediatamente percepiti da coloro che vivono in quella città. In buona sostanza si decide a chi affidare il compito di regolamentare e, per certi versi, programmare la nostra quotidianità per i cinque anni successivi. Ecco perché il voto amministrativo racchiude in sé tutta la capacità di un popolo, nello specifico quello cittadino, di riuscire ad essere al tempo stesso protagonista di una scelta consapevole rispetto al proprio futuro e collaboratore affidabile in ordine alle scelte che quel futuro contraddistingueranno.

In questo mese di campagna elettorale, con un copione classico che tutti dicono di voler cambiare ma che sembra immodificabile, ne abbiamo sentite di ogni genere: promesse realizzabili e impossibili, impegni scritti sulla carta e sulla sabbia, manifestazioni di volontà credibili o bugiarde. E' il campionario tipico della tenzone elettorale che però, chi conosce la città ed i suoi problemi, non avrà fatto fatica a vivisezionare, distinguendo preventivamente il possibile dall'utopico. Ma per quanti può valere questo discorso? Ecco dunque che, nel giorno del giudizio, occorre guardare la vicenda dall'altro punto di vista: non più quello del candidato ma quello dell'elettore che da stamane si recherà al proprio seggio per scegliere il suo sindaco.

Un mese di incontri, scontri, comizi e iniziative a vario titolo che, anche in quella immensa ed ingannevole piazza virtuale che sono i social, ha fatto riecheggiare parole di grande fascino e di commossa determinazione: autonomia, discontinuità, coraggio, competenza, amore, passione, cambiamento. Tutto bello e tutto giusto, anzi queste parole dovranno essere i tratti distintivi dell'azione amministrativa di chiunque sarà eletto sindaco. Ma perché ciò accada bisogna che la scelta sia ispirata da altre due parole: ragione e memoria. La prima può essere anche sostituita con razionalità e rimanda alla necessità che la scelta del sindaco sia meditata, ragionata. Al governo della città servono persone capaci, trasparenti, determinate, non si può scegliere con il solo cuore o, peggio ancora, per simpatia. Un discorso questo che dovrebbe valere, anche se è molto più difficile per non dire impossibile, per quanto attiene alla scelta dei consiglieri comunali. Si, certo, c'è il parente, il congiunto, l'amico, il conoscente che magari ci ha fatto un piacere e allora come si fa a votare diversamente? Come si può pensare di mettere davanti agli affetti o ai propri interessi la necessità di farsi rappresentare da chi conosce i meccanismi amministrativi e sappia di cosa parli quando interviene in Aula? E' un problema che ci riguarda tutti e che forse non può essere risolto. Ma la scelta del sindaco è un'altra cosa. Il sindaco dovrà governare tutti, non potrà e non dovrà essere il parente o l'amico a cui chiedere il favore, rappresenterà la città e dovrà guidarne il percorso nel futuro. Questa scelta non può essere fatta a cuor leggero, le conseguenze sarebbero molto gravi.

E poi c'è la memoria. Sulla scheda ci sono otto candidati alla carica di sindaco. Nessuno di loro ha vinto un concorso o ha superato una selezione. Si sono proposti o sono stati scelti per rappresentare un programma. Sono cittadini avellinesi conosciuti, qualcuno anche già impegnato nel passato. E dunque la memoria intesa come storia. Ognuno di loro ha un vissuto politico, fatto di gesti, parole, atti, comportamenti e sono cose che non si possono e non si debbono ignorare. Ciò che è stato conta, altroché se conta, per questo non si può scegliere chi si presenta alla cena di gala con l'abito da sera e le scarpe da lavoro nei campi. Anche il percorso di coerenza tra ciò che si predica e ciò che si è fatto e si farà, nella vita politica come in quella professionale, dovrà avere il suo peso nella scelta che ognuno di noi farà nel chiuso della cabina elettorale. Ragione e memoria dunque per scegliere il sindaco giusto, per dare ad Avellino una prospettiva di crescita reale, per testimoniare una crescita di maturità collettiva, la rinnovata consapevolezza dell'importanza di una scelta. Se ci lasceremo guidare da queste due parole avremo fatto il nostro dovere fino in fondo e a quel punto noi, cittadini-elettori, saremo nelle condizioni di poter pretendere il rigoroso rispetto degli impegni assunti. E dopo magari anche sfogarci liberamente sui social con la coscienza a posto senza più essere, nei confronti dei nostri amministratori, come pure è accaduto in passato, nella stessa condizione dei ladri di Pisa.

Ultima modifica ilSabato, 09 Giugno 2018 21:30

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