La recensione di Leonardo Festa al libro di Claudio Petrozzelli, in presentazione presso il Misca Lab di Cesinali

Sono passati trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino. Il tempo di una generazione: i nati dopo il 1989, sono gli adulti di oggi. L’immagine che tramandiamo della guerra Fredda diventa sempre più sbiadita. Eppure sarebbe impossibile capire il nostro mondo senza considerare il significato storico del Muro.

Il libro di Claudio Petrozzelli ci riporta nel momento in cui cambiava l’assetto dell’Europa, nell’anno in cui De Mita era Presidente del Consiglio, la scena politica era occupata da Regan, Lech Walesa, Ceausescu, Honecker, il Patto di Varsavia comincia a traballare. Protagonista della storia è Antonio, un giovane giornalista avellinese che però non vuole abdicare alla curiosità che lo ha spinto a scegliere questo mestiere per assecondare le esigenze della stampa locale. Per questo, il racconto del suo viaggio a Berlino non ci restituisce solo lo sguardo di un turista. C’è anzi il costante tentativo di tenere unite due dimensioni, la Storia e la vita, attraverso gli incontri tra chi era a Berlino in quei mesi cruciali per la storia dell’Europa.

L’itinerario di viaggio del giovane protagonista, tocca i luoghi più rappresentativi di Berlino Est: il Centrum Warenhau, il più grande magazzino dell’Europa dell’Est, il Kino International, la Haud des Lehres con il murale dedicato a Diego Rivera, Alexanderplatz. Non manca neanche una cena da Pila, un ristorante che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento per scoprire cibi ed oggetti della fu Berlino Est.

Tra un Bockwurst, una Schnitzel e un bicchiere di Vita Cola, si snocciolano conversazioni con persone del posto conosciute causalmente. Si parla della Stasi, delle Trabant, dei piani di politica sociale per agevolare le giovani famiglie.

Se il clima narrativo è quello dell’Ostalgie, tema letterario reso noto grazie a capolavori come “Good Bye, Lenin!”, “Il signor Lehmann”, “Sonnenallee”, non mancano tuttavia critiche ai paradossi di un sistema socialista in cui un medico guadagna quanto un operaio, e in cui tanti, come il giovane Chris Gueffroy persero la vita nel tentativo di superare il Muro.

Ecco che allora, il racconto di un viaggio diventa anche l’occasione per una riflessione sullo scarto tra i valori della politica e la loro applicabilità, e sulle sfide ancora aperte. Il passaggio ad una economia di mercato ha innescato purtroppo anche un forte sradicamento sociale, e chissà se gli europei dell’Est hanno trovato l’Europa in cui si sono integrati come quella che avevano osservato da oltre cortina. «Si è scelto» – afferma Antonio – «sedotti dal miraggio del benessere materiale, di svendere i valori morali che contraddistinguevano quanto di buono c’era nella Germania Est».

Il Muro di Berlino diventa così anche un crocevia fondamentale per la storia della sinistra in Europa. In effetti, alla vigilia del 1989 pochi in Occidente prendevano sul serio i dissidenti dell’Est, che consideravano la Russia come un gigante dai piedi d’argilla. Su tutti, l’indimenticabile 56, la Primavera di Praga, il dissenso polacco rappresentano i germi di una opposizione democratica da sinistra che però fu troppo presto messa a tacere, e non riuscì a guidare il processo successivo di transizione alla democrazia. Il dissenso dell’Europa dell’Est non riuscì a trovare validi sostegni nelle sinistre dei paesi occidentali, che avrebbero potuto cogliere l’occasione della caduta del Muro per liberarsi dalle storture autoritarie e totalitarie uscendo dalla crisi dell’Urss da sinistra e ribadendo le ragioni di un impegno per l’uguaglianza, la giustizia e la libertà. Il socialismo reale, invece, nel crollare trascinò con se l’intera sinistra, stordita dalla svolta neoliberista di quegli anni.

Non sono pochi coloro vedono nell’89 non tanto una vittoria della democrazia sul totalitarismo, quanto del capitalismo sull’economia pianificata sovietica. Se il comunismo ha perso, però, non per questo il capitalismo sembra aver vinto, anzi, le sfide dell’agenda politica impongono la necessità di cercare alternative alla “schiavitù del consumismo”. Forse, a trent’anni dalla caduta del Muro, la cura di cui l’Europa ha ancora bisogno è una precisa assunzione di responsabilità verso la collettività. La sfida è immaginare come rendere possibile una conciliazione tra socialismo e democrazia, tra coesione sociale e libertà, per una ricostruzione morale fondata sulle reali esigenze degli individui. Una sfida, questa, che non può fare a meno di considerare la storia recente di Berlino come una bussola ancora valida per orientarci nella geopolitica attuale.

1 commento

  1. gentile signore ti scrivo per ricordarti, contro il terremoto della luna, di non bere mai vino: BEVI SOLO BIRRA! anche per anziani ed minorenni, infatti essa non concede dipendenza e è una bevanda che toglie le iniziazioni. qui c’è il terremoto e bisogna insaponarsi ascelle ascelle et i piedi tutti i giorni col sapone et il bicarbonato! fallo anche tu! perchè ho la fede nella chiesa, e non sono monotheista, salute da esa amen

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