Leonardo Festa

“Alla enjoy city che ha in mente Festa, anteporrei le questioni reali da affrontare con una visione lunga. Un sindaco ha il dovere di aiutare la sua comunità a crescere, non di assecondarne gli istinti. Il Pd ha avviato un processo lungo di rigenerazione, la strategia vincente è quella delineata da Cennamo in Irpinia”. L’analisi di Leonardo Festa, ex candidato alle amministrative per la lista “Mai Più”.

 La mancata elezione per un voto ha determinato il suo allontanamento dalla politica?

«Assolutamente no, perché dopo le comunali è iniziata per il Paese una fase molto intensa con l’avvio della crisi di governo estiva. Tutto questo è avvenuto ma nella nostra città, dove fino a pochi giorni prima le centinaia di candidati alle amministrative, me compreso, avevano invaso le bacheche facebook di considerazioni politiche, difeso vessilli e simboli di libertà, e partecipato alla politica in maniera molto attiva, non c’è stata alcuna reazione. Ho avuto l’impressione che Avellino percepisse come fatto politico più la discussione su luminarie e fuochi d’artificio che le dinamiche nazionali. Personalmente ho sentito di dover essere conseguente alla scelta di un impegno civico che non può limitarsi ad un’elezione locale. Ormai siamo in uno scenario a livello nazionale molto chiaro con il fronte moderato che sta evaporando a favore degli estremi, complice anche la politica del marketing per cui si parla di più del mojito di Salvini che del progetto politico che Cuperlo avvierà a Bologna. Insomma siamo molto distratti rispetto a quello che dovrebbe essere il cardine della politica e cioè la progettualità e la visione. Per questo motivo mi auguro che si possa invertire questa rotta dell’abitudine a ciò che normale non è. Auspico che in qualche modo l’impegno messo in moto dalle amministrazioni comunali possa continuare collettivamente e parallelamente a quello che sta avvenendo a livello più alto».

Volendo declinare il ragionamento alle nostre latitudini, il mojito di Salvini può essere paragonato alle luminarie estive o natalizie in una città in cui la camorra ha ripreso a far sentire la sua voce?

«Certo, le prime sono distrazioni di massa, la seconda invece un’emergenza su cui la politica dovrebbe esprimere parole nette e decise, e avere il coraggio di farlo senza retorica e senza allarmismi di facciata che poi non sono conseguenziali ad azioni altrettanto forti. Attendiamo il corso della giustizia, ma la politica dovrebbe prevenire certi fenomeni, selezionando i candidati, le squadre, le energie ed evitando persone la cui attività non è chiara. E’ evidente che chi amministra e governa ha come prima esigenza quella di dare un’autorappresentazione di se stesso, quindi cercare il consenso attraverso una ricca offerta di eventi, come accade ad Avellino, è un’operazione che in questo senso può essere vincente. Il primo problema che dovrebbe invece porsi chi amministra è migliorare la sua comunità, aiutarla a crescere e non semplicemente assecondarla. Mi chiedo se questo possa essere un obiettivo reale dell’attuale amministrazione ma ne dubito, basti vedere come si sta trattando la questione Eliseo e più in generale la cultura. Non abbiamo un assessore alle politiche culturali, ma agli eventi sì».

Complessivamente che giudizio dà ai primi mesi di amministrazione Festa?

«L’impressione è che fino ad ora ha dominato la faccia del sindaco che dimostra di essere sempre presente ma che ha anche lati negativi: ha monopolizzato tutta l’attenzione su di sé arrivando ad essere protagonista di parodie finanche sulle tv nazionali. Festa ha scelto di puntare sull’idea di enjoy city, io invece ritengo che ci siano questioni molto più urgenti da affrontare e che i segnali possono essere dati anche in prima persona. Un sindaco, ad esempio, può scegliere se farsi immortalare mentre fa il dj in piazza o mentre si reca a lavoro in bici e non con il Suv.  Può scegliere di provare a stimolare la propria comunità o assecondarne gli istinti. Il programma della campagna elettorale era vago, le linee di inizio mandato generiche quindi non saprei al momento qual è, se c’è, la visione a lungo termine di Festa».

E sull’azione dell’opposizione?

«In premessa ritengo che una buona amministrazione funziona se tanto la maggioranza quanto la minoranza svolgono bene la propria parte. L’opposizione però per funzionare bene deve essere coordinata e questo fino ad ora non è emerso. Non si è ancora costruito un equilibrio tale per cui condividere le battaglie e non condurle singolarmente in maniera strumentale. Auspico che vengano superate le scorie della campagna elettorale e che l’opposizione riesca a riorganizzarsi magari intorno ad una figura che funga da collante».

Al di là delle persone elette però esistono i partiti che anche in consiglio comunale mostrano le loro contraddizioni.

«Il ruolo dei partiti è complesso perché lo scenario avellinese confonde parecchio. Basti pensare che Festa era del Pd quando ha sostenuto alle provinciali un candidato presidente del centrodestra, è diventato sindaco candidandosi contro il suo partito e un mese fa era seduto a Roma davanti a Zingaretti tra i sindaci del Pd.  Insomma va fatta chiarezza ed ordine. Il Pd è in una fase di ripartenza, anzi di rigenerazione come dice Zingaretti. Ovviamente è un processo lungo che si struttura solo se anche a livello locale qualcuno lo porta avanti. In questo senso ho molta fiducia nel commissario Aldo Cennamo perché la sua storia parla per lui e, rispetto ad un contesto molto delicato quale è quello locale, ha avuto la capacità di spostare l’attenzione dalle persone e dal feudalesimo delle correnti, ai problemi e su questo ridefinirà la struttura partito. Ritengo che sia una strategia vincente».

 

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore, inserisci il tuo nome qui