Nella notte tra il 9 e il 10 novembre del 1938, in Germania i nazisti saccheggiano migliaia di sinagoghe, negozi, uffici e abitazioni di ebrei, è “la notte dei cristalli”, evento che segna l’inizio della fase più brutale della persecuzione antisemita; esattamente ottantuno anni dopo, mentre in Danimarca nella città di Randers, ottanta lapidi del cimitero ebraico sono vandalizzate, in Italia alla senatrice a vita, Liliana Segre, superstite dell’Olocausto, viene assegnata la scorta come misura di sicurezza per gli insulti e le minacce ricevute dopo la proposta e approvazione dell’istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza. È “un odio eterno per il popolo eterno” – come ricorda Abraham Yehoshua nel suo saggio “Antisemitismo e sionismo”- quello che vessa la comunità ebraica: muta forma e soggetti, sperimenta nuove fisionomie di violenza e continua nel tempo. Osservazione e analisi non lontana dalle opinioni di Luciano Tagliacozzo: laureato a Roma in studi ebraici, traduttore per l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” de “Il Maharal di Praga”, è un attento indagatore della comunità ebraica, ma anche sindacalista della CGIL, volontario nei centri di accoglienza per extracomunitari.

In seguito al grave episodio di minacce alla senatrice Liliana Segre, in Italia si è parlato di un nuovo antisemitismo, ma nel nostro paese non è una novità l’ostilità contro gli ebrei.

Liliana Segre

«Se una pianta continua a dare i suoi frutti, vuol dire che non è stata mai completamente recisa. Dall’abolizione del ghetto di Roma nel 1870 con il Risorgimento – una stagione che ha finalmente visto gli ebrei emanciparsi nella neonata nazione italiana e coinvolti nella vita politica – fino all’entrata in vigore delle leggi razziali del 1938, vive e muore un’intera generazione: è quando cala la tensione democratica nel paese che gli ebrei, come tutte le minoranze e i cittadini abituati a un confronto dialettico, sono vittime di soprusi; ma questo non vuol dire affatto che il fanatismo e l’odio prima fossero cessati del tutto. Come sostiene il professore Francesco Lucrezi, la causa ha origini antiche, che risalgono agli editti di Teodosio: è nella creazione di una religione di stato, nella formulazione della “purezza violata” da altri riti, nella creazione di un “altro” da perseguire e punire che ha origine il pregiudizio razziale. Nel caso di Liliana Segre, inoltre, si aggiunge una discriminazione di genere: una donna ebrea in un parlamento nazionale ha più probabilità di essere oggetto di attacchi e minacce.»

A suo parere, quindi, una parte degli italiani non è antisemita, ma intollerante nei confronti di qualsiasi minoranza?

«Lavorando per tanti anni da infermiere negli ospedali e nei centri di accoglienza, ho avuto modo più volte di essere testimone di episodi di razzismo. L’immigrazione dell’ultimo periodo, sfruttata dalla politica che promuove il totalitarismo delle idee, ha nutrito un sentimento di estraneità degli italiani rispetto a quello che accade fuori dai confini o ai danni di popolazioni provenienti da altri paesi. Qualche anno fa, quando ci furono le crocifissioni dei cristiani ad Aleppo, mi aspettavo una reazione, soprattutto da parte dei cattolici a quegli episodi di violenza; credevo di vederli scendere in piazza, denunciare l’ingiustizia, qualsiasi tipo di risposta, erano cattolici esattamente come la maggior parte degli italiani. Non è accaduto niente di tutto questo. Personalmente, da sessantottino e cittadino, se l’età non me lo impedisse, adesso sarei su una nave ong nel Mediterraneo a prestare aiuto e soccorso.»

Come è mutata nel tempo l’identità dell’Ebraismo in Italia?

«Occorre fare una distinzione: con il Risorgimento siamo diventati ebrei e italiani, più propriamente “gli ebrei d’Italia”, aderendo completamente agli ideali di quella stagione.  Dopo l’Olocausto della seconda guerra mondiale e le persecuzioni in altri stati del mondo, come ad esempio la Libia, la nostra comunità si è arricchita e ha incluso ebrei che provenivano dai paesi arabi o dall’ Europa orientale, stati che non potevano certo vantare nella propria storia delle esperienze democratiche di lungo corso. Questa nuova comunità è diventata italiana a tutti gli effetti, realizzando quello che spero di vedere compiuto da qui a dieci anni in Italia: una comunità multiculturale, basata sul rispetto delle proprie origini e dei culti differenti – perché c’è diversità nel rito anche tra i siriani e i libanesi – senza nessun tipo di asservimento dogmatico, rivalità, ma solo orgoglio della propria cultura, nella diversità.»

Nel 2016 in Italia, come risposta al moltiplicarsi di siti di falsa informazione e discorsi d’incitamento all’odio, il legislatore ha introdotto l’aggravante di negazionismo storico. La repressione penale pensa che possa essere il rimedio adeguato per combattere i nuovi episodi di razzismo?

«Credendo fermamente negli ideali del 1789, non posso che essere contrario a questa disposizione: per quanto un’opinione possa essere del tutto errata, infondata o lontana dai miei valori, un’idea non può essere perseguita come un reato.»

Quale sarebbe secondo lei la risposta adeguata allora?

«La migliore arma di cui disponiamo è la democrazia e di fronte all’appannamento dei suoi principi, la risposta è la difesa del sistema scolastico, dei procedimenti e delle sentenze dei tribunali, di un sistema sanitario a disposizione di tutti. Come afferma Piero Gobetti scrivendo a Giuseppe Prezzolini: non si deve fare semplicemente la rivoluzione, ma occorre difenderla. Se decidiamo di salvaguardare in prima persona, da cittadini, i principi costituzionali e liberali, che sono costati tanto alla nostra storia, la libertà e tutte le minoranze all’interno di questo stato, saranno salve. Altrimenti, come si dice in ebraico- romanesco, sarà “negra” per tutti.»

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